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L’Italia vista dall’A1: un grande museo di architettura, da Chipperfield a Zaha Hadid

Inaugurata nel 1964 dopo otto anni di lavori, l’Autostrada del Sole è l’infrastruttura che ha definito l’Italia del Dopoguerra, la prima a collegare Milano a Napoli. Inno al boom economico, alla vacanze di massa e all’automobile, l’A1 però è anche qualcosa di più: un viaggio tra le architetture più significative della storia italiana. 

di Alessia Baranello

L’aria condizionata non basta, cambi stazione radio e finisci su RTL 102.5. Fuori dal finestrino scorrono campi coltivati, capannoni industriali, colline e aree di servizio. Stai attraversando l’Autostrada del Sole da nord a sud, o da sud a nord, in quel pellegrinaggio laico che dagli anni Sessanta accompagna le vacanze degli italiani.

A un certo punto compare un edificio che non riesci a identificare: potrebbe essere una stazione progettata da Santiago Calatrava, una chiesa di Giovanni Michelucci, una cantina vinicola scavata in una collina o un monastero che domina una valle da quasi millecinquecento anni. L'Autostrada del Sole, infatti, non collega soltanto Milano a Napoli. Da oltre sessant'anni traccia un filo rosso di alcune delle architetture più significative della storia italiana.


Tra chiese e autogrill del boom economico, musei d’arte contemporanea, cittadelle industriali, infrastrutture olimpiche e città artificiali dedicate allo shopping, questa guida segue il tracciato dell’autostrada più lunga d’Italia, da Milano a Napoli, alla scoperta delle architetture che si intravedono dal finestrino e di quelle che richiedono una breve deviazione fuori dal casello, ma valgono la pena. 


Il landmark più discusso delle Olimpiadi Invernali

Arena Santa Giulia, David Chipperfield Architects, 2026


È l’ultima arrivata e qualcuno potrebbe storcere il naso, ma a tutti gli effetti l’Arena Santa Giulia, il landmark simbolo dell’insostenibilità delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, va citata come prima opera della nostra guida. Non tanto per il suo valore architettonico, quanto più per il suo significato nel panorama delle riqualificazioni milanesi. Con tre anelli, sedicimila posti e la firma di David Chipperfield, l’Arena Santa Giulia è infatti a oggi la più grande arena sportiva d’Italia e si trova fuori dal centro, a circa due chilometri dall’uscita dell’A1, in un quartiere prima industriale e periferico e che, oggi, con un progetto di rigenerazione firmato da Mario Cucinella Architects, si sta preparando a diventare uno dei nuovi poli verdi di Milano. 


La stazione che somiglia a uno scheletro di balena

Stazione di Reggio Emilia AV Mediopadana, Santiago Calatrava, 2013
Stazione di Reggio Emilia AV Mediopadana, Santiago Calatrava, 2013. Foto Stefano Tammaro da Adobe Stock

C’è un grande scheletro bianco che corre parallelo alla carreggiata dell’autostrada e, dal finestrino, sembra muoversi come un’onda sulla pianura padana: si tratta della Stazione AV Mediopadana, progettata nel 2013 da Santiago Calatrava alle porte di Reggio Emilia. Lunga 480 metri e composta da una sequenza di costole d'acciaio bianco, la stazione è il fulcro del sistema di opere che l'architetto spagnolo ha realizzato all'ingresso della provincia emiliana insieme ai tre ponti sull'Autostrada del Sole e al casello autostradale. Commissionato dagli enti locali all'inizio degli anni Duemila, il progetto nasceva da un'ambizione insolita per una regione ancora poco conosciuta al di fuori del suo sistema produttivo: trasformare autostrada e ferrovia in una nuova porta d'accesso alla città. 

Autogrill Pavesi di Fiorenzuola d'Arda, Angelo Bianchetti, 1959. Foto Tatty da Adobe Stock

Prima ancora che l'Autostrada del Sole fosse completata, l'Italia aveva già iniziato a costruire i monumenti della nuova civiltà dell'automobile: gli autogrill. Uno dei più celebri sorge a Fiorenzuola d'Arda, in provincia di Piacenza: è l’Autogrill Pavesi di Fiorenzuola d’Arda, il primo autogrill a ponte d’Europa. Progettato da Angelo Bianchetti per Pavesi e inaugurato nel 1959, il ristoro attraversa letteralmente l'autostrada con una struttura sospesa, per permettere agli automobilisti di entrambe le carreggiate di fermarsi nello stesso edificio. L’Autogrill Pavesi è comparso su riviste, cartoline e campagne pubblicitarie dell’epoca che celebravano la nuova mobilità del Paese, diventando una delle immagini più riconoscibili del boom economico italiano. Oggi, è stato aggiornato e trasformato per adattarsi all’evoluzione della ristorazione autostradale, ma continua a dominare la carreggiata dell'A1.


