Venti designer hanno costruito dei templi per chi ha bisogno di un pasto

All’Adi Design Museum arriva “Opera Buona”, il progetto ideato da Alessandro Guerriero che riunisce architetti, designer, chef e scrittori in una raccolta di microarchitetture pensate per sostenere le attività di Opera San Francesco.

Alessandro La Spada, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

Atelier Biagetti, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

Johanna Grawunder, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

M.G. Grasso Cannizzo, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

Marco Piva, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

Mario Trimarchi, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

Markus Benesch, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

Michele De Lucchi, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

Palomba Serafini, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026

Courtesy Adi Design Museum

Ci sono progettisti che disegnano oggetti. Altri che costruiscono sistemi. E poi ci sono figure rare che sembrano muoversi come rabdomanti, seguendo correnti invisibili e intercettando energie umane prima ancora che creative. Alessandro Guerriero appartiene a questa categoria. Da Alchimia in poi, la sua traiettoria non è mai stata quella del designer tradizionale: è stata quella di un agitatore culturale, di un costruttore di relazioni, di qualcuno capace di portare il design là dove nessuno aveva pensato di portarlo.

Sara Ricciardi, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

Anche “Opera Buona” nasce da questa capacità. Non è semplicemente una collezione di oggetti o una mostra. È un dispositivo relazionale che mette attorno allo stesso tavolo architetti, designer, chef, scrittori e un’istituzione come Opera San Francesco.

Venti progettisti immaginano un tempio. Venti chef lo abitano con una conserva, un piccolo scrigno alimentare che contiene un’offerta. Venti scrittori gli affidano una storia, una riflessione, una memoria. Nasce così un paesaggio di opere che parlano di nutrimento, accoglienza, solidarietà e condivisione.

Le parole con cui Guerriero introduce il progetto aiutano a comprenderne la natura più profonda. “Piccole architetture a uso spirituale. Piccole architetture come strumento critico”. Non edifici da abitare, ma luoghi da pensare. Non architetture funzionali, ma presenze simboliche capaci di custodire qualcosa di prezioso.

Marco Ferreri, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

“Potrebbero essere un tempio, un tabernacolo, un’edicola, un abitacolo, un piccolo monumento”, scrive Guerriero, aggiungendo che il loro compito è rappresentare “i riti semplici o complessi che derivano dal loro uso: lavorare, parlare, pensare, meditare e mangiare”.

La scelta del tempio non è casuale. Il tempio è una delle più antiche invenzioni dell’umanità: un luogo destinato a custodire ciò che una comunità considera prezioso. In questo caso non ospita reliquie né divinità, ma qualcosa di altrettanto essenziale: il cibo. Non il cibo come prodotto o spettacolo gastronomico, ma come gesto di cura.

Conservare, offrire, condividere. Azioni che attraversano tutte le culture e che trovano nella mensa il loro spazio più autentico. In fondo, ogni mensa è un tempio laico. E ogni pasto donato è un’offerta.

Elena Salmistraro, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

Per questo i piccoli edifici in marmo policromo, realizzati pro bono da Silvestri Marmi di Carrara, non vanno letti come semplici esercizi formali. Sono autoritratti in miniatura. Microcosmi nei quali ciascun autore concentra temi, ossessioni e visioni che attraversano da anni il proprio lavoro.

Il tempio di Cino Zucchi è forse il più esplicitamente archetipico. Nella sua pianta e nelle sue aperture ritorna una riflessione che accompagna da tempo il lavoro dell’architetto: il rapporto tra corpo e architettura, tra costruzione e origine. Le aperture sembrano evocare una figura femminile, quasi una citazione astratta dell’Origine du monde di Courbet. Il tempio diventa così matrice, luogo generativo, spazio della nascita.

Ugo La Pietra, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

Con Ugo La Pietra riemerge invece uno dei temi centrali della sua ricerca: l’abitare. Da decenni La Pietra sostiene che «abitare è essere ovunque a casa». Il suo piccolo edificio appare come una soglia, una casa-tempio che annulla il confine tra interno ed esterno e trasforma l’idea stessa di rifugio in una condizione mentale prima ancora che fisica.

Giulio Iacchetti, Peter Pichler e Atelier Biagetti, pur con linguaggi molto diversi, riducono il tempio alla sua essenza primordiale: quattro sostegni e una copertura. Ritorna così l’archetipo della capanna, la forma originaria dell’abitare, condensata in pochi segni essenziali.

Peter Pichler, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

Paola Navone introduce una dimensione ironica e fantastica, trasformando la struttura in una sorta di pagoda mediterranea. Mario Trimarchi lascia affiorare il suo universo poetico di segni, rotte e creature leggere, dove il tempio assume la forma di un approdo o di un nido sospeso.

