Questo mese: Domus 990

In questo mese

Antony Gormley, <i>Human</i>, Forte di Belvedere, Firenze. Photo Pietro Savorelli. Courtesy Galleria Continua and White Cube. © the Artist

Antony Gormley: Human

Più di cento opere di Antony Gormley occupano il Forte Belvedere di Firenze, catalizzando “le masse interiori, le costrizioni e il panorama che si gode da questo luogo”.

Domus 990

Disegno tratto da uno schizzo di progetto di Herzog & de Meuron per Miu Miu, Aoyama, Tokyo. © Herzog & de Meuron

Editoriale: Appello ai ventenni

La vera questione del nostro tempo – ne siamo certi – è quella giovanile, che sovrasta e condiziona tutte le altre. Nello scorso editoriale, ci siamo occupati di quella che abbiamo definito “la generazione di mezzo”, individuando in essa la generazione che più di tutte le altre ha pagato un prezzo altissimo alla crisi di questi anni, ma alla quale è ancora affidato un compito storico importantissimo da assolvere: quello di tramandare alle nuove generazioni il patrimonio di conoscenze e di competenze di cui è la sola artefice e preziosa custode.

Antony Gormley: Human

Anticipando la grande mostra che Firenze dedica nei
prossimi mesi all’artista britannico, il filosofo Stefano Velotti riflette sul tema centrale della ricerca di Antony Gormley, quello della figura umana e dell’esperienza della sua rappresentazione.

Razionalità e intuizione

Su questi due termini apparentemente antitetici si fonda la pratica del progetto architettonico secondo Francesco Cellini, che ne ha fatto le basi didattiche del suo insegnamento universitario. Ai suoi studenti propone di seguire un processo logico e attivo alla ricerca della coerenza del costruire.

Università di Lubiana, facoltà di Architettura

Fondata un secolo fa sotto la guida di Ivan Vurnik, con due padri spirituali d’eccezione come Jože Pležnik ed Edvard Ravnikar, la facoltà di Architettura di Lubiana ha sempre fatto della pratica professionale il
nucleo della sua offerta formativa, unendo gli aspetti tecnici del progetto a quelli artistici ed estetici, la modernità alla tradizione.

La bellezza, un lavoro mai compiuto

Il duo anglo-americano di Industrial Facility affronta – con un saggio e una mostra pensata per la Biennale di Design di Saint-Étienne – un tema complesso e inafferrabile come la definizione dei parametri della bellezza di un prodotto industriale. Imperfezione, contesto e tensione sono le parole chiave della loro ricognizione nel mondo del design contemporaneo.

Gianfranco Ferré. La camicia, architettura per il corpo

La ricerca sulla camicia bianca – oggetto di una mostra itinerante – rappresenta la straordinaria riflessione di Gianfranco Ferré sul rapporto fra moda e architettura: analizzando gli elementi costruttivi di un capo e stravolgendoli, lo stilista arrivava a un oggetto nuovo, ma sempre fedele alla sua natura originaria.

L’epos distopico degli elettrodomestici

Dopo due edizioni fortemente teoriche, l’ottavo Design Museum della Triennale, raccontato in anteprima a Domus dal direttore Silvana Annicchiarico, ritrova la propria vocazione narrativa, ricostruendo l’epopea degli elettrodomestici, ma anche la loro distopia, che li ha visti trasformarsi da arnesi meccanici in macchine autonome.

La cucina luogo di passione


Shigeru Ban: Progettare l’emergenza

Il tema delle strutture temporanee permea il lavoro di Shigeru Ban, che con i suoi studenti ha applicato la sua idea di autocostruzione a diversi contesti. Con il suo metodo di insegnamento sul campo e con la creazione di una rete di architetti volontari, il maestro giapponese costituisce un esempio virtuoso della prassi progettuale contemporanea.

Gaetano Cima: Una lezione di architettura

La ricerca della costruzione di un’architettura civile al
passo con le più avanzate conoscenze della seconda metà dell’Ottocento spinge Gaetano Cima a elaborare una soluzione architettonica unica per l’Ospedale civile di Cagliari, affrontando e risolvendo innumerevoli e complesse problematiche in modo sorprendentemente originale.

“Il catalogo è questo”

Dopo la mostra del 2006 sui modelli dei loro lavori,
realizzati a grande scala e in materiali diversi, gli architetti portoghesi tornano a parlare della loro opera con una nuova esposizione ancora con modelli che, questa volta, sono tutti in scala tra di loro, realizzati con lo stesso materiale e dipinti di bianco, a formare un unico corpus progettuale. Ne risulta uno straordinario abaco ampliabile nel tempo.

Centro amministrativo a Deinze, Belgio

Nel progetto di un edificio pubblico pensato in modo da essere compreso dai cittadini, dei politici e dei funzionari, l’architetto inglese mette in pratica la sua prospettiva del fare architettura: significativa dal punto di vista sociale e, contemporaneamente, capace di parlare delle idee con la stessa libertà dell’arte.

Ceramica da costruzione

Affascinati dalle potenzialità costruttive più che da quelle decorative dell’elemento ceramico, in due anni di ricerca Perry King e Santiago Miranda hanno sviluppato un progetto di piastrella forata che consente il passaggio della luce e ripartizioni spaziali permeabili.

Miu Miu, Aoyama, Tokyo

Più casa che negozio, più nascosto che aperto, più discreto che stravagante, più opaco che trasparente: il nuovo store di Miu Miu sembra sovvertire ogni regola della comunicazione commerciale. Di fronte all’iconico Epicentro Prada, il duo svizzero progetta un piccolo gioiello architettonico, fatto di materiali tradizionali coniugati in modo fortemente innovativo.

L’architettura del dialogo


Aga Khan Museum, Toronto

Per il primo museo del Nord America dedicato all’arte
islamica, il maestro giapponese realizza un insieme
architettonico dalle forti geometrie, tutto incentrato
sulla celebrazione della luce nelle sue molteplici
valenze.

Casa Scalesciani, Costa Paradiso, Sardegna

Nella sua feconda attività di architetto, Alberto Ponis
ha sempre manifestato una straordinaria maestria nella lettura degli impervi luoghi naturali in cui è intervenuto e nel farli diventare tutt’uno con le case d’abitazione che ha progettato. Presentiamo un suo lavoro degli anni Settanta, che magistralmente racconta questo modus operandi.

Alberto Ponis


Storie di ventenni

Abbiamo chiesto a dieci maestri del design contemporaneo di raccontare a Domus i loro vent’anni. Parlando degli anni giovanili, ci conducono nello straordinario immaginario tipico di un’età fatta di paure e sogni, di scoperte e delusioni, di avventure e speranze. Sebbene diverse l’una dall’altra, le loro storie sono capaci nel loro insieme di raccontare
un’unica grande storia, quella dei ventenni di sempre, di ieri e di oggi.

Vent’anni dopo

Il progetto parte sempre da un filo

La designer olandese anticipa a Domus le linee guida
del nuovo manifesto che traccia il suo approccio
al design e ribadisce l’importanza del progetto
sviluppato su scala umana, partendo dallo studio
dei materiali e dalla cura dei dettagli.
Sono le mani a trovare la soluzione di un processo
che la testa non può controllare completamente.

Rassegna: Mobili


Feedback: La Matera di Amerigo Restucci


Elzeviro: Informazione e rumore

Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione: l’Internet delle cose trasforma le città in entità intelligenti, capaci non solo di generare ma anche di elaborare e
utilizzare l’informazione. Quale sarà il rapporto tra le città e l’uomo nel nuovo mondo delle smart cities?