Gli assoluti: 20 lampade da tavolo imperdibili

Le grandi icone della storia del design che hanno innovato la tipologia della lampada da scrivania. Combinando nuove conquiste tecniche e ricerca di forme assolute.

Gli assoluti: 20 lampade da tavolo imperdibili

1. Emeralite, Harrison D. McFaddin , 1909 Brevettata nel 1909 dall’americano Harrison D. McFaddin, Emeralite è conosciuta come la lampada del banchiere in riferimento al destinatario del primo modello prodotto. La scelta di materiali e finiture – una base in ottone sostiene un diffusore in vetro prodotto in Moravia – e ancora il decorativismo classicista dei motivi ornamentali contribuiscono a evocare l’elitarismo di questa professione, mentre l’intensità del verde smeraldo riscaldato dalla luce della lampadina è rimasto un tratto iconico nella storia delle lampade da tavolo. Nei decenni successivi, la Emeralite verrà sviluppata in diverse varianti modificando colore e forma del coprilume, per poi uscire di definitivamente di produzione negli anni ’60.  

Ottone e vetro. Dimensioni 16,85 x 21.59 x 44.45 cm.

“Bauhaus Lamp”, Wilhelm Wagenfeld, Carl Jakob Jucker, 1923-24 Prodotta nell’atelier della lavorazione del metallo della celeberrima scuola di design tedesca, la lampada da tavolo nota con il nome di Bauhaus Lamp incarna lo spirito di rinnovamento del movimento grazie all’assenza di ogni elemento decorativo accessorio. Combinazione di forme geometriche nette, mantiene a vista tutte le sue componenti e si distingue per il diffusore sferico in vetro opaco, usato fino a quel momento solo per luci industriali. Una rivoluzione che fa dell’essenzialità delle forme un nuovo parametro del gusto e un impulso alla modernità nell’ambiente domestico.

Ottone e vetro. Dimensioni 16,85 x 21.59 x 44.45 cm

3. Lampada Kandem per il comodino, Marianne Brandt, Hin Bredendieck, 1928 Tra le pochissime studentesse ad avere accesso all’atelier per la lavorazione del metallo del Bauhaus, Marianne Brandt si applicherà con fervore alla progettazione di oggetti capaci di sintetizzare essenzialità e presenza scultorea delle forme. Più di ogni altro progetto, la lampada Kandem da comodino, che Brandt progetterà con l’aiuto di Hin Bredendieck, fa della semplicità delle linee un esempio ante litteram di good design e dell’utilizzo dell’alluminio un primato in un’epoca che privilegiava la presenza di paralumi. La fabbrica Kandem di Leipzig, con cui Brandt aveva avviato una collaborazione che coinvolgeva l’intera scuola del Bauhaus, venderà in pochi anni più di 50.000 esemplari.

Alluminio, stelo regolabile e diffusore collegato con un giunto sferico. Dimensioni 23,5 x 18,4 cm

4. Cocotte, Serge Mouille, 1957 Progettata nel 1955 e messa in commercio nel 1957, Cocotte rimane una delle lampade più celebri firmate dal maestro francese della luce Serge Mouille. Minuta, elegante e discreta, si distingue per la levità del gioco di equilibri tra i piedi, l’inclinazione dell’asta e il diffusore bombato. La lampada è oggi commercializzata da Editions Serge Mouille e prodotta interamente in Francia.  

Metallo e ottone. Altezza 34 cm, profondità 30 cm. Lo stelo in acciaio verniciato nero termina con un giunto sferico in ottone a 270 gradi. Il riflettore in alluminio, verniciato all’interno di bianco per diffondere la luce, si può inclinare di 55 gradi.           

5. Juncker, Afra e Tobia Scarpa, Flos, 1963 Lampada con l’elmetto, Juncker è una delle prime lampade ad introdurre la possibilità di combinare luce diffusa e luce diretta in un unico oggetto. Grazie alla coppia di perni che lo unisce alla base, il coprilume può essere inclinato, modulando la forza della fonte luminosa.

Base in metallo verniciato, diffusore metallico. Altezza 22 cm.

