I primi sprazzi di primavera hanno il potere di far tornare la voglia di uscire di casa, che sia per un pomeriggio, o per andare in stazione a prendere un treno e trascorrere una giornata o un weekend in un’altra città. E così, il mese di marzo è ricco di nuove aperture lungo tutta la penisola: pittura, fotografia, design e pratiche partecipative compongono un programma di mostre, che conferma la ricchezza delle proposte delle istituzioni culturali italiane.
In Italia a marzo apriranno tantissime mostre da non perdere
Da Milano a Pistoia, da Venezia a Gibellina, tra pittura, fotografia, design e architettura: Domus ha selezionato le mostre da segnare in agenda per il mese che dà inizio alla primavera.
Mark Rothko. No.3/No. 13. 1949. The Museum of Modern Art, New York/Scala, Firenze
Rirkrit Tiravanija untitled 2006 (palm pavilion), 2006-08 Veduta dell’installazione, kurimanzutto, Città del Messico, 2008 Collection of Inhotim Institute, Minas Gerais, Brasil Courtesy l’artista e kurimanzutto
Joel Meyerowitz Los Angeles, California, 1976
Veduta di allestimento della mostra. Courtesy MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo
Jenny Saville, Reverse, 2002-2003 © Jenny Saville. All rights reserved, DACS 2026
Ettore Sottsass. Studio per arredamento casa Corgnati
Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna. Courtesy Accademia Carrara
Andrea Branzi, foto di Emanuele Zamponi Courtesy Triennale Milano
Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross) (1975; Pittsburgh, The Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.167) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2025
Resto (2020), Still video. Courtesy Masbedo
Mari di disattenzione profonda. Courtesy Fondazione Paul Thorel
Mario Schifano, Interno di casa romana, 1968 (dettaglio). Collezione privata. Foto di Giorgio Benni © MARIO SCHIFANO, by SIAE © Archivio Mario Schifano
Franco Vaccari, Esposizione in tempo reale n.21, Bar Code – Code Bar, 1993. Courtesy of the Artist's Archive
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- Carla Tozzi
- 05 marzo 2026
A Venezia, in attesa dell’apertura della Biennale Arte 2026, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro presenta la grande mostra dedicata a Jenny Saville, mentre a Milano la stagione espositiva si muove tra arte contemporanea, architettura e design: dalle installazioni partecipative di Rirkrit Tiravanija nelle Navate di Pirelli HangarBicocca alla retrospettiva che Triennale Milano dedica a Lella e Massimo Vignelli, già anticipata tra le mostre di design e architettura da vedere nel 2026. Accanto a questi appuntamenti, retrospettive come quella su Mario Schifano a Roma, o la mostra dedicata ai tarocchi e alla loro storia all’Accademia Carrara, contribuiscono a delineare una stagione espositiva particolarmente vivace, che attraversa città, linguaggi e generazioni diverse.
Domus ha selezionato le mostre che aprono al pubblico nel mese di marzo – o che hanno aperto da pochissimo – da segnare nell’agenda degli appuntamenti imperdibili di questa primavera.
Immagine di copertina: Veduta di allestimento della mostra. Courtesy MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo
A due anni dalla monumentale retrospettiva che la Fondation Louis Vuitton ha dedicato all’opera di Mark Rothko, le tele del pittore statunitense arrivano in Italia con una mostra che si preannuncia imperdibile a Palazzo Strozzi. Curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, l’esposizione è concepita come un dialogo con l’architettura del palazzo e con la città, mettendo in luce il rapporto tra equilibrio classico e intensità espressiva che nelle sue opere si traduce in una nuova percezione dello spazio attraverso il colore. Il percorso riunisce oltre settanta lavori provenienti da collezioni private e da istituzioni internazionali come MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, e il Centre Pompidou di Parigi. Il progetto espositivo non si limita solo alle sale di Palazzo Strozzi ma coinvolge altri due luoghi cari all’artista, il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.
Più che una tradizionale retrospettiva, The House That Jack Built trasforma le Navate di Pirelli HangarBicocca in un grande ambiente partecipativo. La mostra dell’artista thailandese residente a New York Rirkrit Tiravanija ripercorre oltre trent’anni della sua ricerca architettonica e spaziale, mettendo in scena un articolato sistema di strutture e installazioni che il pubblico è chiamato ad abitare e ad attivare. Figura centrale dell’arte relazionale, Tiravanija concepisce l’opera come esperienza condivisa: spazi per incontrarsi, giocare, sostare o cucinare ridefiniscono il ruolo dello spettatore, che diventa parte integrante del lavoro. Curata da Lucia Aspesi e Vicente Todolí, l’esposizione riunisce progetti ispirati a celebri architetture del Modernismo, reinterpretate come piattaforme d’uso e di relazione.
