Tre case di Carlo Scarpa da scoprire a Venezia

Prima dei capolavori della maturità, una mostra alla galleria L’Era riporta alla luce tre case veneziane – tra anni ’40 e primi ’50 – che raccontano lo Scarpa dell’abitare, tra dettagli, arredi e relazioni con la laguna.

Il Carlo Scarpa più raccontato è sicuramente lo Scarpa di Fondazione Querini Stampalia e negozio Olivetti a Venezia, o quello di Tomba Brion e di lavori come il palermitano Palazzo Abatellis: in ogni caso, quello della maturità e degli ultimi decenni. La lunga carriera che ha preceduto questi episodi, però, non è certo meno sguarnita di capolavori e, anzi, regala profili anche inediti o meno percorsi del maestro veneziano, come quello di un progettista che sul finire della seconda guerra mondiale, si dedicava a riflessioni – costruite – sulla sfera domestica, sull’abitare in laguna.

La ricerca su questo “Scarpa dell’abitare” è iniziata già negli anni ’80, e nel 1996 era sbarcata al caffè Florian di piazza San Marco durante la Biennale, e adesso si arricchisce ancora di nuovi materiali, arrivando con un nuovo capitolo alla galleria l’Era, raccontando tre case veneziane in una mostra curata da Luigi Guzzardi, Sergio Ballini e Cecilia Zavagno.

Carlo Scarpa. Casa Pelizzari, 1942-45, studio per attaccapanni, matita su carta. Courtesy L'Era gallery

Dalla falegnameria Capovilla arrivano i trenta disegni della casa Pelizzari, al cui restauro Scarpa lavora tra 1942 e 1945, specialmente agli interni, che prima di andare dispersi sono stati fotografati un’ultima volta negli anni ’90. Se si parla di Scarpa è il dettaglio a creare lo spazio, e qui è negli arredi che si esprime al massimo: sedie, poltroncine, tavolini, armadiature studiate nel profondo del loro sistema di finiture e colori.
Finisce la guerra e arriva la casa Bellotto (1946), di nuovo con Capovilla, dove si innova un eterno archetipo come il casa-e-bottega, con un negozio di stoffe al piano terreno, magazzini e uffici al primo piano, e poi l’abitazione ai livelli superiori: un interno complesso e integrato in un paesaggio di legni e pietra dal suolo ai soffitti, di cui alcuni arredi originali arrivano in mostra, prestati dagli eredi dei clienti.

C’è poi la casa Vianello, o meglio ci sarebbe potuta essere, ma non verrà mai realizzata. Lo studio del 1951 però è chiarissimo nel mostrare la grammatica di elementi tipici nel connettere interno ed esterno che percorrono l’opera di Scarpa – finestre asimmetriche, loggia ad angolo, la copertura – e a testimoniarlo ci sono le piante e i prospetti oggi in possesso della famiglia committente.

Tra il suo dialogo prima con la poetica di Le Corbusier, poi con Frank Lloyd Wright, fino al distillarsi della sua pratica come icona stessa di un periodo e di un luogo, Carlo Scarpa si racconta attraverso le sue case: una di quelle occasioni, sempre rare, di fare luce su quei paesaggi di relazioni, scambi, e soprattutto idee di mondo abitato da cui davvero nasce l’architettura.  

Immagine d'apertura: Carlo Scarpa. Casa Bellotto, 1945–47, piano secondo. Courtesy l'Era gallery

Mostra:
Carlo Scarpa – Tre progetti veneziani 1942-1951
A cura di :
Luigi Guzzardi, Sergio Ballini, Cecilia Zavagno
Luogo :
L’Era gallery
Indirizzo:
Fondamenta dell'Arzere, Dorsoduro 2324/A, Venezia
Date :
dal 13 marzo al 30 aprile 2026

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