6. E63, Umberto Riva, Bieffeplast/FontanaArte, 1963 Concepita per un concorso lanciato da Artemide che prevedeva l’impiego di materia plastica stampata, questa lampada da lettura nasce con il nome di Brancusi, per poi essere lanciata come E63. La levigatezza delle superfici e il dialogo tra gli spigoli e le curve di base sottolinea il suo carattere scultoreo. Dal 2017 E63 è rieditata da Tacchini, che ne ha implementato una versione in metallo già peraltro prevista tra le opzioni originali previste in fase di prototipazione.

Plastica ABS e metallo per Bieffeplast. Dimensioni 17x 21,7x 43,5 cm.

7. Modello n. 291 Spider, Joe Colombo, O Luce, 1965 Anticipatore instancabile di scenari sociali e tecnologici, Joe Colombo sintetizza nella lampada Spider – declinata anche in versione da terra e da parete – un progetto che si apre agli avanzamenti tecnici dell’epoca come anche alla massima libertà d’uso per l’utente. Il progetto prende spunto dalla disponibilità sul mercato della nuova lampadina ovoidale Cornalux, prodotta da Philips, che si distingueva per una parziale cromatura che permetteva una esposizione diretta della lampadina. Colombo vi costruisce attorno una struttura che del ragno, come il nome stesso suggerisce, riprende la facilità di movimento e indirizzo. Ricavato da un singolo foglio metallico stampato e verniciato, il diffusore può essere regolato a piacere grazie ad un innovativo giunto di plastica che permette non solo di modificarne l’altezza, ma anche di ruotare il diffusore, indirizzando a piacere la sorgente luminosa. Spider ha vinto il Compasso d’Oro nel 1967.

Lampada da tavolo a luce diretta, base in metallo verniciato, asta cromata; riflettore, orientabile e regolabile, in alluminio verniciato. Altezza 40 cm, diametro 18 cm.

8. Eclisse, Vico Magistretti, Artemide, 1966 Lampada trasformista, Eclisse declina il tema space-age tanto in voga nel decennio con una intuizione progettuale discreta quanto astuta. Il paralume sferico in acciaio verniciato nasconde un secondo corpo a scorrimento: quando questo è completamente reclinato nel diffusore, Eclisse proietta una luce diffusa. Al contrario, facendolo ruotare in avanti, Eclisse scherma progressivamente la luce emessa fino a trasformarsi, con il paralume completamente chiuso, in un oggetto misterioso, dai contorni indefiniti. La mimesi con il ciclo lunare le conferisce il valore di una piccola poetica domestica, pur senza intaccare la sua potenzialità funzionale, che la rende perfetta come lampada da comodino per la capacità di regolare a piacimento l’indirizzo della luce. Eclisse ha vinto il Compasso d’Oro nel 1967.

Corpo in metallo verniciato disponibile nei colori bianco, rosso o arancione con interruttore on/off. Dimensioni 12 x 12 x 18 cm.

9. Ruspa, Gae Aulenti, Martinelli Luce, 1967 Variazione sul tema della modularità della luce, Ruspa gioca ancora una volta con la possibilità di ruotare il suo coprilume per schermare parzialmente l’intensità luminosa. Un ulteriore elemento di fascinazione è dato dall’articolazione geometrica dei suoi componenti, che si rivelano complementari: la base, un quarto di sfera, si completa virtualmente con il diffusore, pari a tre quarti della stessa sfera.

Base e diffusore in metallo verniciato, 58 cm di altezza

10. Modello 602, Cini Boeri, Arteluce, 1968 Si ispira a materiali poveri e apparentemente banali la lampada da comodino che Cini Boeri ripensa come un gioco di incastri. Tubi in PVC rigido, di produzione e uso industriale, varcano la soglia dello spazio domestico, dimostrando che è l’intelligenza e il tocco ironico di un progetto, e non necessariamente la nobiltà dei materiali, a fare la differenza. Grazie alla rotazione, la luce diretta può essere indirizzata a piacimento, adattandosi alle esigenze di ogni lettura.

Tubi di PVC, dimmer alla base e illuminazione a led. Dimensioni cm 20,5 x 25, diametro cm 8.

