Olimpiadi di Parigi

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Com’è cambiata Parigi nell’anno delle Olimpiadi

La capitale francese si appresta ad accogliere i giochi olimpici e paraolimpici. Un bilancio provvisorio dei cantieri conclusi, e dei progetti collaterali ancora in corso.

Non è mai stata una candidatura dello sfarzo e dei progetti faraonici, quella con cui Parigi si è aggiudicata, nel 2017, l’ospitalità della XXXIII edizione delle Olimpiadi, a cento anni esatti dagli ultimi giochi tenutisi sul suolo francese. Dopo le esperienze in parte deludenti delle Olimpiadi di Londra ed Atene, che avevano sì concorso a rigenerare interi quartieri – seppure tra le accuse di una non virtuosa gentrificazione – ma con costi onerosi e fuori previsione, la capitale francese ha cambiato rotta invocando un registro più sobrio, in linea con gli obiettivi degli accordi di Parigi sul clima e con i suoi presupposti di sostenibilità.

In questa visione snella e leggera del formato, l’ambizione non è solo il contenimento del budget, ma un innesto tra città e programma olimpiadi fatto di progetti anti-monumentali, capillari, capaci di dimezzare l’impronta carbone e lasciare un’eredità longeva. Riducendo anche, se possibile, le storiche diseguaglianze territoriali che da sempre alimentano la tensione tra la Parigi intramuros e le aree più povere della sua banlieue, dove non a caso si terranno molte tra le gare in calendario.

È innanzitutto sulla Senna, il grande asse d’acqua della capitale, che si gioca la partita più significativa ed in parte simbolica del lascito delle olimpiadi. L’annuncio con cui la sindaca Anne Hidalgo ha lanciato nel 2016 la scommessa di una Senna balneabile per i nuotatori olimpici, e a seguire per tutti i parigini a partire dal 2024, ha colto tutti di sorpresa. Scatenando il plauso di molti – un fiume nuovamente balneabile è un’infrastruttura all’apparenza invisibile che rinnova in maniera democratica e orizzontale tanto la biodiversità quanto l’esperienza di una città – ma sollevando anche un boato di incredulità e scetticismo tra i detrattori. Lavori per l’implementazione di due depuratori e per la creazione di vasche di raccolta delle acque piovane (budget 1,4 miliardi di euro) vengono lanciati in Ilê-de-France dopo la conferma dell’assegnazione. Il cambiamento climatico si mette di mezzo: l’aumento delle precipitazioni rende infatti più problematico, e difficilmente prevedibile, il contenimento e relativo trattamento delle acque reflue, che rischiano di essere sversate senza previa depurazione. 

Nell’estate 2023, due prove generali di triathlon sono cancellate: i livelli di Escherichia Coli della Senna sono troppo alti a causa delle piogge eccezionali. Ad oggi, un piano B in caso di contaminazione non esiste, almeno ufficialmente: le gare di nuoto saranno comunque condotte nella Senna, anche grazie al lancio previsto quest’anno di un bacino di stoccaggio ad Austerlitz e di altri impianti di depurazione e stoccaggio ad est di Parigi. I cittadini, però, dovranno attendere: il loro piano per la balneabilità è già rimandato al 2025, comunica nel dicembre 2023 il sito del comune.

L’altra grande infrastruttura delle Olimpiadi, il Villaggio Olimpico, è stata completata nei tempi previsti. Ubicato nella primissima banlieue, a Seine-Saint-Denis, uno dei comuni più poveri di Francia, il villaggio si estende su una parcella di 52 ettari limitrofa al canale dell’Ourq, di cui sono stati ripristinati alcuni tratti di lungofiume non pedonali. Il progetto è frutto di una progettazione partecipata che ha coinvolto atleti e futuri abitanti. L’ambizione è chiara: creare edifici che possano adattarsi anche ad un utilizzo a lungo termine, garantendo prerogative di sostenibilità. Distribuito su 52 ettari, il Villaggio Olimpico ospiterà fino a 14.500 atleti, per poi accogliere dopo l’evento 6000 persone. 6 gli ettari destinati a spazio verde, oltre a spazi pedonali e per una mobilità dolce, a cui si uniscono 120.000 metri quadri per uffici e servizi, e 3.200 metri quadri di superficie commerciale.

L’ambizione è chiara: creare edifici che possano adattarsi anche ad un utilizzo a lungo termine, garantendo prerogative di sostenibilità.

Non lontano, nella degradata area di Porte de la Chapelle, una nuova arena da 800 posti, già denominata Adidas Arena, sarà insieme al Centre Aquatique (sempre a Seine-Saint-Denis, e costruito esclusivamente con materiali di origine organica) tra le pochissime strutture sportive realizzate ad hoc per l’evento. L’effetto di riqualificazione auspicato per quest’area, tra le più povere della capitale, si estende alle arterie che garantiranno, rigorosamente via mezzi pubblici, dicono gli ottimisti, l’accesso ai siti delle prove sportive. È il caso del viale Marx Dormoy, dove tutta la vegetazione è da ripristinare, e che già ironicamente è stato ribattezzato dai residenti “Champs-Élysées del nord di Parigi”.

Lan, Gran-Palais, Parigi, 2014. Immagine © Lan Architecture

Le Olimpiadi sono un’opportunità formidabile per rilanciare l’attrattività delle città, e Parigi non sfugge all’effetto seduttivo ed economico scaturito da questo effetto vetrina. Altri progetti si apprestano a vedere la luce del sole, rilanciando l’appeal della Ville Lumière: grande è l’aspettativa per il nuovo volto del Grand-Palais, il cui originale progetto di ristrutturazione, vinto da Lan nel 2014, era stato ridimensionato ed affidato all’ente statale de La compagnie des Architectes en Chef des Monuments Historiques (Acmh), anche per essere in linea con le tempistiche dell’appuntamento olimpico. Altri cantieri, invece, sfuggiranno di poco all’appuntamento del 26 luglio: è il caso del tanto atteso disvelamento di Notre Dame, la cui fine dei lavori è prevista, da calendario, per la fine dell’anno.  

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