Un weekend d’arte in Europa: 10 mostre da vedere ora

Nuove aperture, attesi ritorni e mostre in corso da vedere a gennaio nelle capitali europee, a tutte le latitudini del Vecchio Continente: da Madrid a Reykjavík, passando per Roma e Stoccolma.

1. UnaRoma, Macro, Roma, dall’11 dicembre 2025 al 6 aprile 2026 Tra le riaperture più attese del nuovo anno c’è sicuramente il MACRO, che dall’11 dicembre scorso è tornato ad accogliere i visitatori sotto la guida della nuova direttrice artistica Cristiana Perrella. Tra le nuove mostre dedicate alla capitale, UNAROMA si configura come un’ampia inquadratura sulla città contemporanea, un ritratto corale della Roma artistica di oggi, intesa come ecosistema ibrido e in costante mutamento. Curata dalla stessa Perrella insieme a Luca Lo Pinto, l’esposizione riunisce oltre settanta artiste e artisti di generazioni e linguaggi diversi, tra performance, cinema, musica, poesia e arti visive. L’allestimento progettato da Parasite 2.0 adotta la metafora del green screen cinematografico come superficie condivisa su cui si stratificano storie e immaginari, favorendo la coesistenza di visioni differenti.

UnaRoma. Veduta dell'installazione della mostra al MACRO, Roma, 2025. © Foto OKNOstudio. Per gentile concessione del MACRO, Roma

2. Daidō Moriyama. Retrospective, Foto Arsenal Wien, Vienna, dal 31 gennaio al 10 maggio 2026 Nel 2026 arriva a Vienna la retrospettiva itinerante dedicata all’opera di uno dei fotografi più influenti del Novecento, capace di ridefinire radicalmente il linguaggio della fotografia: Daido Moriyama (Osaka, 1938). A partire dall’iconica immagine del cane randagio del 1971, simbolo di una visione cruda e inquieta del reale, la mostra – con oltre duecento fotografie, materiali d’archivio e video – ricostruisce la carriera di Moriyama, protagonista della street photography giapponese dal dopoguerra a oggi. L’esposizione attraversa il suo lavoro per le riviste giapponesi, la rottura con il fotogiornalismo, l’esperienza della generazione Provoke e l’approccio radicale di Farewell Photography (1972). Superata la crisi degli anni Ottanta, Moriyama sviluppa una lirica visiva più introspettiva, riflettendo su identità, memoria e storia, fino alle sperimentazioni a colori e digitali e al progetto in progress del Record magazine.

Daido Moriyama, Kanagawa, 1967 © Daido Moriyama/Daido Moriyama Photo Foundation

3. David Lynch, Pace Gallery, Berlino, dal 29 gennaio al 22 marzo 2026 La sede berlinese della Pace Gallery ospita dal 29 gennaio al 29 marzo 2026 una mostra dedicata al grande regista statunitense David Lynch, che mette in luce le molteplici sfaccettature della sua pratica artistica, presentando dipinti, sculture, acquerelli, fotografie e primi cortometraggi. Forse non tutti sanno che Lynch considerava sé stesso un artista visivo prima ancora che regista, con la sua formazione in pittura alla Pennsylvania Academy of Fine Arts. La mostra – che anticipa una grande retrospettiva prevista per l’autunno 2026 alla Pace di Los Angeles, città natale dell’artista – esplora la materialità e l’immagine come esperienza sensoriale e mentale, con opere che evocano dimensioni subconscie del presente. Completano il percorso espositivo alcune fotografie di siti industriali abbandonati della Berlino di fine anni Novanta.

David Lynch, Courtesy Pace Gallery

4. Martin Parr. Global Warming, Jeu de Paume, Parigi, dal 30 gennaio al 24 maggio 2026 Da poco scomparso all’età di settantatré anni, Martin Parr viene celebrato da una mostra al Jeu de Paume di Parigi che propone una rilettura della sua opera alla luce del disordine generalizzato che caratterizza il nostro tempo. Attraverso circa centottanta opere che attraversano oltre cinquant’anni di produzione, dai primi lavori in bianco e nero alle serie più recenti, l’esposizione restituisce la coerenza di uno sguardo che, ha saputo raccontare con lucidità le derive dei nostri stili di vita. Articolata in cinque sezioni tematiche, la mostra evidenzia come senza mai porsi in posizione di superiorità morale, Martin Parr abbia praticato una “guerriglia visiva” che, attraverso il cliché e una buona dose di umorismo, mette in dubbio le rappresentazioni dominanti e invita a riconsiderare il nostro rapporto con il mondo.

Martin Parr Mumbai, Inde, 2018 © Martin Parr / Magnum Photos

5. Agnieszka Polska. Innocent Bodies, National Gallery of Iceland, Reykjavík, dal 25 gennaio al 17 maggio 2026 La National Gallery di Reykjavík prosegue la serie dedicata alle installazioni video con Innocent Bodies, in cui sono presentati due recenti film di Agnieszka Polska (1985), artista polacca di rilievo internazionale. L’esposizione riflette sulla vulnerabilità dell’esistenza contemporanea in un’epoca segnata da relazioni in costante mutamento tra esseri umani, sistemi tecnologici e mondo naturale. Centrale nella ricerca di Polska è l’analisi dell’economia affettiva, ovvero di come forze artificiali e stati di vita innaturali influenzino emozioni, corpo e coscienza. Longing Gaze (2021–22), realizzato dopo la pandemia, affronta il paradosso dell’intimità nell’era della sorveglianza digitale, evocando isolamento, perdita del contatto fisico e iperconnessione, mentre in The Book of Flowers (2023) vediamo filmati scientifici in 16 mm degli anni Quaranta e Cinquanta, manipolati dall’intelligenza artificiale, e riarrangiati in una storia naturale alternativa e immaginaria basata su una simbiosi evolutiva tra umani e piante.

Courtesy the artist and The National Gallery of Iceland

6. Pipilotti Rist. Gravity, Be My Friend, Accelerator, Stoccolma, dal 13 settembre fino all’8 febbraio 2026 La mostra Gravity, Be My Friend porta a Stoccolma due opere emblematiche di Pipilotti Rist, pioniera della videoarte immersiva, che invitano il pubblico a entrare in ambienti onirici che esplorano corpo, desiderio e identità di genere attraverso poesia, ironia e sperimentazione tecnologica. La mostra mette in dialogo due lavori di scala opposta: una grande installazione che occupa un’intera galleria, pensata per accogliere oltre cento persone, e una micro-opera collocata nello spazio del ristorante. Nel primo video, che dà anche il nome alla mostra, l’artista indaga l’esperienza del guardare da una posizione sdraiata, favorendo uno stato di rilassamento fisico ed emotivo che apre a una percezione più empatica e vulnerabile. Mentre la seconda opera mette in scena una figura intrappolata tra fuoco e lava, evocando il desiderio di cura e compassione.

Veduta dell'installazione, “Gravity, Be My Friend”, 2007. Foto: Jean-Baptiste Béranger

7. Tony Cokes. Let yourself be free, Kunstmuseum Liechtenstein, Vaduz, dal 26 settembre al 1 marzo 2026 Il Kunstmuseum Liechtenstein ospita Let Yourself Be Free, mostra dell’artista statunitense Tony Cokes (1956, Richmond, Virginia), curata da Letizia Ragaglia e concepita come un dialogo con la collezione del museo. L’esposizione include light box, scritti, installazioni video e un lavoro inedito, affiancati a opere selezionate di artisti della collezione. Cokes è noto per i suoi video in cui testi e citazioni si combinano con colori vivaci e musica, stimolando una riflessione critica su immagini, suoni, politica, cultura e potere. La sua pratica post-concettuale lavora come un DJ: campiona e remixa materiali provenienti dai media, dalla cultura pop e dalla filosofia, mettendo in discussione codici dominanti, razzismo, consumismo e relazioni di potere. L’esposizione approfondisce il suo interesse per la storia e la ricezione dell’arte concettuale e del minimalismo, combinando le opere di Cokes con lavori di artisti come Dan Flavin, Donald Judd, Richard Serra, e Andy Warhol.

Veduta della mostra al Kunstmuseum Liechtenstein. Opere di Tony Cokes e James Lee Byars. Foto: Sandra Maier © Tony Cokes / estate di James Lee Byars / Kunstmuseum Liechtenstein

8. Peter Doig. House of Music, Serpentine South, Londra, dal 10 ottobre all’8 febbraio 2026 House of Music è il progetto di Peter Doig in cui il pittore britannico esplora il ruolo della musica, del cinema e degli spazi di incontro collettivo nella sua pratica. La galleria si trasforma in uno spazio d’ascolto, dove dipinti recenti si integrano per la prima volta con il suono, diffuso attraverso due serie di altoparlanti analogici rari e restaurati, tra cui un sistema Western Electric/Bell Labs degli anni Venti e Trenta, recuperato da cinema dismessi nel Regno Unito. Le opere, molte delle quali realizzate durante la sua permanenza a Trinidad, rappresentano musicisti, danze e luoghi di ascolto, immagini che fanno riferimento alla memoria personale dell’artista, a fotografie trovate e a scene immaginate. Ogni domenica, lo spazio si attiva con sessioni di ascolto dal vivo: musicisti, artisti e collezionisti condividono tracce dai loro archivi, costruendo un paesaggio sonoro collettivo.

Peter Doig: House of Music con impianto audio di Laurence Passera / dsp London, Serpentine South, 10 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026. Foto: Prudence Cuming Associates

9. John Akomfrah. Listening All Night to The Rain, Thyssen-Bornemisza, Madrid, dal 4 novembre all’8 febbraio 2026 Originariamente commissionata per il Padiglione Britannico alla Biennale di Venezia 2024, Listening All Night to The Rain è la mostra del regista britannico John Akomfrah, realizzata in collaborazione con TBA21–Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, che segna il ritorno in Spagna di Akomfrah a otto anni dalla presentazione dell’installazione immersiva Purple (2018). La mostra, qui rielaborata nella sua forma più ambiziosa e sperimentale, si articola in cinque installazioni video immersive multi-canale, in cui Akomfrah intreccia documentazione geopolitica e finzione cinematografica, dando voce a soggetti della diaspora britannica e adottando una visione ciclica e non lineare del tempo, capace di connettere luoghi e momenti storici distanti. Membro fondatore del Black Audio Film Collective (1982), Akomfrah è noto per le sue installazioni multi-schermo che indagano ingiustizia razziale, eredità coloniali, migrazioni e crisi climatica.

Courtesy the artist and Museo Thyssen-Bornemisza

10. Soft Robots – The Art of Digital Breathing, Copenhagen Contemporary, Copenaghen, fino al 19 aprile 2026 Soft Robots esplora le speranze e le paure che le nuove tecnologie suscitano nella nostra epoca. L’esposizione, curata da Copenhagen Contemporary, presenta opere di quindici artisti internazionali che riflettono sulla vita nella nuova ecologia tecnologica, tra intelligenza artificiale, biologia sintetica e realtà digitali, indagando il rapporto tra esseri umani e macchine. I lavori, molti dei quali realizzati appositamente per la mostra, oscillano tra poesia e critica, cercando il “respiro” e l’anima nascosti nei paesaggi del futuro tra avatar digitali e macchine seducenti. Il concept della mostra prende spunto dalla fiaba di Hans Christian Andersen L’usignolo (1843), in cui un usignolo naturale viene sostituito da un robot dorato senza anima. Temi come il doppelgänger, il robot-feticcio, la voce e il respiro diventano metafore della nostra relazione con la tecnologia e della ricerca del vero sé.

Soft Robots, A.A. Murakami – Beyond the Horizon (2024). Veduta dell'installazione al Copenhagen Contemporary, 2025. Foto: David Stjernholm 

Tra liste di buoni propositi e un calendario appena appeso al chiodo dove segnare tutti gli appuntamenti del nuovo anno, questo è un buon momento per iniziare a fare programmi – anche a breve termine – guardando la programmazione delle mostre d’arte contemporanea in Europa. Le grandi capitali europee alternano nuove aperture molto attese a mostre inaugurate lo scorso autunno che si avviano a conclusione.

L'inizio del 2026 è segnato da attesi ritorni e nuove ricerche, pratiche consolidate e sperimentazioni più recenti. Dalla riapertura del Museo di Arte Contemporanea di Roma, sotto la nuova direzione di Cristiana Perrella, alle grandi retrospettive, come quella imperdibile dedicata a Daidō Moriyama, che arriva a Vienna per la sua quinta tappa.

Stray Dog, Misawa, 1971 © Daido Moriyama/Daido Moriyama Photo Foundation

Da una città all’altra, le mostre selezionate affrontano temi centrali dell’arte contemporanea: identità, memoria, corpo, rapporto con la tecnologia e trasformazioni sociali. I linguaggi sono vari e spaziano dalla fotografia al video, dalla pittura al suono e all’installazione, in progetti diversificati anche per scala e formato: da esperienze più raccolte, come “Gravity, Be My Friend” di Pipilotti Rist a Stoccolma, a proposte più stratificate come “House of Music” di Peter Doig a Londra, dove pittura e ascolto convivono nello stesso spazio, fino alla grande monografica che il Jeu de Paume di Parigi dedica a Martin Parr, scomparso lo scorso 6 dicembre.

A questi progetti espositivi si affiancano mostre che interrogano in modo diretto il rapporto tra arte e tecnologia, come “Soft Robots” a Copenaghen, o che affrontano questioni politiche e storiche, come il lavoro di John Akomfrah a Madrid, già presentato alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2024.

Martin Parr. Zurich, Suisse, 1997 © Martin Parr / Magnum Photos

Domus ha selezionato dieci mostre da vedere a gennaio in altrettante capitali europee, da nord a sud: dieci occasioni per trascorrere un weekend fuoriporta, in attesa della primavera.

Immagine di apertura: Martin Parr. Benidorm, Espagne, 1997. © Martin Parr / Magnum Photos

1. UnaRoma, Macro, Roma, dall’11 dicembre 2025 al 6 aprile 2026 UnaRoma. Veduta dell'installazione della mostra al MACRO, Roma, 2025. © Foto OKNOstudio. Per gentile concessione del MACRO, Roma

Tra le riaperture più attese del nuovo anno c’è sicuramente il MACRO, che dall’11 dicembre scorso è tornato ad accogliere i visitatori sotto la guida della nuova direttrice artistica Cristiana Perrella. Tra le nuove mostre dedicate alla capitale, UNAROMA si configura come un’ampia inquadratura sulla città contemporanea, un ritratto corale della Roma artistica di oggi, intesa come ecosistema ibrido e in costante mutamento. Curata dalla stessa Perrella insieme a Luca Lo Pinto, l’esposizione riunisce oltre settanta artiste e artisti di generazioni e linguaggi diversi, tra performance, cinema, musica, poesia e arti visive. L’allestimento progettato da Parasite 2.0 adotta la metafora del green screen cinematografico come superficie condivisa su cui si stratificano storie e immaginari, favorendo la coesistenza di visioni differenti.

2. Daidō Moriyama. Retrospective, Foto Arsenal Wien, Vienna, dal 31 gennaio al 10 maggio 2026 Daido Moriyama, Kanagawa, 1967 © Daido Moriyama/Daido Moriyama Photo Foundation

Nel 2026 arriva a Vienna la retrospettiva itinerante dedicata all’opera di uno dei fotografi più influenti del Novecento, capace di ridefinire radicalmente il linguaggio della fotografia: Daido Moriyama (Osaka, 1938). A partire dall’iconica immagine del cane randagio del 1971, simbolo di una visione cruda e inquieta del reale, la mostra – con oltre duecento fotografie, materiali d’archivio e video – ricostruisce la carriera di Moriyama, protagonista della street photography giapponese dal dopoguerra a oggi. L’esposizione attraversa il suo lavoro per le riviste giapponesi, la rottura con il fotogiornalismo, l’esperienza della generazione Provoke e l’approccio radicale di Farewell Photography (1972). Superata la crisi degli anni Ottanta, Moriyama sviluppa una lirica visiva più introspettiva, riflettendo su identità, memoria e storia, fino alle sperimentazioni a colori e digitali e al progetto in progress del Record magazine.

3. David Lynch, Pace Gallery, Berlino, dal 29 gennaio al 22 marzo 2026 David Lynch, Courtesy Pace Gallery

La sede berlinese della Pace Gallery ospita dal 29 gennaio al 29 marzo 2026 una mostra dedicata al grande regista statunitense David Lynch, che mette in luce le molteplici sfaccettature della sua pratica artistica, presentando dipinti, sculture, acquerelli, fotografie e primi cortometraggi. Forse non tutti sanno che Lynch considerava sé stesso un artista visivo prima ancora che regista, con la sua formazione in pittura alla Pennsylvania Academy of Fine Arts. La mostra – che anticipa una grande retrospettiva prevista per l’autunno 2026 alla Pace di Los Angeles, città natale dell’artista – esplora la materialità e l’immagine come esperienza sensoriale e mentale, con opere che evocano dimensioni subconscie del presente. Completano il percorso espositivo alcune fotografie di siti industriali abbandonati della Berlino di fine anni Novanta.

4. Martin Parr. Global Warming, Jeu de Paume, Parigi, dal 30 gennaio al 24 maggio 2026 Martin Parr Mumbai, Inde, 2018 © Martin Parr / Magnum Photos

Da poco scomparso all’età di settantatré anni, Martin Parr viene celebrato da una mostra al Jeu de Paume di Parigi che propone una rilettura della sua opera alla luce del disordine generalizzato che caratterizza il nostro tempo. Attraverso circa centottanta opere che attraversano oltre cinquant’anni di produzione, dai primi lavori in bianco e nero alle serie più recenti, l’esposizione restituisce la coerenza di uno sguardo che, ha saputo raccontare con lucidità le derive dei nostri stili di vita. Articolata in cinque sezioni tematiche, la mostra evidenzia come senza mai porsi in posizione di superiorità morale, Martin Parr abbia praticato una “guerriglia visiva” che, attraverso il cliché e una buona dose di umorismo, mette in dubbio le rappresentazioni dominanti e invita a riconsiderare il nostro rapporto con il mondo.

5. Agnieszka Polska. Innocent Bodies, National Gallery of Iceland, Reykjavík, dal 25 gennaio al 17 maggio 2026 Courtesy the artist and The National Gallery of Iceland

La National Gallery di Reykjavík prosegue la serie dedicata alle installazioni video con Innocent Bodies, in cui sono presentati due recenti film di Agnieszka Polska (1985), artista polacca di rilievo internazionale. L’esposizione riflette sulla vulnerabilità dell’esistenza contemporanea in un’epoca segnata da relazioni in costante mutamento tra esseri umani, sistemi tecnologici e mondo naturale. Centrale nella ricerca di Polska è l’analisi dell’economia affettiva, ovvero di come forze artificiali e stati di vita innaturali influenzino emozioni, corpo e coscienza. Longing Gaze (2021–22), realizzato dopo la pandemia, affronta il paradosso dell’intimità nell’era della sorveglianza digitale, evocando isolamento, perdita del contatto fisico e iperconnessione, mentre in The Book of Flowers (2023) vediamo filmati scientifici in 16 mm degli anni Quaranta e Cinquanta, manipolati dall’intelligenza artificiale, e riarrangiati in una storia naturale alternativa e immaginaria basata su una simbiosi evolutiva tra umani e piante.

6. Pipilotti Rist. Gravity, Be My Friend, Accelerator, Stoccolma, dal 13 settembre fino all’8 febbraio 2026 Veduta dell'installazione, “Gravity, Be My Friend”, 2007. Foto: Jean-Baptiste Béranger

La mostra Gravity, Be My Friend porta a Stoccolma due opere emblematiche di Pipilotti Rist, pioniera della videoarte immersiva, che invitano il pubblico a entrare in ambienti onirici che esplorano corpo, desiderio e identità di genere attraverso poesia, ironia e sperimentazione tecnologica. La mostra mette in dialogo due lavori di scala opposta: una grande installazione che occupa un’intera galleria, pensata per accogliere oltre cento persone, e una micro-opera collocata nello spazio del ristorante. Nel primo video, che dà anche il nome alla mostra, l’artista indaga l’esperienza del guardare da una posizione sdraiata, favorendo uno stato di rilassamento fisico ed emotivo che apre a una percezione più empatica e vulnerabile. Mentre la seconda opera mette in scena una figura intrappolata tra fuoco e lava, evocando il desiderio di cura e compassione.

7. Tony Cokes. Let yourself be free, Kunstmuseum Liechtenstein, Vaduz, dal 26 settembre al 1 marzo 2026 Veduta della mostra al Kunstmuseum Liechtenstein. Opere di Tony Cokes e James Lee Byars. Foto: Sandra Maier © Tony Cokes / estate di James Lee Byars / Kunstmuseum Liechtenstein

Il Kunstmuseum Liechtenstein ospita Let Yourself Be Free, mostra dell’artista statunitense Tony Cokes (1956, Richmond, Virginia), curata da Letizia Ragaglia e concepita come un dialogo con la collezione del museo. L’esposizione include light box, scritti, installazioni video e un lavoro inedito, affiancati a opere selezionate di artisti della collezione. Cokes è noto per i suoi video in cui testi e citazioni si combinano con colori vivaci e musica, stimolando una riflessione critica su immagini, suoni, politica, cultura e potere. La sua pratica post-concettuale lavora come un DJ: campiona e remixa materiali provenienti dai media, dalla cultura pop e dalla filosofia, mettendo in discussione codici dominanti, razzismo, consumismo e relazioni di potere. L’esposizione approfondisce il suo interesse per la storia e la ricezione dell’arte concettuale e del minimalismo, combinando le opere di Cokes con lavori di artisti come Dan Flavin, Donald Judd, Richard Serra, e Andy Warhol.

8. Peter Doig. House of Music, Serpentine South, Londra, dal 10 ottobre all’8 febbraio 2026 Peter Doig: House of Music con impianto audio di Laurence Passera / dsp London, Serpentine South, 10 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026. Foto: Prudence Cuming Associates

House of Music è il progetto di Peter Doig in cui il pittore britannico esplora il ruolo della musica, del cinema e degli spazi di incontro collettivo nella sua pratica. La galleria si trasforma in uno spazio d’ascolto, dove dipinti recenti si integrano per la prima volta con il suono, diffuso attraverso due serie di altoparlanti analogici rari e restaurati, tra cui un sistema Western Electric/Bell Labs degli anni Venti e Trenta, recuperato da cinema dismessi nel Regno Unito. Le opere, molte delle quali realizzate durante la sua permanenza a Trinidad, rappresentano musicisti, danze e luoghi di ascolto, immagini che fanno riferimento alla memoria personale dell’artista, a fotografie trovate e a scene immaginate. Ogni domenica, lo spazio si attiva con sessioni di ascolto dal vivo: musicisti, artisti e collezionisti condividono tracce dai loro archivi, costruendo un paesaggio sonoro collettivo.

9. John Akomfrah. Listening All Night to The Rain, Thyssen-Bornemisza, Madrid, dal 4 novembre all’8 febbraio 2026 Courtesy the artist and Museo Thyssen-Bornemisza

Originariamente commissionata per il Padiglione Britannico alla Biennale di Venezia 2024, Listening All Night to The Rain è la mostra del regista britannico John Akomfrah, realizzata in collaborazione con TBA21–Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, che segna il ritorno in Spagna di Akomfrah a otto anni dalla presentazione dell’installazione immersiva Purple (2018). La mostra, qui rielaborata nella sua forma più ambiziosa e sperimentale, si articola in cinque installazioni video immersive multi-canale, in cui Akomfrah intreccia documentazione geopolitica e finzione cinematografica, dando voce a soggetti della diaspora britannica e adottando una visione ciclica e non lineare del tempo, capace di connettere luoghi e momenti storici distanti. Membro fondatore del Black Audio Film Collective (1982), Akomfrah è noto per le sue installazioni multi-schermo che indagano ingiustizia razziale, eredità coloniali, migrazioni e crisi climatica.

10. Soft Robots – The Art of Digital Breathing, Copenhagen Contemporary, Copenaghen, fino al 19 aprile 2026 Soft Robots, A.A. Murakami – Beyond the Horizon (2024). Veduta dell'installazione al Copenhagen Contemporary, 2025. Foto: David Stjernholm 

Soft Robots esplora le speranze e le paure che le nuove tecnologie suscitano nella nostra epoca. L’esposizione, curata da Copenhagen Contemporary, presenta opere di quindici artisti internazionali che riflettono sulla vita nella nuova ecologia tecnologica, tra intelligenza artificiale, biologia sintetica e realtà digitali, indagando il rapporto tra esseri umani e macchine. I lavori, molti dei quali realizzati appositamente per la mostra, oscillano tra poesia e critica, cercando il “respiro” e l’anima nascosti nei paesaggi del futuro tra avatar digitali e macchine seducenti. Il concept della mostra prende spunto dalla fiaba di Hans Christian Andersen L’usignolo (1843), in cui un usignolo naturale viene sostituito da un robot dorato senza anima. Temi come il doppelgänger, il robot-feticcio, la voce e il respiro diventano metafore della nostra relazione con la tecnologia e della ricerca del vero sé.