Una Milano senza la Sormani? Il futuro incerto della biblioteca simbolo della città

A settant’anni dal progetto di Arrigo Arrighetti, la Biblioteca Sormani cambia funzione. Rimarrà un centro culturale, dice il Comune, ma non si sa ancora di che tipo.

Siamo nel 1943 e Milano esce dalla Seconda Guerra Mondiale completamente rasa al suolo dai bombardamenti. Decide di avviare un piano per ricostruirsi. Chiama artisti e architetti a ripensare l’urbanistica e i luoghi della cultura della città.

Tra questi c’è anche un giovanissimo Arrigo Arrighetti che si è appena laureato al Politecnico di Milano con una tesi sulla possibile ricostruzione di Palazzo Sormani, l’edificio settecentesco dei Sormani Andreani affacciato su Via Francesco Sforza, per trasformarlo in una biblioteca. 

Quella tesi nel 1956 diventa realtà: nasce la Biblioteca Sormani, “la più bella biblioteca d’Europa”, che oggi, dopo settant’anni dalla sua nascita, potrebbe non essere più una biblioteca.

La fine della biblioteca centrale

Ad annunciarlo è stato Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Milano, che l’8 marzo ha reso pubblica la volontà di trasferire tutte le funzioni della biblioteca centrale della città nella nuova Beic – Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, il polo culturale di nuova generazione in costruzione nell’area di Porta Vittoria, che dovrebbe inaugurare nel 2027.


Pochi giorni dopo l’annuncio, la giunta comunale ha approvato un atto di indirizzo che stabilisce che Palazzo Sormani dovrà comunque rimanere uno spazio culturale e non potrà quindi ospitare uffici o funzioni amministrative. “Vogliamo preservare il forte legame tra i milanesi e questo luogo simbolico della cultura della città”, ha dichiarato Sacchi.

La definizione però resta volutamente ampia: si parla di un possibile centro culturale, museo o spazio dedicato alle arti e alla produzione contemporanea. Proprio l’incertezza sul futuro dell’edificio ha aperto un dibattito nella città e probabilmente sarà uno dei grandi temi di discussione nelle prossime elezioni comunali del 2027. E va a ruota di un’altra probabile perdita nel panorama bibliofilo della città: quello della celebre e non distantissima libreria Hoepli, per cui si parla da giorni di una liquidazione. 

Le preoccupazioni: cosa perde il centro di Milano

La Sormani, d’altronde, era (e ancora è) una delle poche grandi infrastrutture per i cittadini rimaste pubbliche e gratuite nel centro storico della città, a pochi minuti dal Duomo di Milano, accanto all’Università degli Studi e ai Giardini della Guastalla. Oggi ospita circa un milione di volumi ed è il cuore del sistema bibliotecario milanese.

Un grande cortile interno invisibile dalla strada che in estate ospita un cinema all’aperto, mostre e progetti espositivi retrò legati alla storia di Milano, e poi le infinite rassegne di presentazioni di libri e incontri con autori, con BookCity Milano e oltre: la Sormani è da sempre qualcosa di più di una biblioteca, è l’infrastruttura pubblica di una città a cui di pubblico è rimasto poco. Senza contare l’enorme patrimonio di quotidiani e periodici che sono qui conservati e archiviati… la sala dei microfilm per consultarli negli anni ha raggiunto una fama quasi mitologica. 

Non solo un luogo di studio e lavoro, ma uno dei pochi spazi in un centro sommerso dall’overtourism rimasti per i cittadini e non per i turisti: un baluardo, insomma, di una Milano che in Duomo ancora si incontrava e non lo evitava come la peste. “Nel 1956 il direttore Giovanni Bellini la definì ‘la casa dei milanesi studiosi’”, ha ricordato lo stesso Sacchi.

Il progetto di Arrighetti

Nel progetto di Arrigo Arrighetti convivono due elementi tipici della ricostruzione milanese del dopoguerra: il restauro dell’antico e l’architettura della ricostruzione. Da un lato vengono recuperati gli ambienti storici del palazzo aristocratico — scaloni monumentali, sale decorate e il grande cortile interno — dall’altro viene costruita una nuova ala lungo la strada, riconoscibile per la facciata razionalista.

La Sormani è sempre stata più di una biblioteca: è uno degli ultimi veri spazi pubblici nel cuore di Milano.

Ma la vera intuizione del progetto non sta solo nell’architettura, quanto nell’idea di biblioteca come spazio per la città. Arrighetti immaginava la Sormani come un’infrastruttura civica dove tutti gli spazi sono pensati per essere attraversati e vissuti: le sale di lettura luminose affacciate sui cortili, i percorsi semplici e accessibili, il grande cortile centrale che diventa una vera piazza verde nel cuore del centro storico.

Nel contesto postbellico questa scelta aveva anche un significato quasi ideologico: trasformare un palazzo aristocratico e privato in un luogo pubblico della conoscenza aperto a tutti i cittadini.

Ancora oggi, entrando dalla strada e attraversando il palazzo, si passa quasi improvvisamente dal traffico del centro a uno spazio silenzioso fatto di alberi, ghiaia e facciate settecentesche: una piccola sospensione urbana nel cuore della città. In questo senso la Sormani resta uno degli esempi più riusciti di come Milano abbia trasformato le ferite della guerra in infrastrutture culturali. 

Il futuro della Sormani

Negli ultimi giorni sono tante le proposte che si sono avvicendate sul futuro della Sormani. Nel dibattito culturale è emersa, tra le altre, l’ipotesi di trasformare la biblioteca in uno spazio per l’arte contemporanea — non come il Museo del Novecento, ma davvero contemporanea: una “kunsthalle per l’arte giovane”, come ha scritto Massimiliano Tonelli su Artribune

Dal mondo dell’architettura, però, per ora non è arrivata nessuna presa di posizione forte. 

Una cosa è certa: entro la fine del 2026 verranno restituite al palazzo le celebri “tele del Grechetto”, il ciclo pittorico seicentesco realizzato da Giovanni Benedetto Castiglione, che apparteneva a una delle sale della Sormani e che nel 2019 era stato rimosso per un restauro. 

Intanto, con un programma di eventi e attivazioni, sono in corso i festeggiamenti per i settant’anni della biblioteca.

Immagine di apertura: Palazzo Sormani a Milano. Di Paolobon140 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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