La città dei morti razionalista di Aldo Rossi

Cimitero di San Cataldo, Aldo Rossi e Gianni Braghieri, 1984
Cimitero di San Cataldo, Aldo Rossi e Gianni Braghieri, 1984. Foto Francisco da Adobe Stock

Sembra un quadro di De Chirico e, invece, è un cimitero progettato da Aldo Rossi (e Gianni Braghieri) nella periferia di Modena, in Emilia-Romagna, a cinque chilometri dall’uscita Modena Nord. Diviso tra il cimitero storico ottocentesco, il cimitero ebraico e il nuovo ampliamento progettato dai due architetti tra il 1971 e il 1984, il complesso di San Cataldo è una delle deviazioni più interessanti della nostra guida. Più che un cimitero, infatti, Rossi aveva immaginato una vera e propria “città dei morti”: una sequenza di portici, percorsi e volumi geometrici essenziali che traducevano in architettura le riflessioni sviluppate negli stessi anni ne L’architettura della città. Al centro del complesso si staglia il celebre ossario cubico color terracotta, una casa vuota scandita da aperture quadrate ripetute all’infinito.

Il Padiglione verniciatura Ferrari di Mario Visconti. Via Wikimedia Commons

Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Jean Nouvel, Marco Visconti e Luigi Sturchio: non è una lista di candidati a un premio di architettura, ma il gruppo di progettisti coinvolti, dalla fine degli anni Novanta a oggi, nella realizzazione della Cittadella Ferrari a Maranello, in provincia di Modena. Il complesso di stabilimenti produttivi, centri di ricerca e sviluppo, uffici e infrastrutture del marchio del Cavallino Rampante si trova a circa quindici chilometri dall'uscita di Modena Sud e rappresenta uno dei più ambiziosi interventi di trasformazione industriale degli ultimi decenni. Qui, praticamente ogni edificio è stato affidato a un archistar. C'è la Galleria del Vento di Renzo Piano, ispirato nelle forme ai componenti meccanici di un motore, la Nuova Meccanica di Jean Nouvel, che mette in crisi l’immagine tradizionale della fabbrica, il Centro Gestione Sportiva di Massimiliano Fuksas e il Padiglione Verniciatura di Marco Visconti, riconoscibile per la lunga facciata metallica che riflette la luce della pianura emiliana come la carrozzeria di un’automobile appena uscita dalla catena di montaggio. 

Chiesa di Sant’Angelo al Cantagallo, Melchiorre Bega, 1966. Via Wikimedia Commons

È una delle chiese più insolite d’Italia, e questo perché sorge all’interno di un’area di servizio per automobilisti. La chiesa di Sant'Angelo al Cantagallo, costruita nel 1966 su progetto di Melchiorre Bega nell’omonima area di servizio tra Bologna e Firenze, appare come una piccola cappella alpina trapiantata nel paesaggio del boom economico italiano: un volume essenziale con tetto spiovente e un leggero campanile reticolare che emerge tra parcheggi, corsie di accelerazione e flussi di automobili. La sua presenza racconta un momento particolare della storia dell'Autostrada del Sole. Inaugurata pochi anni dopo il completamento della A1 in memoria di Angelo Motta, questa chiesa nasce infatti dall’idea, oggi quasi scomparsa, che l'autostrada potesse essere non solo una collezione di distributori e ristoranti, ma anche un’infrastruttura civile con luoghi alla socialità, alla contemplazione e persino… alla preghiera. 


Un’altra chiesa, questa volta per commemorare gli operai morti nella costruzione dell’A1

Chiesa di San Giovanni Battista, Giovanni Michelucci, 1964
Giovanni Michelucci, Chiesa di San Giovanni Battista, Campi Bisenzio, 1960-1964. Courtesy Quattroruote / Editoriale Domus
Chiesa di San Giovanni Battista, Giovanni Michelucci, 1964. Courtesy Quattroruote / Editoriale Domus

Pochi chilometri più a sud, nei pressi di Firenze Nord, l'Autostrada del Sole incontra un’altra chiesa che è uno dei capolavori dell’architettura italiana del Novecento. La Chiesa di San Giovanni Battista, meglio nota come Chiesa dell'Autostrada del Sole, fu progettata da Giovanni Michelucci tra il 1960 e il 1964 per commemorare gli operai che persero la vita durante la costruzione della A1. Lontana dalla monumentalità delle chiese tradizionali, l'opera si sviluppa come una grande tenda in pietra e rame modellata dal vento. Michelucci immaginò un edificio aperto e accogliente, pensato per viaggiatori provenienti da ogni direzione e da ogni condizione sociale. 