11. Hebi, Isao Hosoe, Valenti, 1970 Un braccio flessibile in metallo protetto da una guaina in materia plastica rende la lampada Hebi – non a caso, “serpente” in giapponese - un campione impareggiabile di flessibilità. Anche il corpo diffusore metallico può essere ruotato di 360 gradi, permettendo di dirigere la luce a piacimento. Ingegnere aerospaziale di formazione, Isao Hosoe firma un oggetto che si modella come in un gioco, e che rappresenta un’indiscussa innovazione tipologica tra le lampade da tavolo. Oltre duecentomila esemplari di questa popolarissima lampada saranno venduti in tutto il mondo.

Braccio flessibile ricoperto di un polimero flessibile, riflettore girevole in alluminio laccato. Altezza 70 cm.

12. Table Lamp, Nanda Vigo, Arredoluce, 1970 Delle grandi sperimentazioni di Vigo nel regno della luce, Table Lamp mantiene il registro minimalista che caratterizza la sua produzione tra gli anni ’60 e ’70, pur giocando con un vezzo decorativo attraverso il dialogo tra i materiali della base e del corpo luminoso, rispettivamente metallo cromato e ottone. La testa, orientabile, può essere fatta ruotare verso l’alto, trasformando la lampada in un inedito faretto.

Metallo cromato, ottone. Diametro della base 15 cm.

13. Lampadina, Achille Castiglioni, Flos, 1972 Lampadina sintetizza la semplicità nuda della lampadina con l’utile accorgimento di associare la base alla funzione di riavvolgitore del cavo elettrico. Senza alcun orpello accessorio e anzi celebrando la bellezza degli oggetti meno apparescenti del quotidiano, questa piccola lampada da tavolo rappresenta un’altra delle iconiche invenzioni di Achille Castiglioni nel mondo dell’illuminazione, pronta a risolvere un problema complesso, quello dell’impiccio del cavo, con una soluzione semplice all’uso.

Base in alluminio anodizzato, porta lampadina in bachelite con verniciatura a liquido per la versione in colore arancio. Lampadina globolux in vetro trasparente con una parziale sabbiatura su un lato della sfera. Altezza 24 cm.

14. Tizio, Richard Sapper, Artemide, 1972 Il nome di questa icona spiega bene le intenzioni di Ernesto Gismondi, patron di Artemide e produttore della lampada: un oggetto che potesse soddisfare “Tizio, Caio e Sempronio”, adattandosi alle esigenze di un pubblico vasto. Sono soprattutto le sue caratteristiche funzionali a spiegarne il successo: con la sua testa e i suoi bracci orientabili bilanciati da contrappesi, Tizio combina un ingombro limitato ad un’ampia libertà di movimento, permettendo di conseguenza di indirizzare a piacimento la luce. La semplicità delle forme si combina con la complessità ingegneristica, come gli oltre cento componenti e l’inserimento del trasformatore alla base.

Alluminio, tecnopolimero. Dimensioni 78 x 66 x diametro 11 cm

15. Valigia, Ettore Sottsass, Stilnovo, 1977 Instancabile viaggiatore, Sottsass opera con Valigia una traslitterazione dell’esperienza della mobilità allineando la forma idealtipica di una valigia ad una lampada mobile. La maniglia posizionata sul diffusore permette infatti di spostarla con facilità, assecondando i desideri mutevoli del suo possessore. La luce, completamente schermata, trasforma lo spazio circostante in un’isola luminosa per lavorare o leggere. Ironica nella forma come nello spirito, Valigia è un preludio alla libertà di espressione a cui Sottsass si consacrerà negli anni di Memphis.

Tubo metallico, lamierino verniciato. Dimensioni 37x 22 x 34 cm.

16. Tolomeo, Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina, Artemide, 1987 Incarnazione atemporale della tipologia della lampada a bracci, Tolomeo è uno dei maggiori successi della storia del disegno industriale. Rilettura della lampada a pantografo, sostituisce le molle dei modelli precedenti quali la Anglepoise e la Naska Loris con cavi d’acciaio e giunti che li mantengono in tensione, infondendo un tocco hi-tech. Ha vinto un Compasso d’Oro nel 1989 e nel 2010 è stata tra le prime lampade ad essere dichiarata “marchio di forma” dall’UAMI, l'ufficio dell'Unione europea competente per la registrazione di marchi, disegni e modelli, in virtù dell’iconicità del suo profilo. De Lucchi confiderà in un’intervista di non poter spiegare il successo di questo suo modello, che resta la lampada più venduta degli ultimi decenni.

