“La cultura deve essere rilevante, non solo visibile”: Carla Morogallo ripercorre il 2025 di Triennale Milano

Dall’inaugurazione di Voce fino ai temi dell’ultima Esposizione Internazionale, la direttrice generale Carla Morogallo racconta a Domus i “profondi cambiamenti” che l’istituzione culturale di Parco Sempione ha attraversato nell’ultimo anno. 

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato su Domus 1107, dicembre 2025. 

“Oggi l’obiettivo più interessante è centrato. Triennale non è più soltanto un’istituzione visibile, ma è un’istituzione rilevante. E sono due cose molto diverse”. Carla Morogallo, direttrice generale di Triennale Milano, parla con una luce particolare negli occhi, la luce della Calabria dove è nata quarantaquattro anni fa. “Guardo la mia terra da lontano, ma con partecipazione. Sono figlia di Gioia Tauro, luogo dell’anima anche se non mi risparmia sofferenze”. 

Arrivata in viale Alemagna con uno stage dopo la laurea in Gestione dei beni culturali, in quasi vent'anni anni ha percorso tutti i gradini fino ad assumere questo ruolo, su richiesta di Stefano Boeri. Minuta, ma energica, è l’altra faccia del vertice di un’istituzione che ha compiuto un vero turning point. La incontriamo alla Cucina Triennale, nuovo ristorante nel cuore del Piano Parco, progetto originario di Giovanni Muzio ai cui i vertici hanno dedicato molte risorse cognitive, prima che economiche. 

Carla Morogallo, direttrice generale di Triennale Milano. Foto Gianluca Di Ioia

“Oggettivamente, l’ultimo anno ha rappresentato per Triennale Milano un momento di svolta significativo. L’istituzione ha concretizzato una visione costruita negli anni, caratterizzata dall’intersezione tra discipline diverse e dal ripensamento dei codici tradizionali del palazzo, a partire dal progetto architettonico stesso. Il piano di sviluppo ha portato alla nascita  di Voce, anch’esso uno spazio progettato da Muzio, ma ceduto all’esterno e destinato ad una funzione autonoma. Oggi è di nuovo di Triennale ed è espressione di innovazione, con un focus particolare sul sound design e sull’ascolto, per ampliare il ventaglio delle discipline culturali. Parallelamente, l’esposizione internazionale ha affrontato temi cogenti dal punto di vista politico e sociale, dimostrando il coraggio istituzionale di confrontarsi con questioni contemporanee complesse. Oggi l’obiettivo più interessante è che Triennale non sia soltanto un’istituzione visibile, ma un’istituzione rilevante. E sono due cose molto diverse”. 

Triennale non è più soltanto un’istituzione visibile, ma è un’istituzione rilevante. E sono due cose molto diverse.

Carla Morogallo, direttrice generale di Triennale Milano

La parola chiave è dunque rilevanza. Triennale è passata dall’essere legata alla sua connotazione storica a diventare un brand culturale riconosciuto globalmente. “Siamo passati da istituzione culturale a impresa creativa. La credibilità internazionale è cresciuta con mostre come quella su Enzo Mari o ‘Pittura Italiana Oggi’, nate qui e poi circolate nel mondo”. La crescita è testimoniata dai dati: il fatturato è passato da 13 milioni nel 2018 a 21 nel 2024, con il 55 per cento da gestione privatistica e il 45 da fondi pubblici. “È un’inversione di proporzione importante. In sei anni sono state sanate le lacune economiche e il patrimonio è salito da 5 a 11 milioni. Triennale ha imparato a generare risorse proprie pur restando fedele alla propria missione culturale”. 

Il sistema, però, resta contraddittorio: le istituzioni culturali pubbliche non possono generare utili. “È un paradosso”, spiega. “Si chiede di non produrre utile per non incorrere in regole punitive. Noi dovremmo invece essere modello di sviluppo”.  


Gli ostacoli maggiori sono stati amministrativi e giuridici. “Lo statuto, revisionato per l’ultima volta nel 2018, risulta oggi distante dalla realtà operativa. Gli atti convenzionali che regolano i rapporti con i maggiori soci pubblici sono datati e richiedono un intervento strutturale profondo”.

