Nei primi mesi del 2026 il calendario delle mostre fotografiche in Italia si presenta particolarmente fitto. Tra grandi retrospettive, collezioni private eccezionalmente accessibili al pubblico e nuove riletture degli archivi, la fotografia è al centro della programmazione di musei e fondazioni in molte città, da Milano a Torino, da Prato a Genova.
Sono tante le mostre di fotografia da vedere in Italia fino a primavera
Da Mapplethorpe a Weston, tra Milano, Venezia, Torino e altre città, la fotografia è tra le protagoniste nella programmazione di musei e gallerie nei primi mesi del 2026. Abbiamo selezionato quindici mostre da non perdere in tutta Italia.
Thomas, 1987 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
Giovanni Gastel, Flower 23, 2020
Giovani in pausa pranzo lungo l'East River mentre un'enorme colonna di fumo si alza da Lower Manhattan dopo l'attacco al World Trade Center, New York City, l'11 settembre 2001. © Thomas Hoepker/Magnum Photos
HORST P. HORST. Hands, Hands, Hands, 1941. © Horst Estate
Edward Weston, Nudo, 1936, Stampa alla gelatina d'argento, Centro per la fotografia creativa, Università dell'Arizona. Donazione dell'eredità di A. Richard Diebold, Jr © Centro per la fotografia creativa, Consiglio di amministrazione dell'Arizona
Jeff Wall, Dressing Poultry (2007). Transparency in lightbox, 201,5 x 252 x 20 cm - © Jeff Wall. Courtesy Cranford Collection, London
© Mario De Basi, Milano, 1949
Franco Fontana, «Baia delle Zagare», 1970 © Franco Fontana
Agnes Varda, Autoritratto nel suo studio, rue Daguerre, Parigi 14, 1956 © Succession Agnes Varda
Trieste, 1985 © Guido Guidi
Allestimento Fotosintesi, CAMeC, foto: Irene Malfanti
Stefano Graziani, Natura morta con pappagalli, Studio Mumbai, Mumbai, 2018 (dettaglio)
Tina Modotti, Donna con bandiera, 1927, Paladiotipo, stampato da Richard Benson nel 1976, 24.9 × 19.7 cm, The Museum of Modern Art, New York
Mario Giacomelli, Presa di coscienza sulla natura, 1976-80, Courtesy Archivio Mario Giacomelli
Una miniera d'oro illegale, a circa 160 chilometri a nord di Macapá, Amapá, Amazzonia brasiliana. Il mercurio, un sottoprodotto tossico dell'estrazione dell'oro, inquina le acque locali e viene rilevato in livelli pericolosi nei pesci a centinaia di chilometri dalla fonte. 20 gennaio 2017. © Daniel Beltrá
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- Carla Tozzi
- 28 gennaio 2026
Dopo una stagione invernale segnata da appuntamenti importanti – come le mostre di Nan Goldin a Milano e Jeff Wall a Torino, che si avviano alla chiusura, e il progetto dedicato a Ettore Sottsass alla Triennale di Milano – l’inizio del 2026 rilancia con forza la fotografia come linguaggio contemporaneo e attuale.
A fare da collegamento tra il 2025 e il nuovo anno restano anche esposizioni di lunga durata, come la retrospettiva di Linda Fregni Nagler alla GAM di Torino, aperta lo scorso autunno e in corso fino a marzo 2026, e le rassegne dedicate a Luigi Ghirri al Centro Pecci di Prato e a Paolo Di Paolo a Genova, già segnalate nel nostro articolo sulle mostre di fotografia dell’autunno 2025.
Accanto a questi progetti, il nuovo anno porta con sé alcune delle mostre monografiche più attese della stagione, tra cui la grande retrospettiva Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio a Palazzo Reale di Milano – che si prepara all’inizio delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 – e l’ampio progetto dedicato a Horst P. Horst alle Stanze della Fotografia di Venezia, in attesa dell’apertura della sessantunesima Biennale d’Arte che aprirà in primavera.
Domus ha selezionato quindici mostre fotografiche da vedere in Italia nei primi mesi del 2026, tracciando un percorso che attraversa generazioni e linguaggi diversi: dalla fotografia come strumento di indagine sociale e politica a quella più formale e concettuale, dal paesaggio al ritratto, fino alle ricerche più sperimentali.