Base e struttura a bracci mobili in alluminio lucidato; diffusore in alluminio anodizzato; snodi e supporti in alluminio brillantato. Dimensioni 78 x 129 x diametro di 23 cm.

17. Block Lamp, Harri Koskinen, 1996 Block Lamp appare come una lampada congelata: due blocchi di vetro contengono una lampadina con finitura opaca, che rimane ingabbiata all’interno della sua stessa forma ma che diventa allo stesso tempo la protagonista decorativa dell’opera. Accesa, la lampada sembra sprigionare un’aura mistica grazie alla fonte luminosa che sembra scaturita da un blocco di ghiaccio.

Vetro fuso a mano, cavo e interruttore elettrico. Dimensioni 9.5 x 16.5 x 10.2 cm.

18. Elica, Brian Sironi, Martinelli, 2009 Senza meccanismi visibili e senza interruttore, Elica è la prima lampada che si accende con un movimento della mano, inaugurando una nuova forma di interazione, più spontanea e poetica, tra utente e oggetto. È infatti il braccio che, ruotando, ne determina l’accensione e lo spegnimento. Le proporzioni della lampada si rifanno volutamente alla sezione aurea, così da enfatizzare la purezza scultorea dei rapporti tra componenti, mentre la sorgente luminosa è un LED integrato. Elica ha vinto un Compasso d’Oro nel 2011.

Base e braccio in alluminio verniciato, sorgente di luce a LED integrato. Dimensioni 60 x 38 cm.

19. Piani, Ronan e Erwan Bouroullec, Flos, 2011 Piani coniuga all’illuminazione la funzione di svuotatasche grazie ad una base che funge anche da vassoio. La sua apparente semplicità non è l’esito di un freddo incastro geometrico, ma si limita a giocare con le proporzioni dei due piani paralleli, un inedito nel mondo delle lampade da tavolo.

Corpo lampada stampato ad iniezione in ABS. Dissipatore in alluminio pressofuso lucidato. Diffusore in PMMA ottico stampato ad iniezione. Trasformatore elettronico su spina. Dimensioni 26,4 x 20 cm.

20. Filo, Andrea Anastasio, Foscarini, 2017 Il designer Andrea Anastasio rilegge in chiave decorativa una lampada da tavolo, trasformando gli elementi solitamente nascosti in un nuovo primato di presenza e personalità. L’interesse che suscita è dato dalla rottura delle aspettative: due maxi perle in vetro impreviste e un lungo filo arrotolato che, seppure appeso a un gancio o potenzialmente sul punto di srotolarsi, sembra destinato a rimanere dov’è.

Porcellana, cavo tessile, vetro soffiato e metallo verniciato. Altezza 50 cm, diametro base 20 cm, lunghezza del cavo 300 cm.

Vuole un vecchio adagio che il design delle lampade sia quello più accessibile anche ai non specialisti della professione a causa da una parte dei minori vincoli rispetto ad altre tipologie di mobili e dall’altra della maggiore libertà di espressione, che si apre a guizzi decorativi più liberi ed estrosi. Eppure, la storia delle lampade da scrivania sembra parzialmente contraddire questa visione stereotipata. Una storia eminentemente novecentesca, che va di pari passo con la crescita in forze di colletti bianchi e studenti, ma che si apre progressivamente anche alla volontà di personalizzazione dell’abitare da parte dell’individuo, che ricerca luci sempre meno diffuse e più direzionali, capaci di modularsi sulle proprie abitudini di lettura.

