Le protesi sportive di Salomon: quando il design diventa una nuova possibilità

Il progetto Adaptive di Salomon sviluppa protesi sportive per trail running, sci e snowboard. Nato durante il Covid, unisce ingegneria aeronautica, design e storie personali per rendere lo sport di nuovo possibile dopo un’amputazione.

Outsider - Adaptive

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Adaptive - Vanguard

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Audacieuse - Adaptive

Audacieuse - Adaptive

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Pioneer - Adaptive

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Milano-Cortina è molte cose insieme: sport, design, tecnologia, spettacolo. Finite le Olimpiadi arrivano però le Paralimpiadi, e con loro uno sguardo diverso sul gesto sportivo. Se lo sport olimpico celebra il corpo perfettamente funzionante, quello paralimpico mette al centro qualcosa di più radicale: il movimento di corpi a cui quel gesto è stato reso difficile, o perfino impossibile. È qui che emerge una domanda che raramente entra nel dibattito sul design sportivo: cosa succede allo sport quando il corpo cambia?

Foto Jeremy Pancras

È in questo spazio che si inserisce Adaptive, il progetto con cui Salomon sta sviluppando protesi sportive per trail running, sci e snowboard. Non si tratta di una nuova linea di prodotto. A guidarlo è Patrick Leick, Adaptive Team Manager, ingegnere che lavora in Salomon da quasi quarant’anni. Adaptive è arrivato nella sua carriera quasi per caso — durante il Covid, quando un gruppo di studenti gli ha inviato un progetto di fine studi — ma è diventato rapidamente qualcosa di diverso: il lavoro con cui chiudere una vita professionale. Per usare le parole del Ceo Guillaume Meyzenq, l’innovazione ha senso solo quando riesce ad allargare i confini dello sport: creare nuove possibilità per le persone, non soltanto nuove prestazioni.

Senza la pandemia, forse non sarebbe successo

Adaptive nasce quando un gruppo di studenti di ingegneria invia a Salomon un progetto di fine studi: una running blade in carbonio realizzata a partire dagli scarti di fibra utilizzati da Airbus per i suoi aerei.

Se una persona perde una gamba, il sistema sanitario copre la protesi per la vita quotidiana, ma non quella per lo sport.

Patrick Leick, Adaptive Team Manager

L’idea è semplice ma ambiziosa: sviluppare protesi sportive più accessibili di quelle disponibili sul mercato. “Oggi una running blade può costare anche cinquemila euro”, racconta Leick. “Se una persona perde una gamba, il sistema sanitario copre la protesi per la vita quotidiana, ma non quella per lo sport.”

Adaptive - Vanguard

Salomon decide allora di aiutare gli studenti a sviluppare il progetto. Tre di loro fondano una startup — Opal — che si occuperà della commercializzazione, mentre l’azienda francese rimane sul terreno che conosce meglio: ricerca, sviluppo e progettazione. Quello che nasce come esercizio accademico diventa così qualcosa di più: un laboratorio in cui ingegneria aeronautica, design sportivo e storie personali si incontrano.

Progettare una protesi che non sembri un dispositivo medico

Nel mondo dello sportswear e dell’outdoor questa è una posizione quasi unica. Adaptive non nasce per conquistare un mercato, ma per affrontare una domanda spesso ignorata: cosa succede al corpo sportivo dopo un’amputazione? Il lavoro si concentra su diversi tipi di protesi: blade per il trail running, sistemi per lo sci e per lo snowboard, dispositivi che permettono agli atleti di tornare su terreni complessi come la montagna o la neve. Ma il punto non è soltanto tecnico.

Adaptive - Vanguard

Secondo Leick uno dei limiti delle protesi oggi sul mercato è anche estetico. Molte sono progettate come dispositivi medici: funzionali ma poco desiderabili. Adaptive prova invece a ribaltare questo paradigma. “La cosa importante è creare desiderio”, spiega. “La forza di Salomon è stata sviluppare qualcosa che gli atleti siano orgogliosi di mostrare.” Non si tratta solo di funzionare meglio, ma di cambiare il modo in cui una protesi viene percepita: da dispositivo medico a oggetto sportivo e di stile, un segno di identità e di orgoglio. Il passaggio è profondamente culturale. Per molte persone amputate la protesi è qualcosa da nascondere, un segno visibile della perdita. Trasformarla in un oggetto tecnico e riconoscibile significa cambiare il modo in cui il corpo amputato si presenta nello spazio pubblico.

Outsider - Adaptive

In questo senso Adaptive non è solo una ricerca tecnologica ma anche economica: ridurre il costo delle protesi sportive significa rendere lo sport possibile per molte più persone.

Il ruolo degli atleti

Il progetto viene sviluppato insieme a una piccola squadra di atleti. Oggi il team Adaptive conta circa venti tra sportivi e ambassador che collaborano allo sviluppo dei prototipi e contribuiscono a rendere visibile questo mondo. “Chi ha appena subito un’amputazione ha bisogno di modelli”, dice Leick. “Quando una persona si trova in un centro di riabilitazione spesso pensa che la sua vita sia finita. In realtà non è così.”

Lo sport è un modo bellissimo per reinserirsi nella società dopo un incidente.

Oscar Burnham, sciatore paralimpico francese

Adaptive diventa così anche una comunità: un ecosistema di atleti, designer e ingegneri che lavorano insieme per ripensare l’attrezzatura sportiva a partire da corpi diversi. Tra gli atleti del team c’è Oscar Burnham, sciatore paralimpico francese. Nato a Catania da madre italiana e padre inglese, cresciuto a Tignes, Burnham è stato per anni maestro di sci prima di un incidente che lo ha costretto a reinventare completamente il suo rapporto con lo sport. “Lo sport è un modo bellissimo per reinserirsi nella società dopo un incidente”, racconta. Dopo l’incidente, il primo gesto è stato cercare online esempi di atleti come lui.

“Quando ho avuto l’incidente ho cercato su YouTube “sci paralimpico”. Ho visto i video e ho pensato: perché no?” La tecnologia, in questo senso, cambia radicalmente le possibilità. “È sempre meglio essere amputati nel 2026 che nel 1900”, dice Burnham. Una frase che è quasi un sigillo.

L’eredità di Patrick Leick

Adaptive nasce da una convergenza rara: ingegneria aeronautica, design sportivo e storie personali. Ma c’è anche un’altra dimensione, più silenziosa, che attraversa tutto il progetto. Patrick Leick lavora in Salomon da quasi quarant’anni. Ha passato gran parte della sua carriera nello sviluppo del prodotto e nel lavoro con alcuni dei più grandi atleti dell’outdoor, da Kilian Jornet a François D’Haene. Oggi è vicino alla pensione, e Adaptive rappresenta in molti modi l’ultimo grande progetto della sua carriera. “Quando mi sveglio la mattina so perché faccio questo lavoro”, dice, quasi emozionato, durante la nostra conversazione a Cortina. “Questo progetto ha un senso.”

Il sistema che ha contribuito a costruire continuerà a evolversi: nuovi atleti, nuovi prototipi, nuovi programmi in vista delle Paralimpiadi future. Alcuni prototipi sviluppati con Airbus stanno già esplorando un’altra direzione: protesi pensate per i bambini, più leggere e facilmente sostituibili mentre il corpo cresce. Adaptive suggerisce che il design sportivo non riguarda soltanto la performance. Può restituire alle persone la possibilità di immaginare di nuovo il proprio corpo in movimento.

Outsider - Adaptive

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Audacieuse - Adaptive

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