Siamo a metà dicembre 2025 e, mentre si annuncia la data della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina, compare su Instagram un carosello di renderings: una pista da sci sospesa che scende dalla Torre Velasca, il Duomo trasformato in un’arena per sport su ghiaccio con pedane e tribune temporanee, una pista da curling sull’acqua dei Navigli e uno skatepark olimpico agganciato all’Arco della Pace. Sono le architetture effimere delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. O meglio, quelle delle Olimpiadi monumentali come molti di noi se le immaginavano — e come non sono state.
L’arena più bella delle Olimpiadi Invernali è finta
@gaude.ai immagina il Duomo di Milano trasformato in un’arena per sport su ghiaccio e una Torre Velasca da cui si scia in quota.
Il suo profilo Instagram racconta qualcosa su come sta cambiando la critica architettonica e sulle Olimpiadi che ci aspettano.
@gaude.ai
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- La redazione di Domus
- 04 febbraio 2026
A realizzare concept, planimetrie e renderings di queste strutture che non esistono è Filippo Mercuri, su Instagram @gaude.ai: architetto che l’anno scorso, insieme allo studio Lombardini22, aveva partecipato alla Biennale di Venezia curata da Carlo Ratti con un progetto incentrato su AI e cambiamento climatico. “Il ruolo dell’architetto è raccogliere la complessità e restituirla velocemente al mondo”, racconta a Domus, spiegando come l’intelligenza artificiale sia per lui un mezzo per rendere leggibili concetti complessi.
Lo scopo di gaude.ai non è sostituire gli strumenti tradizionali di progettazione, ma dare all’architettura un canale di comunicazione più diretto con le persone.
Filippo Mercuri
Sul suo profilo, ispirato dall’annuncio della nuova stazione metro "Colosseo" a Roma e dal furto dei gioielli del Louvre, Mercuri si chiede come sarebbe il museo parigino se andasse sottoterra, spostando la Nike di Samotracia tra due pensiline della metro. Oppure immagina San Siro trasformato in giardino dopo la chiusura. “E se tutti gli stadi abbandonati diventassero parchi?”, scrive nella descrizione del post. “Questo profilo nasce per ripensare i grandi eventi di Milano, una città che di eventi ormai ne ospita di ogni genere e ogni settimana”, spiega.
Tra tutte, l’immagine più potente è quella della pista da sci che scende lungo la Torre Velasca. Una rampa innevata con curve sopraelevate, reti di sicurezza, torri faro, aree di partenza e arrivo si avvolge attorno all’edificio progettato dai Bbpr negli anni Cinquanta. Il disegno segue la logica di un’infrastruttura temporanea: sarebbe un incubo ingegneristico, ma non appartiene al territorio dell’impossibile. Le Olimpiadi hanno già prodotto strutture sospese e impianti urbani di scala comparabile e probabilmente continueranno a farlo.
Qui la logica della mega infrastruttura per il mega evento viene appoggiata a un’icona modernista, e proprio per questo provoca.
“È intenzionale voler generare una reazione”, dice Mercuri. “Come architetto non progetterei mai una struttura del genere sulla Torre Velasca. Il processo dell’AI è qualcosa che va esplorato anche con coscienza”.
Gli strumenti di gaude.ai sono professionali, i disegni sono precisi.
Il linguaggio della temporaneità, della cultura dell’evento, della sostenibilità e della smart city è lo stesso dell’architettura costruita.
Ed è per questo che molti li credono veri: non sembrano provocazioni artistiche, ma dossier tecnici di opere in fase di approvazione.
È questo a rendere queste immagini, seppur false, tra le più convincenti visioni olimpiche. La Torre Velasca innevata racconta cosa oggi le persone si aspettano dai grandi eventi e dall’architettura: una spettacolarità da render, delle idee da fantascienza urbana.
“Lo scopo di gaude.ai non è sostituire gli strumenti tradizionali di progettazione”, conferma Mercuri, “ma dare all’architettura un canale di comunicazione più diretto con le persone”.
Un architetto deve essere in grado di raccogliere la complessità e di restituirla velocemente al mondo.
Filippo Mercuri
Quello che emerge è che l’AI sta diventando uno strumento di critica architettonica. Gaude.ai non usa il collage come facevano gli Archizoom o altri gruppi radical italiani, né il linguaggio della critica tradizionale, ma adotta lo stesso lessico iperrealistico e spettacolarizzante dei progetti che mette in discussione. E proprio per questo funziona.
Non è l’unico: altri creator italiani come @eclissidilana hanno scelto l’intelligenza artificiale come strumento per commentare i Giochi Olimpici del 6 febbraio. E lo stesso hanno fatto anche le istituzioni: all’ingresso della mostra “White Out”, curata da Konstantin Grcic e dedicata allo sport alla Triennale di Milano colpiscono dei video realizzati con l’intelligenza artificiale. C’è l’immagine di Cortina d’Ampezzo in un futuro non troppo lontano, quando bisognerà in qualche modo ovviare all’assenza di neve e acqua sulle piste da sci e il bollettino meteo sarà annunciato da un distopico robot su un maxischermo. A pensarci, già in quelle immagini Cortina somiglia fin troppo ai render che gaude.ai fa per gioco.
Tutte le immagini: Courtesy @gaude.ai