L’evoluzione dei modelli delle lampade da tavolo – che siano da scrivania o da comodino poco importa – è innanzitutto un continuo aggiornamento del linguaggio di questa specifica categoria di oggetti, che metterà da parte ogni scimmiottamento di stili preesistenti per affermare la lampada come una piccola icona a sé, essenziale e scultorea. Allo stesso tempo, questa evoluzione sembra essersi costruita sulla vitalità di tante piccole astuzie architettate dai designer, che si traducono di volta in volta in sistemi di molle e contrappesi, in giunti che permettono di inclinare o ruotare superando una interpretazione statica dell’oggetto, o che si basano su innovazioni tecnologiche, su accorpamenti di funzioni inaspettati o sulla nobilitazione di materiali solo apparentemente poveri, che una volta sdoganati non esiteranno a varcare la soglia del nostro quotidiano, affermandosi come oggetti della normalità.

Per quanto il superamento della lampadina a incandescenza abbia toccato anche i bestseller nel catalogo delle grandi aziende di illuminotecnica, la rivoluzione del LED sembra aver investito con minore impatto le novità progettuali di questa specifica sottocategoria, che a livello generale non ha ancora dato esito a configurazioni formali e tecniche di rottura. In attesa di novità che, la storia ci insegna, non tarderanno a profilarsi, continuiamo a confidare a queste lampade l’amichevole ruolo di spalla nelle nostre attività di svago o lavoro, confermandone lo status di oggetti tra i più intimi della nostra sfera domestica.

Gli assoluti: 20 lampade da tavolo imperdibili

1. Emeralite, Harrison D. McFaddin , 1909 Ottone e vetro. Dimensioni 16,85 x 21.59 x 44.45 cm.

Brevettata nel 1909 dall’americano Harrison D. McFaddin, Emeralite è conosciuta come la lampada del banchiere in riferimento al destinatario del primo modello prodotto. La scelta di materiali e finiture – una base in ottone sostiene un diffusore in vetro prodotto in Moravia – e ancora il decorativismo classicista dei motivi ornamentali contribuiscono a evocare l’elitarismo di questa professione, mentre l’intensità del verde smeraldo riscaldato dalla luce della lampadina è rimasto un tratto iconico nella storia delle lampade da tavolo. Nei decenni successivi, la Emeralite verrà sviluppata in diverse varianti modificando colore e forma del coprilume, per poi uscire di definitivamente di produzione negli anni ’60.  

“Bauhaus Lamp”, Wilhelm Wagenfeld, Carl Jakob Jucker, 1923-24 Ottone e vetro. Dimensioni 16,85 x 21.59 x 44.45 cm

Prodotta nell’atelier della lavorazione del metallo della celeberrima scuola di design tedesca, la lampada da tavolo nota con il nome di Bauhaus Lamp incarna lo spirito di rinnovamento del movimento grazie all’assenza di ogni elemento decorativo accessorio. Combinazione di forme geometriche nette, mantiene a vista tutte le sue componenti e si distingue per il diffusore sferico in vetro opaco, usato fino a quel momento solo per luci industriali. Una rivoluzione che fa dell’essenzialità delle forme un nuovo parametro del gusto e un impulso alla modernità nell’ambiente domestico.

3. Lampada Kandem per il comodino, Marianne Brandt, Hin Bredendieck, 1928 Alluminio, stelo regolabile e diffusore collegato con un giunto sferico. Dimensioni 23,5 x 18,4 cm

Tra le pochissime studentesse ad avere accesso all’atelier per la lavorazione del metallo del Bauhaus, Marianne Brandt si applicherà con fervore alla progettazione di oggetti capaci di sintetizzare essenzialità e presenza scultorea delle forme. Più di ogni altro progetto, la lampada Kandem da comodino, che Brandt progetterà con l’aiuto di Hin Bredendieck, fa della semplicità delle linee un esempio ante litteram di good design e dell’utilizzo dell’alluminio un primato in un’epoca che privilegiava la presenza di paralumi. La fabbrica Kandem di Leipzig, con cui Brandt aveva avviato una collaborazione che coinvolgeva l’intera scuola del Bauhaus, venderà in pochi anni più di 50.000 esemplari.

4. Cocotte, Serge Mouille, 1957 Metallo e ottone. Altezza 34 cm, profondità 30 cm. Lo stelo in acciaio verniciato nero termina con un giunto sferico in ottone a 270 gradi. Il riflettore in alluminio, verniciato all’interno di bianco per diffondere la luce, si può inclinare di 55 gradi.           

