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Rigenerare il moderno: il progetto di Architecturestudio per il campus di una delle più prestigiose università francesi

Lo studio parigino racconta a Domus il progetto di ampliamento del campus universitario dell’Essec, dove tra facciate bioclimatiche e nuova pedagogia, ha soprattutto cercato di progettare la lungimiranza. 

“L’architettura diventa il portavoce di quanti non hanno peso nelle decisioni, pur essendo fortemente impattati dal progetto, e non per una ma per diverse generazioni”: è quello che ci racconta l’agence parigina Architecturestudio parlando di uno degli ultimi progetti completati, la ristrutturazione e ampiamento del campus universitario dell’Essec (École Supérieure des Sciences Économiques et Commerciales). Dare corpo all’onda lunga, al valore strategico dell’architettura è quello che lo studio si è abituato a fare, con visione e con metodo, in oltre cinquant’anni di attività. Rivendicando un potenziale decisionale, quello della governance, che i processi di gestione di solito affidano principalmente ai committenti e ai developer.

Una posta in gioco, oltre che un’attitudine auspicata per l’architettura, che ci riporta dunque all’Essec, una delle più prestigiose istituzioni universitarie francesi nel campo delle discipline economiche. Alla fine degli anni ’70, la business school è tra le prime ad abbandonare le aule anguste della Parigi intra muros. Il nuovo campus di Cergy-Pontoise, sorto a ridosso di questa città di banlieue, è un complesso orizzontale prossimo al modello delle università americane. In quegli anni, la rete dei trasporti pubblici, preventivata sulla carta, non è ancora arrivata: la macchina resta il principale mezzo di accesso al campus, come testimonia la presenza del grande parcheggio. L’estensione e l’ortogonalità della pianta, il protagonismo del cemento a vista, e una certa impermeabilità al tessuto urbano, delineatosi col tempo anche per questioni di sicurezza, rendono la scuola un universo autocentrato e decisamente minerale. 

L’architettura diventa il portavoce di quanti non hanno peso nelle decisioni, pur essendo fortemente impattati dal progetto, e non per una ma per diverse generazioni.

Architecturestudio

Ripensare l’Essec oggi, dunque, è per Architecturestudio un’opportunità per mettere in pratica questo pensiero sistemico votato all’onda lunga. Dove, al netto di ogni compartimentazione, è l’architettura stessa ad assumere un ruolo pedagogico, mostrando e se possibile indirizzando gli utenti verso comportamenti responsabili. Sostenibilità e nuovi modelli di apprendimento nell’era della rivoluzione tecnologica sono quindi domande che restano cruciali, ma non esaustive. Il progetto integra anche altre variabili: la governance e l’inclusione, appunto, ma anche l’orientamento delle filiere produttive e la lungimiranza economica degli investimenti immobiliari, in particolare rispetto alla loro cronotopia. 

“Quando interviene sul costruito, l’architettura deve pilotare la diagnostica, aggregando l’insieme dei dati disponibili prima di fare delle scelte, operando nel rispetto dell’esistente per valorizzarlo al meglio”. È l’architettura stessa ad assumere un ruolo pedagogico, mostrando e se possibile indirizzando gli utenti verso comportamenti responsabili. Forti di questa riflessione, gli architetti hanno ridefinito forme e funzioni degli spazi seguendo due obiettivi principali: integrazione degli spazi per rendere tangibile la trasversalità dei saperi, e reintegrazione dell’Essec nel tessuto urbano di Cergy-Pontoise, sfumando la visione elitistica e isolata di una torre d’avorio destinata unicamente agli universitari e alla ricerca.

La Research Green Tower, l’emblematica torre del campus dove sono confinati gli spazi della ricerca e gli uffici dei professori, diventa il simbolo per eccellenza di questa trasformazione. Nel nuovo progetto, l’edificio viene rivestito di una nuova facciata bioclimatica costituita da doppi pilastri in legno; oltre a regolare gli apporti solari innestando un circolo climatico virtuoso, la galleria incorpora una scala e terrazze, pubbliche e private, a disposizione di docenti e studenti. Trasformando anche gli spazi per la circolazione in un’opportunità di studio collettivo e didattica.

All’interno del Center for Creative Learning, dove si concentrano le attività di didattica, all’aula magna e alle aule si uniscono nuovi ambienti interstiziali, che possono accogliere didattica informale e facilitare allo stesso tempo lo studio individuale e di gruppo. Gli spazi tra gli edifici, incluso il vecchio parcheggio, sono convertiti in verde pubblico, accessibili agli studenti come alla cittadinanza. Infine, la palestra del Sports & Recreation Center è completamente riabilitata e aperta alla cittadinanza di Cergy.

Nell’era della virtualità, dove anche l’insegnamento sembra assimilare forme di scolarità a distanza, la risposta dell’Essec non sembra limitarsi all’integrazione della tecnologia nell’architettura, che pure c’è. Piuttosto, il potere della flessibilità e la moltiplicazione delle opportunità d’uso si dimostrano gli unici parametri in grado di definire l’iconicità di un luogo e, in fondo, ciò che può ancora motivare gli studenti a varcare la porta fisica di un’università, ben oltre l’apparenza seducente della forma.

Una visione che Architecturestudio ha applicato in tutti i suoi progetti più recenti, dalla riabilitazione della Maison de la Radio al rifacimento del campus di Jussieu a Parigi, e teorizzato nel volume Tracé Bleu, manifesto del loro metodo olistico in un mondo messo in discussione dal cambiamento climatico. Un approccio che mette l’architettura anche di fronte ai suoi dubbi, non fosse altro che per “aprire degli immaginari sulla nostra impotenza, o sulla necessità di costruire immaginari rassicuranti ma anche creativi in un futuro prossimo dove la norma rischia di non essere la soluzione”, citando ancora le loro parole. Ma che, al netto di tutte le considerazioni, continua a scommettere sul valore della relazione come garanzia per la sua pertinenza.

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