Con Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, Palazzo Reale ospita dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 un’ampia e inedita selezione di opere di Robert Mapplethorpe, tra i fotografi più raffinati e controversi del Novecento. Secondo capitolo di una trilogia avviata a Venezia lo scorso anno e destinata a proseguire a Roma, l’esposizione milanese si concentra sulla ricerca estetica dell’artista: nudi intensi e sensuali, costruiti con rigore formale e un uso magistrale della luce, in cui il corpo diventa forma scultorea e strumento di sublimazione del desiderio. Curata da Denis Curti e promossa dal Comune di Milano-Cultura, la mostra è prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe, e rientra nel programma culturale delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
A quasi cinque anni dalla sua scomparsa, una grande mostra rende omaggio a Giovanni Gastel, maestro della fotografia contemporanea, attraverso oltre duecentocinquanta immagini che attraversano la sua intera carriera: dalle prime copertine di moda agli still life, dai ritratti alle campagne pubblicitarie più celebri. Curata da Uberto Frigerio e realizzata da La Grande Brera con l’Archivio Giovanni Gastel, in collaborazione con l’Agenzia Guardans-Cambó, l’esposizione propone un percorso immersivo e tematico, guidato dalla voce interiore dell’artista. Accanto alle fotografie – di cui circa centoquaranta inedite – trovano spazio oggetti personali, strumenti di lavoro e, per la prima volta, scritti e poesie, parti essenziali del suo immaginario. Innovatore capace di unire analogico e digitale, Gastel ha trasformato la fotografia in un linguaggio personale, elegante e riconoscibile. La mostra celebra anche il suo legame profondo con Milano, matrice culturale e creativa del suo stile, di cui è stato interprete raffinato e ambasciatore internazionale, come definito dal magazine Harper's Bazaar USA.
La mostra Magnum America chiede ai visitatori di rispondere a una domanda: che cos’è l’America? Organizzata per capitoli decennali dagli anni Quaranta a oggi, l’esposizione, promossa da Forte di Bard e Magnum Photos, mette in dialogo eventi ordinari e straordinari, offrendo una lettura intensa e problematica della storia, del presente e del futuro degli Stati Uniti. Basata sull’omonimo volume edito da Thames & Hudson nel 2024, la mostra ripercorre il profondo legame tra Magnum e gli Stati Uniti fin dalla fondazione dell’agenzia nel 1947. Dal glamour di Hollywood negli scatti di Robert Capa alla prospettiva antropologica di Henri Cartier-Bresson, fino ai lavori di Eve Arnold, Elliott Erwitt e Bruce Davidson, emergono trionfi e traumi collettivi di un paese raccontato nei suoi slanci di libertà, nelle contraddizioni sociali e politiche e nelle trasformazioni che ne hanno segnato la storia recente.
Dal 21 febbraio al 5 luglio 2026, a Le Stanze della Fotografia sull’Isola di San Giorgio Maggiore va in scena la grande retrospettiva dedicata a Horst P. Horst, maestro della fotografia del Novecento. Curata da Anne Morin con Denis Curti, la mostra Horst P. Horst. La Geometria della Grazia propone una lettura trasversale della sua opera, andando oltre la fotografia di moda che lo rese celebre su Vogue. In esposizione oltre trecento opere, molte inedite, tra stampe vintage, fotografie a colori, disegni e documenti, che restituiscono una visione della fotografia come architettura di forma e luce. Prima di dedicarsi alla fotografia, Horst si forma in architettura e collabora con Le Corbusier: da questa esperienza nasce un linguaggio visivo fondato su rigore proporzionale, equilibrio spaziale e una sensualità misurata. La mostra restituisce il ritratto di un autore che ha trasformato la fotografia in una ricerca colta e senza tempo, dove la bellezza emerge come sintesi armonica tra classicità e modernismo.
Dal 12 febbraio 2026 CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino ospita Edward Weston. La materia delle forme, grande mostra organizzata da Fundación MAPFRE in collaborazione con CAMERA, per la prima volta in Italia dopo le tappe di Madrid e Barcellona. Curata da Sérgio Mah, l’esposizione presenta oltre centosettanta immagini che ripercorrono più di quarant’anni di attività di Edward Weston, offrendo una lettura dal punto di vista europeo della sua eredità nel contesto della fotografia moderna nordamericana. Il percorso segue l’evoluzione dell’autore dal pittorialismo alla piena affermazione della straight photography, mettendo in luce il suo ruolo centrale come cofondatore del Group f/64. Attraverso nature morte, nudi, paesaggi e ritratti in bianco e nero di grande rigore formale, radicato nella relazione tra forma, luce e natura, la mostra restituisce una visione essenziale e moderna della fotografia come linguaggio poetico e strumento di interpretazione dell’America tra le due guerre.
