Un’artista ha trasformato le Vele di Scampia in una città fantasma sonora

Nella mostra “Invisible Sun” a Milano, l’artista americana Tracey Snelling trasforma le Vele di Scampia in una scultura sonora fatta di televisioni accese, interviste, rumori di strada e memorie raccolte durante lo sgombero del complesso.

Le architetture di Tracey Snelling non stanno mai ferme. Lampeggiano, parlano, trasmettono musica, frammenti di televisione, interviste, rumori di strada e film d’epoca. Modellini architettonici all’esterno, piccole città vive all’interno. “Il mio lavoro parla di vita”, racconta a Domus l’artista statunitense, da anni residente a Berlino, mentre attraversiamo “Invisible Sun”, la sua mostra nel project space Playlist della Galleria Giampaolo Abbondio di Milano.

La mostra, curata da Gabi Scardi e visitabile fino al 26 giugno, ripercorre alcune tappe fondamentali della sua ricerca: dai collage urbani della serie Clusterfuck ai lavori sull’housing americano, fino alla riproduzione di un club di Tokyo e di un locale di döner kebab. Al centro però c’è soprattutto uno dei complessi residenziali più controversi d’Europa, le Vele di Scampia, osservate da Snelling nel momento esatto del loro sgombero.

Catturare le Vele di Scampia

“Quando le ho viste ho pensato: che edificio incredibile”, racconta Snelling ricordando la prima volta che ha visto le Vele. Non a Napoli ma online, attraverso alcune fotografie pubblicate su Facebook da un’amica in visita in città.

Vista della mostra Tracey Snelling. Invisible Sun. Courtesy Playlist by Galleria Giampaolo Abbondio

L’incontro con il complesso progettato da Franz Di Salvo nei primi anni Settanta avviene prima come fascinazione architettonica e solo dopo come immersione nella sua storia sociale e politica. Snelling visita Scampia nel 2022, legge Roberto Saviano, guarda documentari e reportage, ma prova a mantenere una certa distanza dalla narrazione dominante costruita intorno al quartiere. “Volevo rendere omaggio alle persone che vivevano lì senza spettacolarizzare la loro condizione”, spiega.

Volevo rendere omaggio alle persone che vivevano nelle Vele senza spettacolarizzare la loro condizione.

Tracey Snelling

È un equilibrio difficile. Le Vele sono da decenni uno dei soggetti più rappresentati dell’immaginario urbano italiano: simbolo del fallimento del modernismo, set cinematografico permanente, icona mediatica del degrado e della criminalità. Dalle installazioni presentate alla Biennale di Venezia 2025 fino ai documentari costruiti sulle testimonianze degli ex residenti, le Vele continuano a essere uno dei soggetti più osservati e rappresentati dell’architettura italiana contemporanea.

Insomma, anche mentre vengono demolite, continuano a produrre immagini, che lo vogliano o no. E catturarle senza trasformarle in spettacolo è una delle cose più complesse che si possano fare.

Tracey Snelling con l'opera Vele di Scampia. Courtesy Playlist by Galleria Giampaolo Abbondio

Per questo il modellino costruito da Snelling evita qualsiasi monumentalizzazione. Le finestre illuminate mostrano frammenti di interviste, stanze vuote, dettagli quotidiani, immagini raccolte attraverso documentari e materiali video girati nel quartiere. Sono un archivio fragile e caotico di vite e memorie che non esprime giudizio. “Volevo catturare l’edificio in quel preciso momento storico, che ormai è già passato”, dice.

L’importanza del suono

Dalle fotografie non si capisce, ma le architetture di Snelling sono rumorosissime e, come giganteschi sound system, assorbono la stratificazione acustica della città. Playlist che escono da un kebabbaro, televisori accesi, traffico, conversazioni e interviste ai residenti: tutto si interseca tra le finestre e le fessure dei suoi modellini.

“La sovrapposizione dei suoni è quello che li fa assomigliare a una città”, dice Snelling. “Ti dà l’impressione che ci sia molta vita”, sottolineando come il caos sia una parte fondamentale del suo lavoro. È proprio il suono, infatti, a impedire alle sue sculture di trasformarsi in miniature nostalgiche o, peggio, “in adorabili case delle bambole”, come dice lei stessa.


Anche il titolo della mostra riprende la canzone dei Police Invisible Sun, scelta anche per dialogare con Playlist, il project space di Giampaolo Abbondio dove ogni mostra prende il nome da un brano musicale. Per Snelling però il riferimento non riguarda tanto il testo del brano quanto l’immagine evocata dalle parole: “Invisible Sun suggerisce l’idea di una speranza che esiste, ma che non si riesce davvero a vedere”.

Come un sole invisibile. Come la speranza nascosta sotto le molteplici contraddizioni di luoghi come Scampia. “Scampia è fatta di molti strati”, dice.

Vivere, tra la California e Berlino

L’attenzione di Snelling per l’architettura nasce però molto prima dell’incontro con le Vele. Cresciuta negli Stati Uniti in un contesto middle class, l’artista racconta di essere sempre stata affascinata da come vivono le persone e dalle trasformazioni delle città. “Mi sento quasi come una documentarista, o una sociologa che entra in un luogo e osserva”, spiega, precisando però di non voler mai assumere il ruolo di autorità assoluta sui luoghi che attraversa.

Tracey Snelling, We Buy Homes For Cash, 2022. Courtesy l'artista e Playlist by Galleria Giampaolo Abbondio

Nella mostra milanese compaiono così anche i lavori dedicati all’abitare precario americano, come le piccole case prefabbricate e le mobile homes diffuse negli Stati Uniti. In opere come We Buy Homes for Cash, Snelling affronta il tema dell’abitare tossico e dell’emergenza abitativa post-Katrina, mostrando come il disagio urbano non appartenga soltanto alle periferie europee. “Se non hai soldi, negli Stati Uniti spesso finisci a vivere in case insicure o tossiche”, racconta.

Invisible Sun suggerisce l’idea di una speranza che esiste, ma che non si riesce davvero a vedere.

Tracey Snelling

Da anni residente a Berlino, l’artista lavora inoltre sulle architetture brutaliste e sui grandi complessi residenziali della città, dal Bierpinsel al Mäusebunker, fino ai progetti modernisti della ex DDR. Tra i suoi lavori più recenti c’è infatti una commissione della Berlinische Galerie dedicata a un enorme complesso di social housing immaginato negli anni Sessanta dall’architetto Josef Kaiser e mai costruito.

Per la prima volta, Snelling si confronta non con un edificio reale ma con un’utopia architettonica rimasta sulla carta. “Si potrebbe costruire un’intera serie di edifici mai esistiti”, dice a Domus immaginando una possibile nuova direzione della sua ricerca.

Tracey Snelling, Bierpinsel, 2023. Courtesy l'artista

Edifici demoliti, utopie fallite, quartieri marginali, case temporanee e città che non esistono: le architetture di Tracey Snelling sono come lanterne, acchiappasogni luminosi e rumorosi con cui ha catturato viaggi e persone. Ma soprattutto sono architettura perché, come il progetto di un grande edificio, continuano a interrogarsi su come si possa ancora vivere bene. 

Immagine di apertura: Tracey Snelling con l'opera Vele di Scampia. Courtesy Playlist by Galleria Giampaolo Abbondio

Mostra:
Tracey Snelling. Invisible Sun
A cura di:
Gabi Scardi
Dove:
Playlist by Galleria Giampaolo Abbondio, Via Archimede 73, Milano
Date:
dal 24 aprile al 26 giugno 2026

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