"Andrea Pazienza, 26 anni, di San Benedetto, ama definirsi del Gargano. Vive a Bologna, dove studia al Dams. Alto 1,86. Collaboratore di Alter, Linus, Frigidaire e Corto Maltese. Ha creato Pentothal e Zanardi. Ama i disegni a Pertini".
Comincia così Sulla carta sono tutti eroi, lo speciale del 1984 dedicato ad Andrea Pazienza e oggi pubblicato per la prima volta su RaiPlay. Una scheda biografica che ha tutto il gusto di una foto segnaletica, scattata da chi lo conosceva meglio, visto che a scriverla fu lui stesso.
Poche righe che, quasi fossero uno schizzo improvvisato a pennarello, bastano a tratteggiare quello che avrebbe reso Pazienza (o Paz, come lo chiamavano tutti) una figura decisiva per la storia del fumetto e della cultura visiva italiana.
Nato a San Benedetto del Tronto nel 1956 e cresciuto tra le Marche e il Gargano, Pazienza arriva a Bologna nel pieno degli anni Settanta per frequentare il Dams. È la città del Movimento del ’77, delle radio libere, delle occupazioni e di una scena culturale in cui fumetto, arte, musica, teatro e politica si incrociano di continuo. Qui comincia a pubblicare su quelle riviste che si propongono di cambiare il linguaggio del fumetto italiano, da Alter Alter a Cannibale, fino a Frigidaire.
Il primo personaggio a renderlo famoso è Pentothal, protagonista delle Straordinarie avventure di Pentothal, pubblicate a partire dal 1977. Studente, sognatore, spesso paralizzato dai dubbi, Pentothal si muove in una Bologna attraversata dalla politica e dalla vita quotidiana: appartamenti condivisi, relazioni sentimentali, notti insonni, manifestazioni, università. Racconta l’atmosfera e le contraddizioni che Pazienza stesso allora stava vivendo.
Se Pentothal fotografa la fine degli anni Settanta, è Zanardi il personaggio simbolo del decennio successivo. Comparso per la prima volta sulle pagine di Frigidaire nel 1981, è un liceale biondo, intelligente e spietato che, insieme agli amici Colasanti e Petrilli, attraversa storie fatte di manipolazioni, violenza, droga e assenza di scrupoli. Ancora una volta Zanardi non rappresenta una generazione in senso stretto, piuttosto ne intercetta ed esaspera alcuni aspetti: il tramonto delle grandi appartenenze politiche, il cinismo, l’individualismo e la perdita di qualsiasi illusione collettiva.
Ma a distinguere Paz è soprattutto il disegno. Nelle sue tavole entrano riferimenti molto diversi: dal fumetto underground americano alla pittura, dalla caricatura al fumetto popolare, fino all’illustrazione editoriale. Il tratto cambia a seconda della storia: passa dal realismo alla deformazione grottesca, dall’acquerello allo schizzo veloce, dalla composizione accurata alla pagina apparentemente improvvisata. Con questa forza espressiva e una tecnica estremamente duttile, Pazienza allarga le possibilità del fumetto italiano e apre una stagione di grande sperimentazione.
Negli anni Ottanta lavora senza sosta. Disegna copertine, manifesti, illustrazioni, collabora con alcune delle riviste più importanti della scena culturale italiana. Tra i soggetti più ricorrenti c’è Sandro Pertini, che ammira e trasforma in una figura insieme politica, affettiva e popolare.
È il 1987 quando Pazienza pubblica Pompeo, il suo lavoro più cupo e personale. È la storia di un uomo alle prese con l’eroina, l’isolamento e l’autodistruzione. Un racconto duro, lontano dalla leggerezza e dall’ironia delle opere precedenti, destinato a diventare uno dei fumetti più importanti del Novecento.
Andrea Pazienza muore nel 1988, a soli trentadue anni, ma la sua influenza passa di generazione in generazione e supera presto i confini del fumetto. La si ritrova ancora oggi nel lavoro degli illustratori, grafici, artisti e autori che continuano a misurarsi con il suo segno.
A riportare la sua figura al centro è anche il Maxxi di Roma, che dal 24 aprile al 27 settembre 2026 gli dedica la mostra Andrea Pazienza. Non sempre si muore, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti. È il secondo capitolo di un più ampio progetto espositivo dedicato all’artista, realizzato in occasione del settantesimo anniversario dalla sua nascita nascita.
La mostra legge Paz come un artista particolarmente sensibile allo spirito del suo tempo, capace di intercettare e raccontare un passaggio storico per l’Italia: quello tra la fine delle grandi utopie collettive e il disincanto degli anni Ottanta, tra occupazioni e riflusso, creatività diffusa e autodistruzione. Studenti, redazioni improvvisate, appartamenti condivisi, radio libere, politica e cultura pop: che abbiate vissuto o meno quel momento, sembra basti chiudere gli occhi per vederlo scorrere ancora una volta, magari con il tratto rapido e nervoso di Paz.
- Mostra:
- Andrea Pazienza. Non sempre si muore
- Dove:
- Maxxi Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Roma
- Date:
- Dal 24 aprile al 27 settembre 2026
- In copertina:
- Andrea Pazienza, 30 maggio 1984. Andrea, Mestre, Teatro Parco Bissuola, Mostra Codex anni ‘80. Foto Andrea Buffolo e Carlo Battain
