Speciale Mapei

Le alghe sono il biomateriale del futuro per architettura e design

Stampate in 3D per produrre oggetti di uso quotidiano, essiccate e pressate per isolare termicamente gli edifici o esposte al sole per filtrare l'aria dall'inquinamento: tre progetti mostrano i possibili usi sostenibili delle alghe in architettura e design.

Se legno, bambù, sughero, paglia e altri materiali di origine vegetali sono ampiamente utilizzati in architettura e design, è molto più raro vedere utilizzate le alghe, che sono una risorsa fondamentale per il nostro ecosistema. Negli ultimi anni diverse ricerche, indipendenti o accademiche, stanno esplorando le proprietà di questi materiali.

Algae Platform
Produrre oggetti di design con processi sostenibili, partendo dalle specificità e dalle risorse, naturali e culturali, del luogo è l'obiettivo del progetto di ricerca Algae Platform, sviluppato da Atelier Luma ad Arles, in Francia.

La Camargue, regione in cui si trova il centro, è un’area unica al mondo: il più grande delta fluviale dell'Europa occidentale è caratterizzato da un paesaggio che comprende vaste lagune, paludi, canneti, banchi di sabbia e aree coltivate. Algae Platform è un network coordinato dagli olandesi di Studio Klarenbeek & Dros e composto da designer, ricercatori, artisti e biologi, il cui confronto porta allo sviluppo inedito di biomateriali derivanti da macro e micro alghe.

L’obiettivo del progetto non è solo quello di sperimentare e produrre oggetti, ma è principalmente educativo: “questo è uno spazio di ricerca in senso ampio, non legato soltanto al design. Mostriamo il prodotto durante tutto il suo ciclo di vita, partendo dalle materie prime, dall’acqua e dalle alghe, che si uniscono per formare prima un biomateriale e poi un prodotto – e da lì si può pensare oltre, a cosa sarà del prodotto”, racconta Maartje Dros in Design as a Tool for Transition, la pubblicazione che riassume l’approccio di Atelier Luma.

Algae Geographies, veduta dell'installazione all'interno della mostra "Broken Nature", Triennale di Milano, 2019
Algae Geographies, veduta dell'installazione all'interno della mostra "Broken Nature", Triennale di Milano, 2019

Life Reusing Posidonia
La ricerca Life Reusing Posidonia è stata condotta dall’Institut Balear de l’Habitatge (IBAVI) nelle isole Baleari per sperimentare la riduzione dei consumi degli edifici: 50% dell’energia durante la costruzione, 50% della produzione di rifiuti, 60% del consumo di acqua e il 75% dell’energia per riscaldamento o raffrescamento.

Tra le varie strategie adottate per la costruzione di un primo prototipo – un complesso di 14 unità residenziali a Formentera – c’è l’uso della Posidonia Oceanica come materiale di isolamento termico e acustico. La pianta cresce abbondante nell’isola ma i ricercatori specificano: “L’uso della Posidonia oceanica nella costruzione di edifici dovrebbe essere affrontato con la massima cautela e il loro uso dovrebbe essere limitato alle sole aree dove l’accumulo sulle spiagge supera la quantità necessaria per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema costiero.”

Le alghe raccolte sono essiccate e compattate fino a raggiungere una densità di 300 kg/m3. Inserite in casseri ricavati da pallet il materiale isolante è ricoperto da membrane di polyethylene and EPDM per la protezione da agenti esterni. Il progetto è rispettoso delle tradizioni, dell'ambiente e dell'economia locale.

Life Reusing Posidonia. Foto José Hevia

PhotoSyntetica
Tramite la coltivazione urbana di microalghe, Ecologic Studio produce ossigeno e riduce gli agenti inquinanti contenuti nell’aria. PhotoSyntetica è una ricerca che lo studio londinese porta avanti da qualche anno tramite vari esperimenti, prototipi e installazioni che trasformano gli edifici in veri e propri filtri per l’inquinamento atmosferico.

Gli architetti hanno sviluppato una tenda che funziona come fotobioreattore in cui l’azione di un modulo di 2mq ha la stessa efficienza di un albero ad alto fusto. Si combinano le qualità del rivestimento di EFTE – un materiale polimerico leggero, robusto, trasparente e chimicamente inerte – con la capacità delle alghe di catturare le radiazioni solari e assorbire CO2 in modo dieci volte più efficiente degli alberi.

In un recente articolo su domusweb.it, Giovanni Comoglio ha raccontato il funzionamento della tenda: “L’aria dell’ambiente urbano entra, non filtrata, dal basso della facciata e risale in bolle naturalmente attraverso l’acqua contenuta all’interno dei fotobioreattori. L’anidride carbonica e gli inquinanti vengono catturati e immagazzinati dalle alghe, andando a far moltiplicare un quantitativo base di biomassa riutilizzabile. L’ossigeno prodotto per fotosintesi è poi immesso nell’aria esterna dalla sommità di ciascun modulo.”

Leggi tutto
China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram