Milano Design Week

Salone del Mobile e Fuorisalone 2026


I sound system sono diventati feticci del design, dalla Serpentine alla Milano Design Week

I sound system entrano in musei, boutique e perfino chiese brutaliste, trasformando l’ascolto da sfondo a spazio. Abbiamo cercato di capire cosa significhi davvero questo cambiamento.

Un tempo esperienze di nicchia e ai margini, i sound system e le esperienze d’ascolto hanno progressivamente infiltrato e conquistato il discorso artistico istituzionale, dialogando con design, moda e architettura. Riscatto sottoculturale o oggettificazione? Abbiamo cercato di capirlo. 

Quando nell’ottobre 2025 House of Music ha inaugurato alle Serpentine Galleries, la mostra non si è limitata a presentare un nuovo corpus di dipinti dell’artista britannico Peter Doig. Piuttosto, ha segnato un passo decisivo verso l’istituzionalizzazione della cultura del sound system e dell’estetica del deep listening. 

Peter Doig, Painting for Wall Painters (Prosperity P.o.S.), 2010–2012 © Peter Doig.

Concepita come un ambiente immersivo e di incontro, la mostra riuniva le tele di Doig influenzate dai Caraibi – molte concepite durante gli anni trascorsi a Trinidad – con un monumentale sound system a cura di Laurence Passera – sound researcher con un passato come fotografo di moda ed assistente di Ray Petri da Buffalo.

Due coppie di rari diffusori lignei Klangfilm Euronor degli anni Cinquanta, restaurati e acquisiti da Florian Schneider dei Kraftwerk – originariamente progettati per cinema e grandi auditorium – accoglievano il pubblico. “Le tematiche legate alla musica ed ai momenti comunitari presenti nei dipinti di Peter sono state amplificate e portate in vita utilizzando la musica con un sottofondo permanente ed inclusivo,” spiega Passera.

Il timore iniziale di Doig – che il pubblico potesse non comprendere la necessità della musica come sfondo a una mostra figurativa – è presto svanito. Settimana dopo settimana, House of Music: Sound Service, il programma di listening session che accompagnava la mostra ha registrato il tutto esaurito, anche grazie ad ospiti d’eccezione: da Brian Eno alla collezione di cassette di David Byrne.

Peter Doig, Fall in New York (Central Park), 2002–2012 © Peter Doig

Per Passera, l’idea di ricontestualizzare presentazioni sonore di alta qualità è già di per sé una forma d’arte che dovrebbe essere resa maggiormente accessibile a tutti. “Dato che la maggior parte delle persone non ha mai provato nulla di simile alla sensazione che un ascolto audio potenziato può suscitare, esporle alla tecnologia a valvole Class A degli anni ’30, è una vera esperienza all’interno di un’altra esperienza.”

Un tempo esperienze di nicchia e ai margini, i sound system e le esperienze d’ascolto hanno progressivamente infiltrato e conquistato il discorso artistico istituzionale, dialogando con design, moda e architettura.

Non è un caso che tutto ciò sia accaduto proprio alla Serpentine, sotto l’egida del direttore artistico Hans Ulrich Obrist, tra i più acuti osservatori delle trasformazioni del sistema culturale; né che l’iniziativa abbia goduto del patronage della Nicoletta Fiorucci Foundation.

È stata infatti la fondazione stessa a ospitare a Londra, nella primavera del 2025, Ellipse and Ellipsis, a cura di Vittoria de Franchis. La mostra ha presentato l’ascolto come pratica scultorea, spaziale e partecipativa attraverso il sistema Acousmonium ODAE costruito dal musicista Neuf Voix. Composto da dieci elementi calibrati, è stato introdotto per la prima volta nel Regno Unito come una vera e propria opera d’arte, attivandolo con lavori commissionati a Jasper Marsalis, Sandra Mujinga e Jota Mombaça – tre artisti noti per integrare il suono nelle rispettive pratiche. Il punto era chiaro: il suono non è accessorio allo spazio, ma ne è parte costitutiva.

Peter Doig, Maracas, 2002-2008, oil on canvas, 290 x 190 cm. © Peter Doig

Dopotutto, si può ritrovare questo principio già alle radici della storia dei sound system, la cui genealogia va ricondotta alla Giamaica di metà Novecento. Qui, selezionatori come Coxsone Dodd e Duke Reid, trasformavano yard e spazi pubblici in arene di performatività sonora attraverso imponenti torri mobili di speaker, amplificatori e giradischi. 

I sound system, infatti, non sono mai stati semplici apparecchiature, bensì forme di architettura vernacolare, infrastrutture sociali dalla forte connotazione politica in cui si negoziava l’identità postcoloniale delle isole caraibiche – un aspetto ben visibile anche nei dipinti di Doig. 

Eppure, anche lontano dalle spiagge giamaicane, già negli anni Trenta nei cortili della Romagna più rurale, le orchestre di musica da ballo si spostavano di cascina in cascina, a bordo di furgoni sgarrupati, come sound system nomadi, radunando le comunità al suono di quello che sarebbe poi stato codificato come liscio.

Peter Doig, House of Music, Serpentine South. Foto Prudence Cuming Associates

Un’altra cultura dell’ascolto, molto diversa ma altrettanto rigorosa, è quella dei jazz kissa giapponesi. Luoghi che hanno formalizzato l’ascolto come atto di concentrazione e rispetto, in antitesi ai sound system caraibici che da sempre privilegiavano l’energia collettiva e l’immersione fisica.

