In una Milano in continua trasformazione, dopo gli sviluppi urbani di CityLife, Portello e asse di viale Scarampo, un nuovo tassello si innesta nella lunga metamorfosi dell’ex quartiere fieristico, un contesto storicamente segnato dalla logica del recinto chiuso e impermeabile alle dinamiche della città: è il nuovo Centro di Produzione Rai in via Gattamelata, progettato da Lombardini22 all’interno del comparto Mi.Co Nord di FieramilanoCity.
L’intervento nasce per ospitare in un’unica infrastruttura polifunzionale e tecnologicamente avanzata le funzioni direzionali e produttive della Rai milanese, oggi distribuite tra le sedi di corso Sempione e via Mecenate, con l’intento di riallacciare il comparto al tessuto cittadino attraverso nuove connessioni pedonali e verdi.
Il complesso, situato sull’area compresa tra via Gattamelata e via Colleoni nel sedime dell’ex Padiglione dell’Agricoltura progettato da Ignazio Gardella tra il 1957 e il 1961 e demolito nel 2025, ospiterà funzioni direzionali, studi televisivi e radiofonici e spazi tecnici, in un organismo dall’impianto planivolumetrico chiaro e funzionale articolato in due corpi di fabbrica diversi per linguaggio e programma ma concepiti come un sistema unitario.
Su via Gattamelata si sviluppa, su sette livelli fuori terra, la stecca direzionale, connotata da una facciata vetrata ritmata da profondi sporti lignei che fungono da marcapiani e dispositivi di schermatura passiva. La trasparenza dell’involucro traduce l’idea di un’istituzione aziendale aperta mentre l’arretramento del volume genera un portico urbano a doppia altezza che dilata la sezione pedonale e trasforma la strada in un boulevard alberato e attraversabile. L’impiego strutturale del legno lamellare rafforza la traiettoria verso la riduzione dell’impatto carbonico già sperimentata dallo studio in progetti come il Villaggio Zucchetti a Lodi, coniugando bassa emissività, leggerezza, rapidità esecutiva e libertà compositiva.
Sul fronte di via Colleoni si colloca il blocco produttivo, articolato su quattro livelli fuori terra e uno interrato, dove il linguaggio architettonico assume una declinazione più ifrastrutturale tra facciata tecnica, tra telai in alluminio e travi reticolari per garantire la massima flessibilità operativa.
Tra i due volumi, un elemento di connessione organizza i flussi orizzontali e garantisce continuità funzionale tra le diverse componenti del complesso.
Facciate ad alte prestazioni termiche, vetri selettivi, ventilazione integrata, profondi aggetti lignei per il controllo passivo dell’irraggiamento, pareti ventilate e coperture verdi predisposte al fotovoltaico concorrono alla definizione di un edificio concepito per integrare comfort microclimatico e sostenibilità ambientale.
Il progetto è attualmente in fase di sviluppo, con un orizzonte temporale compreso tra il 2026 e il 2029.