Un dialogo tra generazioni di fotografi ridefinisce il mito dell’American West in The New American West: Photography in Conversation, progetto ospitato dalla Galleria 10 Corso Como in collaborazione con MIA Photo Fair BNP Paribas nell’ambito di MIA OFF. Co-curata da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, la mostra esplora come l’Ovest americano sia stato costruito, mitizzato e trasformato dall’obiettivo fotografico nell’arco di quasi un secolo. Le immagini contemporanee di Maryam Eisler e Alexei Riboud si confrontano con fotografie di maestri come Edward Weston, Paul Strand e Diane Arbus, tracciando l’idea di un West sfaccettato e in evoluzione. Il progetto nasce da un viaggio compiuto nel 2024 da Eisler e Riboud tra Texas, New Mexico, Arizona e Utah, dove i due fotografi si sono confrontati con gli stessi scenari, con sguardi differenti: più cinematografico e introspettivo il punto di vista di Eisler, più rigoroso e contemplativo quello di Riboud.
La parola come azione, suono, presenza: al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna una grande retrospettiva rende omaggio a John Giorno, figura radicale della scena newyorkese degli anni Settanta. John Giorno: The Performative Word, a cura di Lorenzo Balbi, ripercorre nella Sala delle Ciminiere la sua pratica ibrida tra poesia, arti visive, performance e attivismo, nata anche attraverso collaborazioni con protagonisti dell’avanguardia come Andy Warhol e Patti Smith. Fulcro dell’esposizione è Dial-A-Poem, progetto del 1969 che trasformò il telefono in mezzo di diffusione poetica partecipativa, presentato anche al Museum of Modern Art. Per l’occasione è stata realizzata la versione italiana dell’opera, Dial-A-Poem Italy, con la collaborazione di Giorno Poetry Systems e un nuovo numero telefonico +390510304278.
In concomitanza con la Biennale Arte 2026, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro dedica una grande mostra a Jenny Saville, tra le più importanti pittrici contemporanee. Prima ampia esposizione veneziana dell’artista, il progetto ripercorre la sua carriera dagli anni Novanta a oggi attraverso circa trenta dipinti, tra cui alcune opere fondamentali della sua produzione. Le monumentali tele dialogano con la tradizione pittorica della città, in particolare con la scuola veneziana, evidenziando il profondo legame di Saville con la storia dell’arte. Nota per aver rinnovato la figurazione contemporanea indagando il corpo e le sue implicazioni sociali, l’artista presenta anche un ciclo inedito realizzato per Ca’ Pesaro, omaggio alla pittura e alla lunga eredità artistica di Venezia.
A Palazzo Buontalenti una grande retrospettiva rende omaggio a Ettore Sottsass, figura chiave del design e dell’architettura del Novecento. Io sono un architetto. Ettore Sottsass rilegge oltre trent’anni di attività, dal dopoguerra ai primi anni Settanta, a partire dal fondo donato al CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione. Il percorso approfondisce anche il legame con la Toscana, dalle ceramiche con Aldo Londi alle collaborazioni con Poltronova. Disegni, fotografie, oggetti e materiali d’archivio, molti dei quali inediti, restituiscono un pensiero critico verso il mito del progresso, orientato a un nuovo umanesimo del progetto fondato su forma, colore e luce.
Sette secoli di immagini, simboli e interpretazioni raccontati in Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna, la grande mostra che Accademia Carrara dedica alla storia dei tarocchi. Curata da Paolo Plebani, l’esposizione propone un viaggio dal Quattrocento alla contemporaneità, ricostruendo committenze, tecniche e metamorfosi iconografiche che hanno trasformato un raffinato passatempo aristocratico in uno dei più potenti strumenti simbolici dell’età moderna. Fulcro del progetto è la straordinaria ricomposizione del Mazzo Colleoni, attribuito a Bonifacio Bembo, riunito grazie alla collaborazione con The Morgan Library & Museum. Accanto ai capolavori rinascimentali, opere di artisti come Victor Brauner e Niki de Saint Phalle testimoniano la forza immaginativa dei tarocchi, tra esoterismo, avanguardia e cultura visiva contemporanea.
Nasce da un dialogo tra visioni e generazioni Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present, grande monografica dedicata a Andrea Branzi, figura chiave del design italiano. Il progetto, realizzato in collaborazione con la Fondation Cartier pour l'art contemporain, prende forma attraverso lo sguardo di Toyo Ito, amico e interlocutore di lunga data del designer fiorentino. Installazioni, oggetti, disegni e fotografie costruiscono un percorso che ripercorre i nuclei centrali della sua ricerca e il legame con Triennale Milano, istituzione dove ha ricoperto i ruoli di progettista, teorico e curatore tra il 1973 e il 2022. Una sezione biografica attraversa le stagioni radicali di Archizoom Associati, Alchimia e Memphis Group, fino all’approccio antropologico al progetto. Cuore dell’esposizione è una grande installazione dedicata a No Stop City (1969–1972), manifesto critico della metropoli moderna.
A cinquant’anni dalla storica esposizione del 1975-76, Palazzo dei Diamanti rende omaggio a Andy Warhol con la riedizione di Ladies and Gentlemen, progetto che segnò una svolta decisiva nella sua ricerca. Allontanandosi dalle icone hollywoodiane come Marilyn Monroe, Warhol scelse come protagoniste drag queen afro-americane e portoricane, portando al centro i temi di identità, genere e rappresentazione. Promossa da Fondazione Ferrara Arte con il sostegno dell’Andy Warhol Museum, la mostra riunisce oltre centocinquanta opere tra dipinti, serigrafie, disegni e polaroid, affiancando alla celebre serie una selezione di ritratti iconici – da Mao Zedong a Mick Jagger – e magnetici autoritratti.
Nell’anno di Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea, il Teatro di Pietro Consagra si trasforma in uno spazio di confronto artistico prima del suo completamento, previsto su progetto di Mario Cucinella per l’autunno 2026. Curato da Andrea Cusumano, il progetto espositivo mette in dialogo i Masbedo e Adrian Paci all’interno della struttura in cemento dalle suggestioni piranesiane. Al primo livello, su tre grandi schermi, prende forma The Bell Tolls Upon the Waves (2024) dell’artista albanese; al piano superiore, un’unica proiezione monumentale ospita Resto (2021) dei Masbedo. Entrambe le opere riflettono sul Mediterraneo come spazio umano e politico, all’intersezione tra mare, viaggio e migrazione. Immagini e suoni costruiscono così un’esperienza coinvolgente che mette a confronto poetiche e visioni dei due artisti in relazione all’eredità di Consagra.
Mari di disattenzione profonda inaugura un nuovo ciclo espositivo che mette in relazione l’archivio di Paul Thorel con i protagonisti della ricerca digitale contemporanea, attraverso prestiti e attività curati da Sara Dolfi Agostini. La mostra riunisce opere fondamentali di Thorel e lavori dell’artista irlandese Yuri Pattison, costruendo un paesaggio di albe e tramonti che si riflettono su mari elettronici e orizzonti moltiplicati. Il titolo richiama la “disattenzione profonda” generata dal rumore tecnologico della società contemporanea, anticipata nel romanzo Rumore Bianco (1985) dello scrittore statunitense Don DeLillo. Tra orizzonti crepuscolari e paesaggi digitali, le opere mettono in discussione l’idea di progresso lineare e riflettono su come le tecnologie e i flussi di dati trasformino la percezione contemporanea del tempo, dello spazio e della realtà.
A Palazzo Esposizioni un’ampia retrospettiva celebra Mario Schifano, figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento e protagonista della scena romana. Con oltre cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private, la mostra ricostruisce l’intero arco della sua vicenda creativa, dagli esordi segnati dalla sperimentazione materica fino ai lavori degli anni Novanta. Il percorso cronologico evidenzia le sue invenzioni visive più incisive: dai monocromi alle immagini filtrate dal linguaggio fotografico, dai paesaggi televisivi alle contaminazioni tra pittura e cinema, fino ai cicli di più esplicito impegno civile. L’accostamento di opere appartenenti alle stesse serie mette in luce la vitalità e la continua trasformazione del suo linguaggio pittorico.
Museion dedica una grande retrospettiva a Franco Vaccari, tra le voci più originali dell’arte concettuale italiana. Riunendo fotografie, video, libri d’artista e materiali d’archivio, la mostra offre per la prima volta una lettura organica dei suoi ambienti, fulcro di una ricerca che ha messo in discussione l’opera come oggetto concluso. Formatosi come fisico, Vaccari ha concepito le sue celebri Esposizioni in tempo reale come dispositivi aperti, in cui il pubblico è chiamato a essere parte attiva del processo creativo. Al centro, l’idea di “occultamento dell’autore” e il ruolo della tecnologia rispetto a come la realtà viene percepita, ricordata e condivisa. Il percorso tematico alterna ambienti storici e progetti partecipativi, tra i quali la celebre azione alla Biennale del 1972, evidenziando il valore dell’esperienza, dell’imprevisto e della traccia collettiva come elementi costitutivi dell’opera.