Una croce in fondo a una lunghissima navata, in quella che era una fabbrica dismessa di cuscinetti per auto ma sembra un luogo sacro: Yont Studio, lo studio berlinese fondato dal designer Serdar Ayvaz, ha realizzato uno dei sound system più potenti che abbiamo visto — e che vedremo nei prossimi mesi. Un simbolo dei nostri tempi.
Yont alla Milano Design Week
Una console per dj brutalista, lucida e scura, quasi borgogna, al centro di due casse sviluppate con New Fidelity e accompagnata da mixer analogici di Varia Instruments: Yont l’ha presentata all’interno della fiera di Deoron, la piattaforma espositiva indipendente che durante la Design Week ha riattivato uno spazio industriale trasformandolo in ambiente ibrido tra club e mostra.
“Il colore borgogna è una risposta alla città e allo spazio. Ci faceva pensare a Milano: ai suoi caffè, alle sue chiese, ai suoi arredi pubblici”, ha raccontato Ayvaz a Domus. Il contesto della fabbrica dismessa amplifica la presenza dell’oggetto: non è solo una macchina per suonare, ma un dispositivo spaziale che ha organizzato il comportamento del pubblico attorno a sé, con una programmazione fittissima di interventi sonori.
Ci piace pensare alle nostre console come a pezzi archeologici, oggetti che raccontano storie inaspettate legate alla musica.
Serdar Ayvaz, Yont Studio
Yont ha presentato, nel distretto di Isola, un secondo progetto: la Brutalist Pink Vinyl Listening Station, sviluppata originariamente per uno spazio ibrido tra record store e installazione a Berlino. Qui il registro cambia radicalmente.
Si tratta di una struttura monolitica, quasi scultorea, interamente rosa, che integra giradischi e sistema di ascolto in un unico volume compatto. Più che un arredo, è un oggetto autonomo: un blocco che sembra emergere da “un contesto sotterraneo o archeologico”. Mantiene un’estetica da bunker, ma declinata in una tonalità ipersatura, quasi pop.
Berlino e le architetture del suono
Yont usa con insistenza il termine brutalista, anche quando sembrerebbe fuori contesto. Ma cosa significa davvero progettare una console “brutalista”? “Lavoriamo in una città dove il brutalismo è al centro della scena musicale. Gli spazi brutalisti vengono usati come club, come luoghi di ascolto: c’è una rudezza, una materialità esposta che per noi è fondamentale”.
Il colore borgogna è una risposta alla città e allo spazio. Ci faceva pensare a Milano: ai suoi caffè, alle sue chiese, ai suoi arredi pubblici.
Serdar Ayvaz, Yont Studio
Il riferimento implicito è a luoghi come Berghain, la discoteca più famosa della capitale, dove cemento, vuoto e suono costruiscono un’esperienza immersiva totale. Nel lavoro di Yont, questa estetica si traduce in oggetti che sembrano reperti della cultura del dancefloor: “Ci piace pensare alle nostre console come a pezzi archeologici, oggetti che raccontano storie inaspettate legate alla musica”.
I sound system sono la nuova cultura popolare
Dietro queste installazioni non c’è solo una ricerca formale, ma una posizione precisa sul ruolo del suono nel design contemporaneo.
“È un cambiamento di paradigma”, spiegano. “Gli spazi per l’ascolto della musica elettronica stanno diventando il centro della cultura popolare. Le persone sono sempre più coinvolte dal valore acustico ed esperienziale di un progetto”.
Questo passaggio è ormai evidente: giradischi, listening bar, micro-club e ambienti immersivi hanno colonizzato showroom e installazioni, trasformando il suono da elemento secondario a vero ancoraggio dello spazio.
Dal club al progetto
Il design contemporaneo sta incorporando pratiche che fino a poco tempo fa appartenevano a sottoculture specifiche. Forse è un bene, forse no. Ma per Yont è “sicuramente qualcosa di positivo”.
Nel caso dello studio berlinese, l’approccio al suono era “quasi inevitabile”. Yont nasce con una formazione architettonica, ma si sviluppa dentro la cultura musicale della capitale tedesca: “Vivendo a Berlino è impossibile evitare la musica. È parte della vita quotidiana”.
Da qui anche l’interesse per formati ibridi — tra oggetto, spazio e dispositivo performativo — e per la costruzione di ambienti che funzionano come rituali contemporanei. Non a caso, parlano apertamente di esperienza “ritualistica”: il sound system non è solo tecnologia, ma un’infrastruttura culturale capace di trasformare un luogo in comunità, anche solo per la durata di un set.
La nuova centralità del suono è inevitabile
Se fino a pochi anni fa l’audio era un complemento — la colonna sonora quasi invisibile degli spazi domestici, delle mostre, delle fiere e dei bar — oggi è senza dubbio il protagonista. È un cambiamento che Milano, insieme ad altre città europee, ha intercettato rapidamente, con il boom dei listening bar e degli spazi ibridi che mescolano retail, clubbing e installazione.
Dove la comunità manca, il suono la crea. E questa comunità cerca sempre più un’estetica che richiami club del passato, liberazione e rudezza. La nuova centralità del suono è inevitabile, un po’ come l’elettronica a Berlino. E in questo, lo studio Yont è arrivato al momento giusto.
Immagine di apertura: Brutalist DJ Booth. Courtesy Yont Studio
