Ottant’anni di carriera che devono molto a Venezia e alla sua Biennale: Marina Abramović è tra i nomi più attesi che tornano sulla laguna per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte, a tema “Minor Keys”, in programma dal 6 maggio al 19 ottobre 2026.
Il suo ritorno segna anche un passaggio importante: Abramović sarà infatti la prima artista donna vivente a esporre con una mostra personale alle Gallerie dell’Accademia, una delle istituzioni di arte rinascimentale più storiche della Serenissima.
Con opere che vanno dal Medioevo al Settecento – da Giovanni Bellini a Tiziano Vecellio, da Tintoretto a Paolo Veronese – le Gallerie sono uno dei musei più rappresentativi della pittura veneziana e, raramente, si sono aperte al contemporaneo. L’invito ad Abramović rompe così una doppia consuetudine: introduce un’artista vivente e, allo stesso tempo, una presenza femminile in un contesto storicamente costruito su figure maschili.
La mostra, dal titolo “Transforming Energy”, è curata da Shai Baitel, critico e curatore internazionale, oggi direttore artistico del Modern Art Museum (Mam) di Shanghai, ed è pensata come un percorso diffuso che attraversa l’intero museo. Qui, le opere contemporanee e performative di Abramović entrano in dialogo diretto con la collezione permanente, senza separazioni nette.
Installazioni, video e i cosiddetti “Transitory Objects” – strutture in pietra e cristallo pensate per essere attivate dal pubblico – costruiranno, dal 6 maggio al 18 ottobre, un’esperienza che ruota attorno ai temi centrali della ricerca dell’artista serba: il corpo, la percezione, l’energia, ma anche il disturbante e l’anomalo.
Accanto a questi lavori, il percorso includerà alcune delle performance chiave della sua carriera. Tra queste, Rhythm 0 (1974), l’azione radicale in cui l’artista si offriva completamente passiva al pubblico, mettendo a disposizione 72 oggetti – anche potenzialmente pericolosi – per riflettere sui limiti della responsabilità e della violenza collettiva; e Balkan Baroque, la performance che fece scandalo alla Biennale di Venezia del 1997, dove Abramović trascorse giorni a pulire ossa animali per ricordare le atrocità della guerra nei Balcani.
Tra i momenti più attesi c’è il confronto diretto tra Marina Abramović e Tiziano Vecellio, costruito attorno a due opere. Da un lato Pietà (with Ulay) (1983), in cui Abramović mette in scena il proprio corpo accanto a quello di Ulay – storico collaboratore e partner, scomparso nel 2020 – in una sorta di deposizione contemporanea, tutta giocata sulla relazione e sulla fragilità. Dall’altro, la Pietà di Tiziano, grande tela realizzata tra il 1575 e il 1576, considerata la sua ultima opera e completata dopo la morte da Palma il Giovane, oggi conservata proprio alle Gallerie dell’Accademia.
Immagine di apertura: Marina Abramovic, film still from Body of Truth, © Indi Film, 2019
- Mostra:
- Marina Abramović: Transforming Energy
- A cura di:
- Shai Baitel
- Dove::
- Gallerie dell’Accademia di Venezia, Venezia
- Date:
- 6 maggio - 19 ottobre 2026