Il primo museo italiano d’arte contemporanea è sorto sull’autostrada

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Italo Gamberini, 1988; ampliamento di Maurice Nio, 2016
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Italo Gamberini, 1988; ampliamento di Maurice Nio, 2016. Via Wikimedia Commons

Nel 1988 la Biennale di Venezia compiva il suo novantatreesimo compleanno, l’Arte Povera aveva conquistato la scena internazionale e Alighiero Boetti era all’apice della sua carriera. L’Italia, però, non aveva ancora un museo progettato appositamente per l’arte contemporanea. Il primo sarebbe sorto a Prato, a pochi minuti dall’autostrada, nel cuore di uno dei più importanti distretti industriali del Paese. Inaugurato nel 1988 su progetto di Italo Gamberini, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci nasce per iniziativa dell’imprenditore tessile Enrico Pecci in memoria del figlio Luigi e la sua collocazione racconta molto dell’Italia di quegli anni: non nel centro storico di una grande capitale culturale, ma nella periferia produttiva toscana, tra capannoni, tangenziali e infrastrutture. Dal 2016 il museo è riconoscibile da lontano grazie all’ampliamento progettato dall’architetto olandese Maurice Nio, che ha avvolto l’edificio originario con una grande struttura anulare rivestita di metallo. Il risultato è un’architettura che sembra un’astronave atterrata nella piana pratese. E, in fondo, nell’Italia di fine anni Ottanta lo era davvero.


La cantina invisibile scavata nelle colline del Chianti

Cantina Antinori nel Chianti Classico, Archea Associati, 2013


Quando si parla di architetture mimetiche vengono in mente il museo di Tadao Ando a Naoshima, il Tirpitz Museum di Big nascosto tra le dune danesi o il Messner Mountain Museum di Zaha Hadid incastonato nelle Dolomiti. Eppure una delle più riuscite architetture “invisibili” degli ultimi anni si trova in Italia, tra le colline del Chianti e a pochi minuti dall’A1. Progettata da Marco Casamonti e Archea Associati per la famiglia Antinori, la Cantina Antinori nel Chianti Classico è una cantina di quasi 50mila metri quadrati scavata all’interno della collina. Le coperture sono coltivate a vigneto, i materiali riprendono i colori della terra e il processo produttivo segue la naturale pendenza del terreno. Il risultato è un edificio quasi invisibile che ha ottenuto riconoscimenti internazionali ed è stato celebrato anche dal New York Times come una delle destinazioni architettoniche più significative della Toscana contemporanea.


L’outlet che racconta le ossessioni degli anni Duemila

Barberino Designer Outlet, 2006
Barberino Designer Outlet, 2006. Courtesy Barberino Outlet

Trasformare il consumo in un'esperienza totalizzante attraverso la costruzione di una città artificiale isolata accanto all'autostrada: pochi luoghi raccontano le ossessioni degli anni Duemila meglio del Barberino Designer Outlet, all'uscita di Barberino di Mugello, una trentina di chilometri a nord di Firenze. Se negli anni del boom economico l'Autostrada del Sole aveva prodotto chiese, aree di servizio avveniristiche e monumenti alla modernità, all'inizio del nuovo millennio diventa il luogo ideale per una nuova forma di pellegrinaggio: quella dello shopping. Nasce così un villaggio ispirato all'architettura toscana e rinascimentale, attraversato dal corso della Sieve e punteggiato da ponti, piazze, corti e strade pedonali che imitano i centri storici della regione.


Il Sacro Gra: un’infrastruttura che è un genere narrativo a sé

Grande Raccordo Anulare, 1951-1970


Poche infrastrutture italiane possono vantare una filmografia e una bibliografia proprie, il Grande Raccordo Anulare, poi, è forse l’unica a essere diventata un vero e proprio genere letterario. Protagonista di documentari, romanzi, reportage e saggi, ha dato il titolo al Leone d'Oro di Gianfranco Rosi, Sacro Gra, è stato attraversato dai reportage di Nicolò Bassetti ed è diventato il paesaggio di riferimento per scrittori, registi e fotografi interessati a raccontare una Roma rovesciata, lontana dai monumenti e dalle cartoline. Costruito a partire dagli anni Cinquanta per collegare la capitale all’Autostrada del Sole e alle principali direttrici nazionali, il Gra, con i suoi circa sessantotto chilometri di sviluppo, è molto più di una tangenziale: è un dispositivo narrativo che, nei decenni, è stato in grado di mostrare la Roma reale con i suoi centri commerciali, i quartieri popolari, i distributori di benzina, i capannoni, gli aeroporti, i parchi archeologici abbandonati e le campagne, come quelle di Pasolini, sopravvissute all’espansione urbana.