Progettata nel 1955 e messa in commercio nel 1957, Cocotte rimane una delle lampade più celebri firmate dal maestro francese della luce Serge Mouille. Minuta, elegante e discreta, si distingue per la levità del gioco di equilibri tra i piedi, l’inclinazione dell’asta e il diffusore bombato. La lampada è oggi commercializzata da Editions Serge Mouille e prodotta interamente in Francia.  

5. Juncker, Afra e Tobia Scarpa, Flos, 1963 Base in metallo verniciato, diffusore metallico. Altezza 22 cm.

Lampada con l’elmetto, Juncker è una delle prime lampade ad introdurre la possibilità di combinare luce diffusa e luce diretta in un unico oggetto. Grazie alla coppia di perni che lo unisce alla base, il coprilume può essere inclinato, modulando la forza della fonte luminosa.

6. E63, Umberto Riva, Bieffeplast/FontanaArte, 1963 Plastica ABS e metallo per Bieffeplast. Dimensioni 17x 21,7x 43,5 cm.

Concepita per un concorso lanciato da Artemide che prevedeva l’impiego di materia plastica stampata, questa lampada da lettura nasce con il nome di Brancusi, per poi essere lanciata come E63. La levigatezza delle superfici e il dialogo tra gli spigoli e le curve di base sottolinea il suo carattere scultoreo. Dal 2017 E63 è rieditata da Tacchini, che ne ha implementato una versione in metallo già peraltro prevista tra le opzioni originali previste in fase di prototipazione.

7. Modello n. 291 Spider, Joe Colombo, O Luce, 1965 Lampada da tavolo a luce diretta, base in metallo verniciato, asta cromata; riflettore, orientabile e regolabile, in alluminio verniciato. Altezza 40 cm, diametro 18 cm.

Anticipatore instancabile di scenari sociali e tecnologici, Joe Colombo sintetizza nella lampada Spider – declinata anche in versione da terra e da parete – un progetto che si apre agli avanzamenti tecnici dell’epoca come anche alla massima libertà d’uso per l’utente. Il progetto prende spunto dalla disponibilità sul mercato della nuova lampadina ovoidale Cornalux, prodotta da Philips, che si distingueva per una parziale cromatura che permetteva una esposizione diretta della lampadina. Colombo vi costruisce attorno una struttura che del ragno, come il nome stesso suggerisce, riprende la facilità di movimento e indirizzo. Ricavato da un singolo foglio metallico stampato e verniciato, il diffusore può essere regolato a piacere grazie ad un innovativo giunto di plastica che permette non solo di modificarne l’altezza, ma anche di ruotare il diffusore, indirizzando a piacere la sorgente luminosa. Spider ha vinto il Compasso d’Oro nel 1967.

8. Eclisse, Vico Magistretti, Artemide, 1966 Corpo in metallo verniciato disponibile nei colori bianco, rosso o arancione con interruttore on/off. Dimensioni 12 x 12 x 18 cm.

Lampada trasformista, Eclisse declina il tema space-age tanto in voga nel decennio con una intuizione progettuale discreta quanto astuta. Il paralume sferico in acciaio verniciato nasconde un secondo corpo a scorrimento: quando questo è completamente reclinato nel diffusore, Eclisse proietta una luce diffusa. Al contrario, facendolo ruotare in avanti, Eclisse scherma progressivamente la luce emessa fino a trasformarsi, con il paralume completamente chiuso, in un oggetto misterioso, dai contorni indefiniti. La mimesi con il ciclo lunare le conferisce il valore di una piccola poetica domestica, pur senza intaccare la sua potenzialità funzionale, che la rende perfetta come lampada da comodino per la capacità di regolare a piacimento l’indirizzo della luce. Eclisse ha vinto il Compasso d’Oro nel 1967.