Negli ultimi anni questi due approcci alla riproduzione musicale hanno iniziato a convergere, instaurando un dialogo sempre più prolifico con arte, design e moda. Pochi incarnano questa attitudine meglio di Devon Turnbull, la cui practice OJAS ha ridefinito l’alta fedeltà come forma artistica e di minimalismo spirituale.

Il punto era chiaro: il suono non è accessorio allo spazio, ma ne è parte costitutiva.

Le installazioni di Turnbull assomigliano più a santuari temporanei allestiti con precisione ascetica che a mere esposizioni di prodotti per audiofili. Dopo essersi fatto un nome progettando a metà Duemila il sound system dell’Ace Hotel di New York, Turnbull è diventato l’uomo di fiducia di Supreme, portando i suoi speaker OJAS i tutti i punti vendita del celebre marchio di streetwear. 

Peter Doig, House of Music, Serpentine South. Foto Prudence Cuming Associates

Nel 2019 arriva l’ingresso negli spazi espositivi, quando collabora con Virgil Abloh alla mostra Figures of Speech al Museum of Contemporary Art di Chicago. Pochi anni più tardi, con HiFi Listening Room Dream No. 1 alla Lisson Gallery di Londra, arriva la prima personale, che ne sancisce il ruolo di portavoce della rinnovata attenzione del mondo dell’arte per la cultura del sound system.

Nello stesso periodo era stato proprio Peter Doig a collaborare con lo stilista Kim Jones – entrambi già studenti della Central Saint Martins – alla sfilata Dior Primavera-Estate 2021,  una collezione ispirata alla cultura caraibica dei sound system, con torri di speaker a scandire l’incedere dei modelli.

Oggi, questi approcci convergono nei campi dell’arte, del design e della moda. Un esempio è OJAS di Devon Turnbull, che ha riformulato l’audio ad alta fedeltà come una forma di minimalismo spirituale, dall’Ace Hotel ai negozi Supreme fino alle collaborazioni con Virgil Abloh. Già nel 2023, con la personale HiFi Listening Room Dream No. 1 alla Lisson Gallery di Londra, Turnbull si è affermato come una figura chiave nel rinnovato interesse del mondo dell’arte per i sound system.

Peter Doig, House of Music, Serpentine South. Foto Prudence Cuming Associates

Anche la moda ha progressivamente assorbito questo linguaggio, come dimostra la sfilata Primavera/Estate 2021 di Dior firmata da Kim Jones, sviluppata in collaborazione con lo stesso Doig. Insieme, queste esperienze segnalano un cambiamento: i sound system si stanno progressivamente spostando dalle scene underground agli ambiti istituzionali, mentre le sottoculture infiltrano e plasmano il discorso ufficiale. Listening session e rave — un tempo realtà ai margini — diventano oggi esperienze curate.

Come osserva Passera, “il suono non è solo suono […] le istituzioni lo hanno spesso trattato come un elemento secondario”. Per Vittoria de Franchis, curatrice presso la Nicoletta Fiorucci Foundation, questa crescente presenza riflette un’apertura più ampia verso pratiche a lungo escluse dal riconoscimento istituzionale.

All’indomani della pandemia, l’ascolto collettivo ha riacquistato centralità nelle pratiche sociali.
Peter Doig, House of Music, Serpentine South. Foto Prudence Cuming Associates

Anche la Milano Design Week ha accolto il fenomeno: Capsule Plaza ha presentato lavori di OJAS, mentre Stone Island ha collaborato con Friendly Pressure, realtà indipendente londinese attiva nel campo dei sound system. La Triennale Milano ha invece inaugurato Voce, un nuovo spazio interamente dedicato all’ascolto immersivo.

Unendo e glamourizzando la lezione dei jazz kissa giapponesi e della cultura dei sound system con vini naturali, cocktail e cucina small plate, i listening bar sono tra gli altri protagonisti di questa tendenza. Dal Tramps Bar, legato all’omonima galleria londinese, fino a locali milanesi come Bene Bene e Bar Fiore – con interni firmati Parasite 2.0 – questi spazi traducono la cultura del suono in ambienti architettonici e sociali, fondendo ascolto, design e hospitality.

All’indomani della pandemia, l’ascolto collettivo ha riacquistato centralità nelle pratiche sociali. Le generazioni più giovani mostrano un rinnovato interesse per esperienze sonore condivise, anche come reazione alla saturazione digitale. I sound system, con la loro struttura visibile e la loro materialità, si inseriscono in un più ampio ritorno culturale al fare artigianale.

Peter Doig, House of Music, Serpentine South. Foto Prudence Cuming Associates

Resta tuttavia il rischio di una deriva commerciale. I giradischi diventano prima di tutto feticci per Instagram, i listening bar smorzano il potere dirompente delle pratiche d’ascolto, mentre i sound system diventano semplici complementi d’arredo. Come sottolinea de Franchis, è compito dei curatori evitare che queste pratiche vengano private del loro contesto.

House of Music ha funzionato proprio perché è riuscita a evitare questo empasse. I dipinti di Doig hanno saputo dialogare organicamente con l’architettura sonora installata intorno a loro. Anche grazie al contesto espositivo, la mostra ha segnato un punto di svolta, permettendo ad un pubblico tradizionale di confrontarsi con e comprendere l’ibridazione tra arte e sound design, oltre la sola nicchia di adepti. 

Per parafrasare il vincitore del Turner Prize Jeremy Deller: Bless this (Acid) House of Music.

Ultimi articoli in Design

Ultimi articoli su Domus

China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram