Chi è Anselm Kiefer, il grande pittore tedesco della mostra a Palazzo Reale

A oltre vent’anni dall’installazione dei Palazzi Celesti, all’HangarBicocca, Kiefer torna a Milano con una straordinaria mostra nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, lo spazio che nel 1953 ospitò anche Guernica di Picasso.

All’inizio degli anni Settanta Joseph Beuys è professore alla Kunstakademie di Düsseldorf e tra i suoi alunni c’è un giovane destinato a diventare uno dei più grandi artisti del nostro tempo: Anselm Kiefer.
Nel corso della sua lunga carriera — con un corpus di opere vario per linguaggi, tecniche e temi — Kiefer ha attraversato la storia dell’umanità, ricercando nel passato gli strumenti per leggere il presente, per collegare storie individuali a grandi eventi collettivi. 

Oggi, questa ricerca trova la sua ultima sintesi nella mostra “Le Alchimiste”, allestita nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano: uno spazio segnato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e mai completamente restaurato, lo stesso in cui Pablo Picasso nel 1953 espose Guernica.

Anselm Kiefer. Le Alchimiste. Installation view. Foto Ela Bialkowska, OKNO Studio

Con Kiefer, la sala si popola di ventiquattro telari monumentali che raffigurano donne alchimiste, scienziate e pensatrici rinascimentali. Le figure emergono da superfici oscure e dorate fatte di materiali organici, combustioni e ossidazioni, e dialogano con le cariatidi mutilate dai bombardamenti che puntellano la sala. La mostra restituisce visibilità a saperi rimossi dalla narrazione ufficiale, Kiefer trasforma la rovina in un luogo di conoscenza e resistenza. 

È la seconda volta che il grande pittore tedesco realizza una grande installazione a Milano e l’occasione per ripercorrere dall’inizio il percorso umano e artistico di un autore che con la sua visione ha ridefinito il nostro rapporto con la spiritualità e con la realtà. 

Dalla Germania del secondo dopoguerra alla Biennale d’Arte di Venezia del 1980

Anselm Kiefer nasce l’8 marzo del 1945 a Donaueschingen, una cittadina tedesca collocata nella zona sud-occidentale dello stato del Baden-Württemberg, pochi mesi prima della fine della Seconda Guerra Mondiale. Gli strascichi del conflitto e lo scenario di distruzione del territorio tedesco devastato dai bombardamenti e dal nazismo segnano profondamente l’infanzia dell’artista.

Wim Wenders, Anselm, 2024. Courtesy Lucky Red

Nel 1963 ha la possibilità di andare in Francia grazie a una borsa di studio: qui si avvicina alle opere e alla storia di Vincent van Gogh. Tornato in Germania, si iscrive alla facoltà di legge dell’Università di Friburgo, ma ben presto decide di dedicarsi totalmente alla sua vocazione artistica. Inizia a frequentare i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Friburgo, dove è allievo di Peter Dreher, che lo introduce a una visione dell’arte come luogo di ricerca stratificata capace di intersecare diverse discipline. Anche l’incontro con Joseph Beuys, qualche anno dopo, contribuirà a rafforzare l’individualità e l’emotività del suo lavoro, soprattutto nel riconoscimento di un valore salvifico dell’azione artistica.

Per quanto sia impossibile definire l’arte, per quanto sfugga continuamente alla nostra comprensione, una cosa è certa: l’uomo che io sono è incapace di vivere senza arte. È facile da dire e tuttavia si tratta di una dipendenza assoluta.

Anselm Kiefer

Alla fine degli anni Sessanta, tra il 1968 e il 1969, dà inizio a una serie di azioni che definisce Occupazioni (Besetzungen), in cui si fa fotografare in posa con il braccio destro alzato, come a imitare – anche se in maniera mai perfetta – il saluto nazista, davanti a una serie di monumenti e luoghi storici, non solo in terra tedesca ma in diversi paesi d’Europa. 

Il corpo dell’artista si fa “parafulmine” per sollevare quella coperta di silenzio e vergogna che in Germania aveva assopito il discorso sul dramma della storia nazionale recente: la parodia, la citazione visiva e lo smantellamento dell’architettura nazionalsocialista e dei miti germanici sono strumenti catartici grazie ai quali Kiefer si immerge nell’identità e nella cultura della propria nazione — e, per traslato, dell’umanità intera — per liberarla attraverso la coscienza. Questo impulso guida la produzione degli anni Settanta, che si dirama secondo tecniche diverse tra pittura, scultura, fotografia e la realizzazione di libri, tanto che la sua prima mostra alla Galerie am Kaiserplatz di Karlsruhe si intitolerà “Anselm Kiefer. Dipinti e libri” (Anselm Kiefer. Bilder und Bücher). 

Kiefer. Le Alchimiste. Installation view. Ph Ela Bialkowska, OKNO Studio

Nel 1976 studia all’Accademia Tedesca Villa Massimo di Roma e nello stesso anno partecipa a documenta 6 a Kassel e alla Biennale di Parigi. Ma è il 1980 l’anno in cui Kiefer si confronta con un contesto internazionale, quando viene invitato insieme a Georg Baselitz a rappresentare la Repubblica Federale Tedesca alla trentanovesima Biennale di Venezia: la pittura neoespressionista tedesca entra così a pieno titolo nel panorama globale dell’arte. La Biennale contribuisce anche al consolidamento del suo nome: nel 1981, infatti, Kiefer espone per la prima volta oltreoceano alla galleria Marian Goodman di New York.

Il penultimo decennio del Novecento è per Kiefer il momento in cui l’attenzione si allarga dal soggetto alla profondità materica e alla costruzione visiva delle superfici. Arricchisce il suo linguaggio estetico con nuovi materiali — come legno, paglia, sabbia e soprattutto il piombo, che l’artista riconosce come “materiale per le idee” — e con cui inizia a realizzare anche libri che si trasformano in sculture.

Nel 1984 visita Gerusalemme e questo viaggio sarà l’occasione per approfondire la cultura e la religione ebraica, con particolare interesse per la Cabala, in cui trova un immaginario simbolico e mistico che si snoderà negli anni a venire.

Nel 1989 partecipa alla storica mostra “Magiciens de la Terre” al Centre Pompidou, curata da Jean-Hubert Martin, e con la fine degli anni Ottanta Kiefer decide di lasciare la Germania per trasferirsi in Francia, dando inizio a un nuovo periodo della sua vita e della sua produzione artistica.

Gli anni Novanta in Francia e il passaggio al nuovo millennio con i Sette Palazzi Celesti

Il 1992 è l’anno in cui Kiefer dà inizio alla ricostruzione del sito di La Ribaute, un complesso originariamente dedicato alla produzione della seta, situato a Barjac, nel sud della Francia, che l’artista trasforma nell’epicentro creativo della sua attività fino al 2007, quando si sposta nuovamente, questa volta vicino Parigi, a Croissy. Si tratta di un altro enorme spazio, in cui costruisce un nuovo villaggio in divenire, che gli offre continue e nuove possibilità di espansione, tanto da aver raccontato nel 2020, in una lettera all’allora direttore di Domus David Chipperfield, di aver pensato di poter trasportare in quel luogo la casa in cui aveva vissuto da bambino con i suoi genitori, in un paesino vicino al fiume Reno. 

Disegno dell’esterno della casa dei genitori, con il giardino e l’albero di fronte, fatto da Kiefer all’età di 8 anni.

Con la fine del lungo periodo trascorso in Germania, si dedica allo studio di culture lontane e compie una serie di viaggi in Estremo Oriente — India, Giappone, Cina e Thailandia. 

Dal momento del trasferimento a Barjac, nuovi elementi entrano a far parte del suo immaginario: le architetture dell’antichità, come piramidi e ziggurat, paesaggi sconfinati e desertici, ma anche il legame con la cosmologia, con i cieli stellati di derivazione romantica e la numerazione del cosmo. In alcune opere di questo periodo compaiono dediche e citazioni a poeti come Paul Celan e al filosofo rinascimentale Robert Fludd, la cui visione omnicomprensiva dell’universo — tra sapere scientifico, tradizione cristiana e Cabala — risuona profondamente con la ricerca dell’artista.  

La tavolozza rappresenta l’immagine dell’artista che mette in connessione cielo e terra. Egli lavora qui, ma guarda lassù. È sempre in movimento tra i due regni.

Anselm Kiefer

Nel 1997 torna alla Biennale di Venezia, e, con l’inizio del nuovo millennio, il misticismo ebraico diventa sempre più centrale nella sua produzione, focalizzando l’attenzione sui testi del genere Hekalot (“palazzi”), che gli esperti di Cabala lessero come rappresentazione di un percorso ascetico e ascensionale dell’anima costituito da sette tappe. 

Tra il 2003 e il 2004 a Barjac realizza le prime strutture monumentali in cemento armato, costituite da moduli assemblati a formare delle costruzioni svettanti verso il cielo dall’aspetto precario e claudicante, che si riconosceranno anche in una scenografia realizzata nel 2003 per il Teatro San Carlo di Napoli, in occaasione della messa in scena dell’Elektra di Richard Strauss. 

Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti 2004-2015. Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2016 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Lorenzo Palmieri

Nel 2004 viene realizzata una delle installazioni permanenti più note dell’artista tedesco in un’istituzione privata: I Sette Palazzi Celesti viene costruita con la collaborazione della gallerista Lia Rumma nella navata maggiore del complesso di Pirelli HangarBicocca a Milano. Si tratta di sette torri altissime, colme di rimandi a elementi iconografici storici, letterari e filosofici, che si sono trasformate nel tempo in uno dei monumenti più significativi della città. 

Nel 2007 si succedono una serie di mostre prestigiose che celebrano il maestro tedesco: dall’esposizione al Grand Palais di Parigi, alle torri poste nel giardino della Royal Academy of Arts di Londra, fino all’intervento permanente realizzato per il Musée du Louvre. Trasferitosi vicino a Parigi nel 2008, Kiefer è il primo artista a ricevere nel 2010 la nomina per la cattedra in Creazione Artistica presso il Collège de France.

Il ritratto d’autore di Wim Wenders e i progetti in Italia degli ultimi anni, fino a Le Alchimiste

Osservare le opere di Anselm Kiefer dal vivo è un’esperienza perturbante per lo spettatore, e ancora di più lo è osservarne il processo creativo. L’universo di Anselm Kiefer è raccontato in maniera poetica e attenta in uno degli ultimi lavori di Wim Wenders, il film Anselm, presentato durante la 76ª edizione del Festival di Cannes. Da Barjac a Parigi, dalla casa di Rastatt — dove è cresciuto, nell’Odenwald — fino alla mostra di Venezia del 2022, Wenders costruisce un ritratto inedito dell’artista, permettendo agli spettatori di avvicinarsi al suo processo creativo e al momento della creazione, evidenziando un linguaggio profondamente immerso nella materia e nei significati. 

Wim Wenders, Anselm, 2024. Courtesy Lucky Red

Parallelamente, negli ultimi dieci anni, Anselm Kiefer è stato protagonista di diversi grandiosi progetti in tutto il mondo, come la mostra del Musée Rodin di Parigi dedicata al rapporto tra i due artisti. Ma soprattutto in Italia, l’artista tedesco ha trovato terreno fertile per alcuni grandiosi progetti: dalla mostra del 2022 presso il Palazzo Ducale di Venezia, con opere ispirate dal filosofo e letterato Andrea Emo, alla mostra inaugurata nella primavera del 2024 a Palazzo Strozzi a Firenze, fino ad arrivare alla grande esposizione di Palazzo Reale, inaugurata in concomitanza con l’apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.

Gli artisti sono come sciamani, che mentre meditano si siedono su un albero, rimanendo sospesi tra cielo e terra.

Anselm Kiefer

Qui, quarantadue teleri monumentali e autoportanti, concepiti come un’unica opera ambientale, rendono omaggio alle alchimiste, donne che contribuirono in modo decisivo alla nascita della scienza moderna. Tra queste emerge Caterina Sforza, figura centrale anche per il legame con Milano, protagonista di una pratica scientifica concreta e sperimentale, documentata da un raro manoscritto contenente ricette di medicamenti e procedimenti alchemici.

Anselm Kiefer. Le Alchimiste. Installation view. Foto Ela Bialkowska, OKNO Studio

In questo ciclo, concepito come un’unica opera profondamente simbolica, Kiefer riassume i nuclei centrali della propria ricerca — mito, storia, memoria collettiva, cura, distruzione e rinascita — riaffermando la pittura come processo di trasformazione capace di riportare alla luce ciò che è stato a lungo rimosso. 

Immagine di apertura: Ritratto di Anselm Kiefer, Paolo Pellegrin, 2025

Mostra:
Le Alchimiste
Curata da:
Gabriella Belli
Dove:
Sala delle Cariatidi, Palazzo Reale, Milano
Date:
Dal 7 febbraio al 27 settembre 2026

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