Se non fosse conosciuta come uno dei rarissimi esempi dell’era Space Age a New York, si potrebbe tranquillamente pensare che la “Bubble House”, le cui foto stanno circolando tantissimo sul web negli ultimi giorni, sia stata generata con l’intelligenza artificiale.
Completamente diversa dai palazzi neoclassici e le brownstone dell’Upper East Side, questo oggetto architettonico spunta al 251 di East 71st Street come fosse un intruso. È lì dal 1969, quando l’architetto Maurice Medcalfe dello studio Hills & Medcalfe decide di demolire un palazzo ottocentesco, con la tipica facciata in pietra, per lasciare posto a una residenza ispirata all’immaginario futurista della corsa allo spazio. Facciata in intonaco rosa, finestre ovali convesse che ricordano oblò e un’aura quasi marziana dettata dall’asetticità dell’interno. Era passato appena un anno dallo storico allunaggio.

È per via degli oblò ellittici che viene chiamata “Bubble House”. Si sviluppa su quattro livelli per un totale di circa 440 mq, con quattro camere da letto, cinque bagni e uno studio. Gli interni, sobri e luminosi, conservano impianti e finiture originali, ma ad oggi richiedono una ristrutturazione completa.
La casa è rimasta di proprietà di Maurice Medcalfe solo per sette anni, poi è stata acquistata da Arthur Schneier, rabbino anziano della sinagoga di Park East, che da allora è proprietario di questa dimora. Oggi è sul mercato per la prima volta in oltre cinquant’anni a un prezzo di 5,75 milioni di dollari.

Non essendo sottoposto a vincoli storici, una volta acquistato l’edificio potrebbe essere rimaneggiato, operazione che probabilmente finirebbe per causare una grande perdita d’identità e della memoria storica della casa. Non molto tempo fa, nel dicembre del 2024, il New York Times pubblicava un articolo intitolato “The Fight to Save Googie, the Style of Postwar Optimism”, che denuncia la sparizione di alcuni edifici e le azioni di tutela portate avanti per interromperne la distruzione.
Lo stile “Googie”, espressione architettonica della fiducia post-bellica e della Space Age americana, si è sviluppato soprattutto in California tra gli anni ’50-’60, con la Chemosphere di John Lautner a Hollywood o più semplicemente i motel di Miami Beach. A New York, un esempio è il TWA Flight Center di Eero Saarinen, un terminal aeroportuale dall’aspetto futurista situato nell'aeroporto John F. Kennedy, oltre ovviamente alla “Bubble House”, eredità newyorkese di questa spinta ottimistica, che, a questo punto, speriamo finisca nelle mani giuste. Con il grattacielo del nuovo film dei Fantastici 4 in puro stile Googie, probabilmente ne sentiremo parlare parecchio nei prossimi mesi.

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