Parallelamente alla mostra in corso alle Gallerie d’Italia di Torino, Jeff Wall. Living Working Surviving presenta una selezione significativa dell’opera di uno tra i più influenti interpreti della fotografia contemporanea. Il percorso espositivo riunisce ventotto lavori realizzati tra il 1980 e il 2021, tra lightbox e stampe fotografiche a colori e in bianco e nero di grande formato, provenienti da collezioni private e musei internazionali. Le immagini, solo in apparenza istantanee della vita quotidiana, mettono in scena gesti ordinari legati al lavoro e all’esistenza urbana, rivelandosi composizioni costruite, ambigue ed enigmatiche, che invitano l’osservatore a interrogarsi sul loro significato. Attraverso un processo definito “cinematografico”, l’artista osserva con lucidità le aspirazioni e le contraddizioni del mondo occidentale, indagando tanto la classe media quanto le condizioni di marginalità, in un dialogo costante tra fotografia, pittura e cinema.
Dal 16 gennaio al 28 febbraio 2026, THE POOL NYC a Palazzo Fagnani Ronzoni di Milano presenta il secondo capitolo di I tempi dello sguardo. 90 anni di fotografia italiana in due atti, progetto dedicato alla storia della fotografia italiana dal Futurismo al Neorealismo, dalle ricerche concettuali fino all’esperienza di Viaggio in Italia di Luigi Ghirri. Questo episodio è incentrato sul bianco e nero e riunisce ottanta fotografie di ventotto autori. Il percorso prende avvio dal Futurismo di Renato Di Bosso, attraversa le sperimentazioni di Mario De Biasi e il realismo astratto di Mario Giacomelli, fino alle indagini nella memoria collettiva del Sud Italia di Antonio Biasiucci. Completano il percorso le ricerche di Franco Vaccari, Mario Cresci e Luigi Erba, in dialogo con autori internazionali come Elliott Erwitt, William Klein e Minor White.
Una vera dichiarazione d’amore per il colore apre la mostra Franco Fontana. Colors, ospitata al JMuseo di Jesolo dal 29 novembre 2025 al 22 maggio 2026. La rassegna rende omaggio a Franco Fontana, pioniere della fotografia a colori a livello internazionale, attraverso una selezione delle sue opere più iconiche realizzate tra il 1961 e il 2017, molte in grande formato. Curata da Cristina Ghelfi Fontana e Gabriele Accornero, questa monografica è il risultato di un approfondito lavoro di studio e restauro su materiali analogici e digitali. Il percorso racconta una ricerca in cui il colore diventa messaggio e strumento per “rendere visibile l’invisibile”, trasformando paesaggi naturali e urbani, asfalti, architetture e figure umane in immagini astratte, geometriche e luminose. L’allestimento, arricchito da una videointervista esclusiva e dalle musiche di Armand Amar, restituisce la visione poetica di un autore che ha profondamente innovato il linguaggio fotografico contemporaneo.
Entrare nel mondo di Agnès Varda significa attraversare luoghi vissuti, osservati e trasformati in racconto. Allestita a Villa Medici e curata da curata da Anne de Mondenard e Carole Sandrin, l’esposizione Agnès Varda. Qui e là. Tra Parigi e Roma trasporta i visitatori nella Parigi del dopoguerra partendo dal cortile-atelier di rue Daguerre, spazio di vita e creazione dell’artista per quasi settant’anni, cuore della sua ricerca. In mostra centotrenta opere tra stampe originali, estratti di film, documenti, oggetti e fotografie di scena, aprendo un dialogo profondo tra la Varda fotografa e la Varda regista. Il percorso ricostruisce gli esordi negli anni Cinquanta, con il suo sguardo aperto sulle strade di Parigi, mentre una sezione speciale è dedicata ai viaggi in Italia tra il 1959 e il 1963: da Venezia a Roma, dai giardini rinascimentali ai set cinematografici, emergono immagini inedite che rivelano il suo sguardo libero, ironico e attento.
In dialogo con la retrospettiva ospitata lo scorso anno dal Maxxi di Roma, i Civici Musei di Udine, in collaborazione con l’Archivio Guidi di Cesena, presentano nelle Sale del Castello Qui intorno. Progetti fotografici per il Friuli Venezia Giulia, 1985–2014, una mostra di centoquaranta immagini realizzate da Guido Guidi nel corso di trent’anni in Friuli Venezia Giulia. L’esposizione restituisce una ricognizione approfondita del lavoro svolto dall’autore in contesti urbani e periferici della regione, tra Trieste, Spilimbergo, Venzone, Udine, Gorizia e Lignano Sabbiadoro. Riconosciuto come uno dei maggiori fotografi contemporanei, a partire dagli anni Sessanta Guidi ha impostato la propria ricerca come una riflessione sul vedere e sulla fotografia stessa, esplorando luoghi ordinari con sguardo innovativo. Rinnovando costantemente il suo linguaggio visivo, ha costruito nel tempo un’iconografia complessa del paesaggio contemporaneo, inteso come un palinsesto di segni, storie e pratiche in cui si intrecciano culture diverse e stratificazioni del reale.
