Direttamente dagli anni ’60, una minicasa radicale di Jean-Benjamin Maneval è in vendita

In Francia, è in vendita una delle “bulles” di Jean-Benjamin Maneval, manifesto del pensiero radicale degli anni ’60 che intreccia utopia, tecnologica, disegno industriale e voglia di libertà.

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques

Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques

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Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques

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Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques

Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques

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Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques

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Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques

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Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques

Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Negli anni ’60, in reazione alle rigidità del Movimento Moderno, l’architettura vive una stagione di radicale sperimentazione tra capsule abitative aggregabili all’infinito (Metabolismo giapponese), città pneumatiche (Archigram) e cupole geodetiche (Buckminster Fuller). Un po' di quello slancio visionario è arrivato fino ad oggi, riemergendo sul mercato immobiliare: è infatti in vendita una delle “bulles” progettate da Jean-Benjamin Maneval, e attualmente “atterrata” nel giardino di un collezionista francese. Realizzata in circa trecento esemplari tra il 1964 e il 1968 nel clima delle ricerche sui materiali plastici (tra cui la prima ”maison tout en plastique” di Ionel Schein e René-André Coulon, presentata al Salon des Arts Ménagers di Parigi nel 1956), la Bulle è un manifesto delle potenzialità tecniche e figurative di questo materiale e traduce in una casa compatta (circa 36 mq) l'idea di un abitare "nomade", leggero ed economico.

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques. Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection

La Bulle à six coques è un bulbo polilobato sospeso su un supporto in cemento e composto dall’assemblaggio di sei gusci prefabbricati a doppio strato in poliestere rinforzato con fibra di vetro, isolati con schiuma poliuretanica. Questi elementi, prodotti a partire da uno stesso stampo, vengono montati rapidamente in sito senza fondazioni permanenti, rendendo la struttura facilmente smontabile e trasferibile. La forma sinuosa, simile ad un fiore e resa possibile dalla capacità della plastica di oltrepassare i vincoli della geometria ortogonale, ispira un senso di libertà (non solo espressiva). All'interno, ogni “coque” corrisponde a una funzione — ingresso, soggiorno, servizi, camere da letto — dando luogo a una struttura “cellulare” percepita come uno spazio fluido e organico, punteggiato da arredi integrati nell'involucro e illuminato da grandi aperture in metacrilato fumé.

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques . Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection

Pensata soprattutto per il turismo di massa, la Bulle trovò nel dialogo con l’industria petrolchimica il presupposto per la sua produzione e diffusione ma, nonostante le ambizioni, il progetto non conobbe mai il successo commerciale sperato. Oggi, un frammento di quell’utopia può essere acquistato per soli 90mila euro.

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection  

Jean-Benjamin Maneval, Bulle à six coques Foto Manuel Bougot ©Manuel Bougot e Architecture de Collection