Parigi 2024 con le sue piazze abitate e sostenibili, Tokyo 2020 e lo stadio mai realizzato da Zaha Hadid, ma anche la Sarajevo del 1984 e la sua pista da bob abbandonata: durante i Giochi Olimpici nascono “seconde città” sulle fondamenta (e a volte sulle macerie) di quelle che esistono. Sono città fatte di case brandizzate da sponsor, fan zone, hospitality pavilion e hub culturali: architetture effimere che sorgono al di fuori delle infrastrutture sportive per trasformare lo spazio urbano in una grande “esperienza” facilmente fruibile.
Anche a voi queste Olimpiadi a Milano ricordano tantissimo la Design Week?
Triennale, Casa degli Artisti, Villa Necchi Campiglio, e poi padiglioni in piazza: le Olimpiadi 2026 si installano nei luoghi da anni simbolo del Fuorisalone. E c’è ovviamente tantissimo design italiano.
@Marco Tripodi per Coni
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@Natura e Architettura per Coni
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- La redazione di Domus
- 05 febbraio 2026
Milano-Cortina 2026 offre un catalogo quasi didattico di questa tendenza. Tra Piazza Duomo, che entra nelle Olimpiadi come vero e proprio hub con il megastore ufficiale dei Giochi, i pop-up dei partner e gli spazi dedicati alla produzione televisiva, e San Babila che da snodo commerciale si trasforma in Villaggio Omega, storico cronometrista ufficiale della manifestazione, Milano si è popolata di luoghi che non permarranno a lungo ma che stanno avendo un effetto evidente sulla città. Nulla di nuovo, in realtà. Ciò che colpisce però è che questi luoghi sorgono esattamente dove sorgono altri padiglioni e altri eventi: quelli della Design Week e ne sono un po’ la grande consacrazione, come evento che definisce Milano e da cui Milano non riesce, in un certo senso, a sfuggire.
Quest’anno per la prima volta Casa Italia si apre anche al pubblico e lo fa in tre sedi, tra Milano, Livigno e Cortina d’Ampezzo. A Milano assume la forma di un progetto artistico articolato in nove sezioni e ospitato alla Triennale di Milano, in concomitanza con un’altra mostra dedicata ai Giochi, curata da Konstantin Grcic.
La costellazione dei nomi è la stessa che anima la Design Week. Gli arredi sono firmati da Gaetano Pesce, Patrick Norguet, Matteo Thun, Patricia Urquiola, Piero Lissoni, Archizoom Associati, Mario Botta, Formafantasma, e pure Michael Anastassiades e Philippe Starck, mentre le opere vanno da Christo a Mario Merz, da Keith Haring ad Ai Weiwei, fino ad Adrian Paci e Botero. Ma quella italiana non è l’unica hospitality house a occupare luoghi simbolici della settimana del design. Le cosiddette “Noc House” - spazi dove tifosi, atleti e stakeholder internazionali si incontrano fuori dalle sedi di gara - adottano la stessa logica di colonizzazione temporanea tipica del Fuorisalone. Casa degli Artisti da spazio per la residenza artistica diventa quinte per il racconto olimpico del team brasiliano, mentre Superstudio Più, storico epicentro della Design Week, accoglie gli atleti del team olandese. Persino Villa Necchi Campiglio, icona del modernismo milanese e patrimonio del Fai, rientra in questa geografia.
Un’altra casa che ha già attirato l’attenzione del pubblico è quella di Airbnb, spazio esperienziale temporaneo in via Senato 14, aperto dal 7 al 22 febbraio 2026: riprende l’idea delle “Airbnb Experiences”, il nuovo servizio introdotto dalla piattaforma di booking, e finisce per somigliare, per programmazione e target, a uno dei distretti più pop del Fuorisalone. Anche Coca-Cola propone un villaggio urbano, chiamato The Peak, di cui si sa ancora poco, se non che sarà in Parco Sempione. E a Cortina la stessa formula si ripete: le esperienze mescolano cibo, merchandising, intrattenimento e celebrazione sportiva. Qui Casa Italia trova sede presso Farsettiarte, la galleria inaugurata nel 2020 nell’ex stazione di partenza di una funivia.
Il punto non è tanto la quantità di questi spazi, né la loro qualità, ma la geografia che disegnano e ciò che raccontano dell’identità della città. Parco Sempione, Duomo, San Babila, Tortona, Porta Venezia: oltre alle architetture sportive, i Giochi del 2026 si innestano su una mappa già familiare, fatta di centralità culturali e creative che negli ultimi vent’anni hanno costruito l’immagine internazionale di Milano. In questo senso le Olimpiadi Invernali del 2026 rappresentano la maturazione di un sistema che, a partire dall’Expo del 2015, ha progressivamente messo a rete spazi, istituzioni e quartieri, ridefinendo l’immagine pubblica della città. Quella che si presenta oggi è una Milano abituata a dialogare con eventi globali, dove i dispositivi temporanei fanno già parte del linguaggio urbano.
Tanto che molti probabilmente ricorderanno queste Olimpiadi come una “week” primaverile atterrata in città un po’ prima del solito — solo più grande, più internazionale e con qualche drone in più che sorvola la città.