Il CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia presenta Fotosintesi. Fotografie dalla collezione Carla Sozzani, una mostra che mette al centro una delle più rilevanti raccolte fotografiche internazionali. Curata da Maddalena Scarzella, l’esposizione riunisce centocinquanta opere provenienti dalla Fondazione Sozzani, proponendo una lettura inedita della collezione attraverso la metafora della fotosintesi: come la luce si trasforma in energia vitale, così la fotografia diventa atto di sintesi capace di rigenerare il linguaggio visivo. Giornalista, editrice e gallerista, Carla Sozzani ha costruito in oltre cinquant’anni una collezione che attraversa tutta la storia della fotografia, dal reportage al ritratto, dalla moda allo still life. In mostra opere di oltre settanta autori, da Karl Blossfeldt e Alfred Stieglitz a Man Ray e Helmut Newton, fino a Paolo Roversi e David LaChapelle.
A qualche chilometro dal confine con l’Italia, a Mendrisio, è in corso la mostra dedicata al lavoro di Stefano Graziani e al suo sguardo unico che rifiuta la logica dell’utile e del necessario. Stefano Graziani. Reality Show è in programma dal 14 novembre 2025 al 29 marzo 2026 al Teatro dell’architettura Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana. Curata da Francesco Zanot, la mostra propone una riflessione sullo statuto della fotografia oggi, sospesa tra documentazione e simulazione. Le opere di Stefano Graziani accostano architetture, oggetti, persone, città e natura senza gerarchie, costruendo immagini come sistemi relazionali aperti e ambigui. La mostra si inserisce in un programma espositivo più ampio promosso dall’Accademia di architettura USI, che nello stesso periodo comprende anche ARCHISATIRE. Una controstoria dell’architettura, a cura di Gabriele Neri, dedicata al rapporto tra satira e progetto.
La mostra Tina Modotti. L’opera restituisce un ritratto ampio e coinvolgente di Tina Modotti, figura chiave e ancora sorprendentemente attuale del Novecento. Curata da Riccardo Costantini e ospitata a Palazzo della Penna a Perugia, l’esposizione nasce da un lungo progetto di ricerca internazionale e propone oltre duecento immagini, molte delle quali inedite, insieme a documenti, video, audio e oggetti personali. Attrice, fotografa e attivista, Modotti sviluppa un linguaggio visivo rigoroso e sperimentale, attento alla dignità del lavoro, alla condizione femminile e al fermento politico del suo tempo. Dalle esperienze hollywoodiane accanto a Edward Weston alla maturità delle fotografie dei suoi anni in Messico, il percorso ripercorre l’opera di Modotti e presenta la ricostruzione della sua unica mostra del 1929, come una “mostra nella mostra”. Promossa dal Comune di Perugia in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e Cinemazero, la rassegna è il più completo omaggio mai realizzato in Italia a un’artista definita “la più famosa artista sconosciuta del XX secolo”.
Flat time is the right time. Corpi, luoghi e nature morte dalla collezione Pier Luigi Gibelli è la mostra fotografica ospitata fino al 2 giugno 2026 in due sedi, a Palazzo Bisaccioni di Jesi e a Palazzo del Duca di Senigallia, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e dal Comune di Senigallia. Curata da Roberto Maggiori e Luca Panaro, la mostra presenta oltre cento immagini di sessantasette autori internazionali selezionati dalla Collezione Pier Luigi Gibelli. Il percorso indaga il rapporto della fotografia con corpi, luoghi, superfici e nature morte, articolandosi in due spazi: a Jesi le opere dedicate al corpo, a Senigallia quelle su paesaggio e still life. La rassegna evidenzia il ruolo della collezione privata come strumento critico per leggere l’evoluzione del linguaggio fotografico, tra sperimentazioni formali, sguardi non convenzionali e superamento della fotografia come semplice documento.
Becoming Climate è la mostra con cui World Press Photo invita a sviluppare una consapevolezza collettiva sulla crisi climatica e a immaginare un futuro più giusto e sostenibile. L’esposizione riunisce oltre cento immagini tratte dall’archivio World Press Photo, dedicate alle più rilevanti storie ambientali del XXI secolo, e debutta a Pinerolo negli spazi del Maneggio Caprilli. Il percorso si sviluppa attraverso due narrazioni intrecciate: da un lato i danni ambientali, le emergenze e le crisi in atto; dall’altro le risposte di resilienza, innovazione e resistenza introdotte da comunità e individui. L’allestimento si ispira ai quattro elementi, per sottolineare l’interconnessione del sistema climatico globale e invitare a ripensare il rapporto tra esseri umani, natura e altre specie.