9. Ruspa, Gae Aulenti, Martinelli Luce, 1967 Base e diffusore in metallo verniciato, 58 cm di altezza

Variazione sul tema della modularità della luce, Ruspa gioca ancora una volta con la possibilità di ruotare il suo coprilume per schermare parzialmente l’intensità luminosa. Un ulteriore elemento di fascinazione è dato dall’articolazione geometrica dei suoi componenti, che si rivelano complementari: la base, un quarto di sfera, si completa virtualmente con il diffusore, pari a tre quarti della stessa sfera.

10. Modello 602, Cini Boeri, Arteluce, 1968 Tubi di PVC, dimmer alla base e illuminazione a led. Dimensioni cm 20,5 x 25, diametro cm 8.

Si ispira a materiali poveri e apparentemente banali la lampada da comodino che Cini Boeri ripensa come un gioco di incastri. Tubi in PVC rigido, di produzione e uso industriale, varcano la soglia dello spazio domestico, dimostrando che è l’intelligenza e il tocco ironico di un progetto, e non necessariamente la nobiltà dei materiali, a fare la differenza. Grazie alla rotazione, la luce diretta può essere indirizzata a piacimento, adattandosi alle esigenze di ogni lettura.

11. Hebi, Isao Hosoe, Valenti, 1970 Braccio flessibile ricoperto di un polimero flessibile, riflettore girevole in alluminio laccato. Altezza 70 cm.

Un braccio flessibile in metallo protetto da una guaina in materia plastica rende la lampada Hebi – non a caso, “serpente” in giapponese - un campione impareggiabile di flessibilità. Anche il corpo diffusore metallico può essere ruotato di 360 gradi, permettendo di dirigere la luce a piacimento. Ingegnere aerospaziale di formazione, Isao Hosoe firma un oggetto che si modella come in un gioco, e che rappresenta un’indiscussa innovazione tipologica tra le lampade da tavolo. Oltre duecentomila esemplari di questa popolarissima lampada saranno venduti in tutto il mondo.

12. Table Lamp, Nanda Vigo, Arredoluce, 1970 Metallo cromato, ottone. Diametro della base 15 cm.

Delle grandi sperimentazioni di Vigo nel regno della luce, Table Lamp mantiene il registro minimalista che caratterizza la sua produzione tra gli anni ’60 e ’70, pur giocando con un vezzo decorativo attraverso il dialogo tra i materiali della base e del corpo luminoso, rispettivamente metallo cromato e ottone. La testa, orientabile, può essere fatta ruotare verso l’alto, trasformando la lampada in un inedito faretto.

13. Lampadina, Achille Castiglioni, Flos, 1972 Base in alluminio anodizzato, porta lampadina in bachelite con verniciatura a liquido per la versione in colore arancio. Lampadina globolux in vetro trasparente con una parziale sabbiatura su un lato della sfera. Altezza 24 cm.

Lampadina sintetizza la semplicità nuda della lampadina con l’utile accorgimento di associare la base alla funzione di riavvolgitore del cavo elettrico. Senza alcun orpello accessorio e anzi celebrando la bellezza degli oggetti meno apparescenti del quotidiano, questa piccola lampada da tavolo rappresenta un’altra delle iconiche invenzioni di Achille Castiglioni nel mondo dell’illuminazione, pronta a risolvere un problema complesso, quello dell’impiccio del cavo, con una soluzione semplice all’uso.

14. Tizio, Richard Sapper, Artemide, 1972 Alluminio, tecnopolimero. Dimensioni 78 x 66 x diametro 11 cm

Il nome di questa icona spiega bene le intenzioni di Ernesto Gismondi, patron di Artemide e produttore della lampada: un oggetto che potesse soddisfare “Tizio, Caio e Sempronio”, adattandosi alle esigenze di un pubblico vasto. Sono soprattutto le sue caratteristiche funzionali a spiegarne il successo: con la sua testa e i suoi bracci orientabili bilanciati da contrappesi, Tizio combina un ingombro limitato ad un’ampia libertà di movimento, permettendo di conseguenza di indirizzare a piacimento la luce. La semplicità delle forme si combina con la complessità ingegneristica, come gli oltre cento componenti e l’inserimento del trasformatore alla base.

