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Cosa vede un artista che vive in un campo profughi? Una mostra a Milano prova a rispondere

Alla Fondazione Luigi Rovati arriva “Out of Place”, una mostra che raccoglie 284 opere di artisti che vivono o hanno vissuto nei campi profughi, trasformando il racconto della migrazione in una pluralità di sguardi ed esperienze.

Vivere nel luogo in cui si è nati è una condizione molto meno comune di quanto si pensi. Circa 304 milioni di persone vivono in un Paese diverso da quello in cui sono nate, e il dato arriva a una persona su otto — più di 700 milioni — se si considera anche la migrazione interna. Circa 117 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case a causa di guerre, persecuzioni o violenze. Di queste, quasi 9 milioni vivono all’interno di campi rifugiati.

Artisti prima che rifugiati

È da questa prospettiva che nasce “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, progetto espositivo di Fondazione Imago Mundi visitabile alla Fondazione Luigi Rovati di Milano dal 17 giugno al 19 luglio.

La mostra, che arriva a Milano in concomitanza con il 75esimo anniversario della Convenzione di Ginevra sullo Statuto dei Rifugiati, è il risultato di una ricerca condotta tra il 2022 e il 2024 nei 18 maggiori campi profughi del mondo, dal Bangladesh al Kenya, dall’Uganda al Ruanda, passando per Algeria, Giordania, Messico, Stati Uniti e Grecia.

Famakinka Olunafemi (Nigeria, Francia), Un re senza trono. Opera esposta all’interno della mostra “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, 2026. Courtesy Fondazione Luigi Rovati

L’idea è semplice: presentare gli autori delle 284 opere esposte — tutte nel formato 10x12 cm — come artisti, prima ancora che come migranti o rifugiati. Mostrare che esiste una narrazione diversa possibile e che la condizione stessa di rifugiato può generare nuove prospettive e una maggiore complessità di sguardo sul mondo contemporaneo.

Guardare il campo attraverso gli occhi di chi lo vive

“In generale”, commenta Laila Ajjawi, curatrice della sezione giordana del progetto, “soprattutto in Europa e in Occidente si parla di rifugiati come se fossero un’entità unica”.

Nata nel 1990 nel campo rifugiati di Irbid, in una famiglia palestinese arrivata in Giordania dopo la Nakba del 1948, Ajjawi racconta come il progetto abbia ampliato la sua stessa prospettiva: “Ho potuto vedere il campo dove sono cresciuta, ma anche gli altri campi e il campo profughi come idea, attraverso gli occhi degli altri artisti”.

Myloan Dinh (Vietnam, Stati Uniti), Ritorno al mittente, tenda #8, 2023. Dettaglio dell’opera esposta all’interno della mostra “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, 2026. Courtesy Fondazione Luigi Rovati

Dalle opere emerge così un quadro sfaccettato che restituisce i molteplici significati del campo profughi come uno dei luoghi simbolici del nostro tempo.

Una narrazione ancora da costruire

Il titolo della mostra prende in prestito l’espressione “Out of Place” dallo scrittore palestinese Edward Said, che la utilizzava per descrivere la condizione dell’esilio e dello sradicamento.

Ebrahim Alipoor (Iran / Kurdistan), Dov’è casa?. Opera esposta all’interno della mostra “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, 2026. Courtesy Fondazione Luigi Rovati

L’obiettivo della mostra è offrire una piattaforma agli artisti che vivono nei campi profughi, e che troppo spesso restano oggetto anziché soggetto della narrazione che li riguarda, affinché possano raccontare direttamente la propria realtà.

Dalla Danimarca a Milano

L’idea di utilizzare l’arte per trasformare la narrazione sui rifugiati sta trovando sempre maggiore spazio anche nelle istituzioni culturali. Uno degli esempi più significativi è Flugt, il Museo dei Rifugiati danese, inaugurato nel 2022 a Oksbøl, sul sito che durante la Seconda guerra mondiale ospitava il più grande campo profughi della Danimarca.

Youssef Al Shuwaili (Iraq), Mâdar (Madre) della pietà, 2020. Fotografia digitale stampata su tela. Opera esposta all’interno della mostra “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, 2026. Courtesy Fondazione Luigi Rovati

Pensato per dare voce e volto ai rifugiati di tutto il mondo, Flugt è la prima istituzione museale interamente dedicata a questo tema.

Progetti come Flugt e “Out of Place” provano a costruire strumenti per leggere una realtà sempre più segnata da guerre, crisi economiche e spostamenti forzati. Ascoltare chi ha vissuto o vive nei campi profughi significa ampliare la comprensione del presente attraverso prospettive che raramente trovano spazio nel racconto pubblico.

Immagine di apertura: Rushdi Anwar (Kurdistan, Australia/Thailandia), Fardello senza luogo. Verso l’incertezza. Opera esposta all’interno della mostra “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, 2026. Courtesy Fondazione Luigi Rovati

Mostra:
“Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”
Data:
17 giugno – 19 luglio 2026
Luogo:
Fondazione Luigi Rovati, Milano

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