In questo senso, il percorso bottom-up di Morogallo è stata la vera chiave di volta. Un viaggio iniziato con un tirocinio dopo gli studi in Beni culturali a Pisa, proseguito attraverso diversi ruoli anche laterali e sempre crescenti fino alla posizione apicale. “Ho avuto la fortuna di essere qui da vent'anni anni prima di accettare la proposta della direzione generale, quindi conoscevo bene la macchina e le sue trasformazioni”. Il progetto di mediazione culturale nato con Expo 2015 fu un primo banco di prova, con nuove figure museali con il compito di accogliere e dialogare con i visitatori. Elemento cruciale della sua gestione è l’introduzione del primo piano strategico della storia di Triennale. “Dimostra che il rinnovamento non è casuale, ma parte di una visione coerente. È un cambio di passo concreto, dove la velocità è diventata una cifra distintiva, in controtendenza con la lentezza tipica delle istituzioni”.

Un progetto culturale che non produce risorse e vive solo di sovvenzioni diventa altro.

Carla Morogallo

Altro principio cardine è la distinzione tra direzione curatoriale e gestionale. “Il direttore generale non è il curatore. Confondere i ruoli è un errore strutturale”. Come nei grandi studi internazionali, serve differenziazione e complementarità di competenze. “La governance è complessa: tre consigli di amministrazione con bilanci separati e la figura del direttore generale come denominatore comune. Servono competenze gestionali che non coincidono con quelle curatoriali”.

Come ricordava Gian Arturo Ferrari, la cultura è un mix in cui lo spirito serve per fare materia e la materia per fare spirito. “Un progetto culturale che non produce risorse e vive solo di sovvenzioni diventa altro. Il nostro obiettivo è garantire libertà autoriale generando ricavi adeguati: far coincidere interesse culturale e sviluppo gestionale in modo armonico”. 

La trasformazione è visibile anche in uno spazio da poco inaugurato, che racconta un altro pezzo di questa evoluzione, Gioco: dedicato ai bambini, accoglierà pubblici nuovi. 

“Sono spazi pensati per target e momenti diversi. Non è solo aggiungere luoghi, ma valorizzare identità consolidate. Il Teatro dell’Arte è diventato il cuore attorno al quale ruotano nuove opportunità. Ogni elemento deve reggere l’altro, in una diplomazia culturale che armonizza linguaggi diversi. Non bisogna temere di unire approfondimento scientifico e intrattenimento culturale. L’elitismo non si può fare”. 


Morogallo riflette sul ruolo dei luoghi culturali: “Bisogna guidare il pubblico a considerare la cultura come parte della quotidianità. Non è solo portare la cultura in periferia, ma fare dei luoghi culturali spazi di benessere psicologico da frequentare ogni giorno. L’autoreferenzialità si supera con linguaggio e contenuti”. I musei non sono “giacimenti culturali”, ma centri che generano senso. Come diceva Philippe Daverio, dovremmo andare ogni giorno a guardare un quadro nella pausa pranzo: cambia il quadro e cambiamo noi. Al momento del caffè, Morogallo è realista: “Ora serve consolidare il lavoro e rafforzare l’identità culturale. L’obiettivo è che il brand Triennale sia garanzia di qualità e comprensibilità. È un caso di studio: un’istituzione culturale divenuta impresa creativa, con integrità scientifica, sostenibilità economica e libertà operativa. Servono ancora interventi normativi, ma la direzione è tracciata: la cultura deve essere rilevante, non solo visibile, coniugando spirito e materia, contenuto e gestione, libertà e responsabilità”.

In un momento storico di crisi politica e sociale, Triennale rappresenta un exemplum di capacità creativa e gestionale, dimostrando come la cultura possa dare un apporto reale alla democrazia: produrre indici di senso, interrogare e sorprendere il potere, invece di rassicurarlo.

Immagine di apertura: La Triennale di Milano © Triennale Milano. Foto Gianluca Di Ioia

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