15. Valigia, Ettore Sottsass, Stilnovo, 1977 Tubo metallico, lamierino verniciato. Dimensioni 37x 22 x 34 cm.

Instancabile viaggiatore, Sottsass opera con Valigia una traslitterazione dell’esperienza della mobilità allineando la forma idealtipica di una valigia ad una lampada mobile. La maniglia posizionata sul diffusore permette infatti di spostarla con facilità, assecondando i desideri mutevoli del suo possessore. La luce, completamente schermata, trasforma lo spazio circostante in un’isola luminosa per lavorare o leggere. Ironica nella forma come nello spirito, Valigia è un preludio alla libertà di espressione a cui Sottsass si consacrerà negli anni di Memphis.

16. Tolomeo, Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina, Artemide, 1987 Base e struttura a bracci mobili in alluminio lucidato; diffusore in alluminio anodizzato; snodi e supporti in alluminio brillantato. Dimensioni 78 x 129 x diametro di 23 cm.

Incarnazione atemporale della tipologia della lampada a bracci, Tolomeo è uno dei maggiori successi della storia del disegno industriale. Rilettura della lampada a pantografo, sostituisce le molle dei modelli precedenti quali la Anglepoise e la Naska Loris con cavi d’acciaio e giunti che li mantengono in tensione, infondendo un tocco hi-tech. Ha vinto un Compasso d’Oro nel 1989 e nel 2010 è stata tra le prime lampade ad essere dichiarata “marchio di forma” dall’UAMI, l'ufficio dell'Unione europea competente per la registrazione di marchi, disegni e modelli, in virtù dell’iconicità del suo profilo. De Lucchi confiderà in un’intervista di non poter spiegare il successo di questo suo modello, che resta la lampada più venduta degli ultimi decenni.

17. Block Lamp, Harri Koskinen, 1996 Vetro fuso a mano, cavo e interruttore elettrico. Dimensioni 9.5 x 16.5 x 10.2 cm.

Block Lamp appare come una lampada congelata: due blocchi di vetro contengono una lampadina con finitura opaca, che rimane ingabbiata all’interno della sua stessa forma ma che diventa allo stesso tempo la protagonista decorativa dell’opera. Accesa, la lampada sembra sprigionare un’aura mistica grazie alla fonte luminosa che sembra scaturita da un blocco di ghiaccio.

18. Elica, Brian Sironi, Martinelli, 2009 Base e braccio in alluminio verniciato, sorgente di luce a LED integrato. Dimensioni 60 x 38 cm.

Senza meccanismi visibili e senza interruttore, Elica è la prima lampada che si accende con un movimento della mano, inaugurando una nuova forma di interazione, più spontanea e poetica, tra utente e oggetto. È infatti il braccio che, ruotando, ne determina l’accensione e lo spegnimento. Le proporzioni della lampada si rifanno volutamente alla sezione aurea, così da enfatizzare la purezza scultorea dei rapporti tra componenti, mentre la sorgente luminosa è un LED integrato. Elica ha vinto un Compasso d’Oro nel 2011.

19. Piani, Ronan e Erwan Bouroullec, Flos, 2011 Corpo lampada stampato ad iniezione in ABS. Dissipatore in alluminio pressofuso lucidato. Diffusore in PMMA ottico stampato ad iniezione. Trasformatore elettronico su spina. Dimensioni 26,4 x 20 cm.

Piani coniuga all’illuminazione la funzione di svuotatasche grazie ad una base che funge anche da vassoio. La sua apparente semplicità non è l’esito di un freddo incastro geometrico, ma si limita a giocare con le proporzioni dei due piani paralleli, un inedito nel mondo delle lampade da tavolo.

20. Filo, Andrea Anastasio, Foscarini, 2017 Porcellana, cavo tessile, vetro soffiato e metallo verniciato. Altezza 50 cm, diametro base 20 cm, lunghezza del cavo 300 cm.

Il designer Andrea Anastasio rilegge in chiave decorativa una lampada da tavolo, trasformando gli elementi solitamente nascosti in un nuovo primato di presenza e personalità. L’interesse che suscita è dato dalla rottura delle aspettative: due maxi perle in vetro impreviste e un lungo filo arrotolato che, seppure appeso a un gancio o potenzialmente sul punto di srotolarsi, sembra destinato a rimanere dov’è.