Per quasi vent’anni, la più celebre incompiuta italiana

Città dello Sport di Tor Vergata, Santiago Calatrava, 2007-2025
Città dello Sport di Tor Vergata, Santiago Calatrava, 2007-2025. Foto frafra2009 da Flickr

Era stata progettata per i Mondiali di nuoto di Roma del 2009, poi i lavori sono stati rimandati a data da destinarsi per essere completati solo vent'anni dopo in occasione del Giubileo. La Città dello Sport di Tor Vergata di Santiago Calatrava, con i suoi 75 metri di altezza, è stata per quasi due decenni la più grande opera incompiuta d'Italia. Visibile da chilometri di distanza e per lungo tempo impossibile da ignorare per chi percorreva il tratto romano dell'Autostrada del Sole, la cosiddetta “Vela” è diventata il simbolo di un'ambizione rimasta sospesa nel tempo. Il progetto originario prevedeva un vasto complesso sportivo per l'Università di Tor Vergata composto da impianti natatori, palazzetti e spazi dedicati alla ricerca, coperti da una spettacolare struttura in acciaio bianco e vetro ispirata al movimento di una vela gonfiata dal vento.


Tre vele bianche nella periferia romana

Chiesa di Dio Padre Misericordioso, Richard Meier, 2003


Una delle chiese più rilevanti dell'architettura contemporanea italiana nasce in una periferia che, alla fine degli anni Novanta, sembrava non avere alcun motivo per attirare l'attenzione internazionale. La Chiesa di Dio Padre Misericordioso di Richard Meier viene commissionata nell'ambito del programma “50 Chiese per Roma”, promosso in occasione del Giubileo del 2000 per dotare i quartieri periferici della capitale di luoghi di aggregazione. A circa otto chilometri dall'Autostrada del Sole, nel quartiere di Tor Tre Teste, l’edificio si compone di tre grandi gusci curvi in cemento bianco che evocano insieme una nave e delle vele gonfiate dal vento. Più che un luogo di culto, era il tentativo di costruire una nuova centralità urbana in una periferia cresciuta rapidamente nel secondo Novecento, affidando all’architettura sacra il compito di generare identità e senso di appartenenza.

Richard Meier, Chiesa di Dio Padre Misericordioso, Roma, 2003. Foto Marta Minuzzo dalla serie fotografica “Templi Moderni. Costruire il sacro in tempi distratti”

Il più grande monumento italiano alla ricostruzione del Dopoguerra

Abbazia di Montecassino, 530 d.c.
Abbazia di Montecassino, 530 d.c. Foto kenzo da Adobe Stock

È uno dei più grandi complessi monastici d'Europa e uno dei luoghi fondativi della cultura occidentale. Ma soprattutto è uno degli edifici che nel corso della storia è stato distrutto e ricostruito più volte, fino a diventare una straordinaria stratificazione di oltre millecinquecento anni di storia italiana. Fondata nel 529 da Benedetto da Norcia sul luogo di un antico tempio dedicato ad Apollo, l'Abbazia di Montecassino si posiziona a 516 metri sul livello del mare, su un colle che domina la valle del Liri e le vie di collegamento tra Roma e Napoli. Nel corso dei secoli fu devastata dai Longobardi, dai Saraceni, da terremoti e conflitti, per essere ogni volta ricostruita. La distruzione più drammatica avvenne il 15 febbraio 1944, quando l'abbazia fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati durante una delle battaglie più sanguinose della Seconda guerra mondiale. Le immagini delle sue macerie fecero il giro del mondo e trasformarono Montecassino in uno dei simboli della devastazione del conflitto. L’edificio che si visita oggi è il risultato della grande ricostruzione avviata nel dopoguerra e completata nel 1964, lo stesso anno in cui veniva inaugurata l’A1. 


La stazione futuristica di Zaha Hadid a Napoli

Stazione AV Napoli Afragola, Zaha Hadid Architects, 2017


Tra le opere più significative realizzate da Zaha Hadid Architects in Italia, la stazione AV di Napoli Afragola è molto più di un'infrastruttura ferroviaria. Inaugurata nel 2017 lungo l'asse dell'alta velocità, a pochi minuti dall'Autostrada del Sole, rappresenta uno dei più importanti – e rari – investimenti pubblici realizzati nel Mezzogiorno negli ultimi decenni. Per la prima volta, infatti, una delle firme più influenti dell'architettura contemporanea viene chiamata a progettare una nuova porta d'accesso al Sud Italia. L'edificio si configura come un ponte abitato lungo oltre 400 metri che scavalca i binari con le forme fluide e dinamiche che hanno reso celebre il linguaggio dell'architetta anglo-irachena. Osservata dall'autostrada, appare come un oggetto atterrato da un futuro ancora distante: un'immagine particolarmente potente in un territorio dove il rapporto tra modernizzazione e grandi infrastrutture è stato spesso complesso e irrisolto.

Immagine di apertura: I ponti di Santiago Calatrava a Reggio Emilia. Foto Adobe Stock

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