Ribelle della Pop Art britannica, pittore della luce californiana, sperimentatore instancabile e autore di alcune delle immagini più iconiche del Novecento, David Hockney è stato uno dei rarissimi artisti capaci di parlare contemporaneamente al grande pubblico e agli addetti ai lavori.
Nel corso di oltre sessant’anni di carriera ha attraversato pittura, fotografia, scenografia, video e disegno digitale senza mai perdere la propria riconoscibilità. Dalle piscine di Los Angeles ai paesaggi dello Yorkshire, fino alle opere realizzate con l’app Brushes su iPad, vi raccontiamo cinque ragioni per le quali ha cambiato la storia dell’arte.
Un nuovo paesaggio per una nuova California
Una tipica giornata californiana. C’è un cielo senza nuvole, un sole dritto e geometrico, e i colori brillanti delle ville e delle piscine. Due palme lontane svettano al posto dei grattacieli e un trampolino giallo accompagna lo sguardo verso il centro di una piscina, dove schizzi d’acqua risalgono contro la gravità.
Qualcuno si è buttato, ma non sappiamo chi. Con A Bigger Splash, una delle opere che hanno consacrato il suo immaginario, David Hockney cambia le regole della pittura di paesaggio, un genere che negli anni Sessanta molti davano per scomparso.
Con lui, il lifestyle della West Coast diventa un soggetto artistico universale. La California che racconta non è quella romantica della tradizione americana, ma un territorio artificiale fatto di piscine, ville moderniste, prati irrigati e cieli perfetti. Le sue piscine diventano il simbolo di un’epoca e di un nuovo rapporto tra natura, design e desiderio. Ancora oggi, gran parte dell’estetica associata alla California passa attraverso le immagini che lui ha creato.
Il racconto dell’omosessualità
Siamo nel 1961 e Hockney è al secondo anno del Royal College of Art. Dipinge We Two Boys Together Clinging: due ragazzi abbracciati, una citazione di Walt Whitman nel titolo e una serie di riferimenti che spaziano dalla poesia alla cultura pop.
Lo stile è ancora lontano dalle piscine californiane e dai colori brillanti che lo renderanno celebre, ma i temi sono già tutti lì. In Inghilterra gli atti omosessuali tra uomini sono ancora illegali, eppure Hockney sceglie di parlare apertamente di desiderio, attrazione e identità. Non lo fa con il tono del manifesto politico, ma con quello dell’irriverenza, della curiosità e del desiderio.
È un atteggiamento che attraverserà tutta la sua carriera. Nei suoi quadri non ci sono eroi né vittime, ma amici, amanti, corpi che prendono il sole e relazioni che iniziano o finiscono.
In un’epoca in cui l’omosessualità era ancora confinata ai margini della cultura ufficiale, Hockney la porta al centro della scena con una naturalezza rivoluzionaria.
La fotografia e il cinema
Prima ancora che il dibattito sull’intelligenza artificiale e sulle immagini digitali diventasse centrale, Hockney se la prendeva con una questione apparentemente semplice: come vediamo il mondo?
Negli anni Ottanta realizza i celebri joiners, composizioni ottenute assemblando decine di fotografie scattate da punti di vista differenti. Il risultato è un’immagine che mette in discussione l’idea stessa di prospettiva e anticipa molte riflessioni contemporanee sulla frammentazione dello sguardo
La sua influenza esce presto dai musei e arriva al cinema. Il caso più evidente è A Bigger Splash di Luca Guadagnino, che già nel titolo rende omaggio al celebre dipinto del 1967. Ma l’immaginario creato da Hockney — fatto di piscine moderniste, sole abbagliante, desiderio, lusso e malinconia — ha attraversato e continua a definire decenni di fotografia, moda, pubblicità e cinema.
I ritratti che ripercorrono il secondo Novecento
Mr and Mrs Clark and Percy: questo è il titolo di uno dei più noti ritratti di Hockney, realizzato nel 1971 per gli amici Ossie Clark e Celia Birtwell. Lui, stilista tra i protagonisti della Swinging London; lei, designer tessile e musa di un’intera stagione creativa.
Hockney era stato il testimone delle loro nozze e, quando dipinge il quadro, il matrimonio è già in crisi. La luce che entra dalle finestre dell’appartamento di Notting Hill, il gatto chiamato Percy nel titolo — anche se probabilmente era Blanche — e la distanza quasi impercettibile tra i due protagonisti trasformano la scena domestica in qualcosa di molto più complesso.
Il dipinto è uno dei capitoli di una lunga galleria umana che Hockney costruisce nel corso della sua carriera. Amici, compagni, collezionisti, stilisti, artists e intellettuali diventano i protagonisti di una sorta di ritratto collective del secondo Novecento. Da Christopher Isherwood a Henry Geldzahler, da Celia Birtwell a decine di figure che attraversano il mondo dell’arte, della moda e del design, Hockney utilizza il ritratto per raccontare un nuovo modo di vivere le relazioni, gli affetti e le ambizioni.
L’artista dell’iPad che non ha mai smesso di sperimentare
Ci sono artisti che trovano una formula e la ripetono per tutta la vita. Poi c’è David Hockney. Negli anni Sessanta dipinge le piscine della California, negli Ottanta smonta e ricompone la fotografia con i suoi celebri joiners, negli anni Duemila inizia a disegnare sull’iPhone e poi sull’iPad. Mentre molti suoi coetanei guardano con sospetto le nuove tecnologie, lui le adotta con l’entusiasmo di un principiante.
Per anni realizza paesaggi, alberi in fiore, cieli e campagne inglesi utilizzando l’applicazione Brushes. Opere che mantengono intatta la sua ossessione per la luce e per il colore, dimostrando che la differenza non la fa lo strumento, ma lo sguardo di chi lo usa.
Ma l’esempio più sorprendente arriva nel 2018, quando gli viene commissionata The Queen’s Window per la Westminster Abbey, una delle istituzioni più antiche e simboliche della Gran Bretagna, e Hockney parte proprio da un disegno realizzato su iPad. Da uno schermo touchscreen nasce così una grande vetrata destinata a entrare in uno dei luoghi più solenni della storia britannica. È una parabola quasi perfetta.
Immagine di apertura: David Hockney, Jack Ransome Resting on an Orange and White Checkered Tablecloth, 2025. Acrylic on canvas, 36 x 48 in. (91.4 x 121.9 cm) © David Hockney. Photo: Prudence Cuming.