Elena Salmistraro costruisce invece una presenza totemica e cromatica che sembra provenire da una civiltà immaginaria, mentre Sara Ricciardi lavora sulla componente rituale e teatrale dello spazio, trasformando l’architettura in una macchina narrativa.

Marcel Wanders, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

Marco Ferreri affronta il tema da una prospettiva diversa, fedele alla sua ricerca fatta di rigore e sottrazione. Il suo tempio si sviluppa come una composizione verticale essenziale, costruita sul dialogo tra due colori. L’immagine complessiva suggerisce un movemento ascensionale, una tensione verso l’alto che richiama l’idea stessa della spiritualità. Eppure, all’interno di questo equilibrio severo, Ferreri introduce un elemento di dissimmetria, una lieve deviazione che interrompe la perfezione geometrica. È una soluzione tipica del suo lavoro: mettere in crisi l’ordine senza distruggerlo, inserire un margine di instabilità capace di rendere l’oggetto pulsante. Il suo tempio sembra allora raccontare la condizione umana stessa, sospesa tra desiderio di assoluto e inevitabile imperfezione.

Monica Taverniti, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

Osservati insieme, questi venti lavori ricordano una città ideale. Non una città governata dalle regole dell’urbanistica, ma una geografia di idee, memorie e visioni.

Potrebbero essere un tempio, un tabernacolo, un’edicola, un abitacolo, un piccolo monumento [...] i riti semplici o complessi che derivano dal loro uso: lavorare, parlare, pensare, meditare e mangiare

Alessandro Guerriero, designer, artista e fondatore del celebre collettivo Alchimia.

Lo stesso Guerriero parla di “cose/non/cose”, di “sub-oggetti pressoché inutilizzabili sia dall'uomo sia dal sistema”, oggetti scenici progettati per una “urbanistica immaginaria, una urbanistica da tavola”. Più che forme compiute, sono “protoforme”: il modo più semplice possibile per rappresentare un’idea, una memoria, un ricordo.

Per questo non sono propriamente strumenti di design. O almeno non nel senso consueto del termine. Sono oggetti che servono all’uomo per riflettere su se stesso, per organizzare il proprio intorno simbolico e affettivo, «inteso come estensione diretta delle problematiche interiori».

Giulio Iacchetti, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

Ciascun tempio custodisce una conserva preparata da uno chef. Un alimento destinato per sua natura a essere consumato viene protetto all’interno di un contenitore destinato a durare. L’effimero incontra il permanente. La fame incontra la cultura. Il bisogno incontra la bellezza.

In tempi in cui il design sembra spesso inseguire l’ennesima novità, “Opera Buona” ricorda una verità semplice: il progetto può ancora essere un atto di responsabilità civile. Non soltanto produzione di forme, ma costruzione di legami.

Forse è proprio questa la lezione di Guerriero. Continuare a cercare connessioni improbabili. Mettere in relazione mondi che normalmente non si parlano. Trasformare il design in uno strumento di incontro. Perché il nutrimento non riguarda soltanto il corpo. Riguarda anche la memoria, l’immaginazione, la capacità di condividere significati e di riconoscersi parte di una stessa comunità. In questo senso “Opera Buona” rappresenta perfettamente la sua visione: un design che rinuncia all’autoreferenzialità per diventare gesto civile, occasione di relazione e pratica concreta di solidarietà.

Cino Zucchi, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

La collezione sarà protagonista della mostra ospitata presso Adi Design Museum dal 16 al 21 giugno con l’obiettivo di sostenere concretamente le attività di Opera San Francesco per i Poveri. Nata nel 1959 come mensa capace di accogliere con dignità chi aveva bisogno di un pasto caldo, l’istituzione è oggi un punto di riferimento dove donne, uomini e famiglie in difficoltà trovano servizi e supporti per ritrovare fiducia, dignità e la possibilità di guardare al futuro. Le venti opere saranno infine battute all’asta da Sotheby’s.

Immagine di apertura: Stefano Boeri, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum

  • Adi Design Museum, Milano, Italia
  • dal 16 al 21 giugno
  • Alessandro Guerriero, Roberto Boyer, Alessandra Zucchi, Margherita Sigillò, Carlo Casti, Giacomo D. Ghidelli
Alessandro La Spada, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum

Atelier Biagetti, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum

Johanna Grawunder, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum

M.G. Grasso Cannizzo, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum

Marco Piva, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum

Mario Trimarchi, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum

Markus Benesch, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum

Michele De Lucchi, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum

Palomba Serafini, progetto “Opera Buona”, Adi Design Museum, Milano, 2026 Courtesy Adi Design Museum