A quasi settant'anni dall'inaugurazione, uno dei grandi musei del Moderno italiani si prepara a una nuova trasformazione. Sono stati svelati i dettagli del progetto firmato da MVRDV e Balance Architettura per la riqualificazione della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (GAM): un intervento ambizioso e delicato, chiamato a confrontarsi con una delle icone indiscusse dell'architettura museale italiana del secondo dopoguerra. Inaugurata nel 1959 su progetto di Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, la Gam - primo museo italiano a dotarsi di una sezione dedicata all'arte contemporanea, all'epoca definita "moderna" - ha incarnato fino dalle origini una forte vocazione alla sperimentazione e all' innovazione, di cui la stessa architettura era espressione: il volume principale, ruotato diagonalmente rispetto alla griglia ortogonale della città, garantiva un'illuminazione naturale uniforme durante l'arco della giornata mentre la pianta libera assicurava la massima flessibilità allestitiva. Nel tempo, però, la coerenza spaziale dell’ impianto originario si è progressivamente indebolita, perdendosi tra stratificazioni funzionali e superfetazioni successive.
A Torino, Mvrdv porta nel futuro uno dei grandi musei del Moderno italiano
Lo studio olandese firma la riqualificazione della Galleria d'Arte Moderna di Torino: un progetto che recupera la radicalità dell'edificio del 1959, apre il museo alla città e rende visitabili depositi e collezioni grazie al modello dell'open storage.
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- Chiara Testoni
- 01 luglio 2026
- Turin, Italy
- MVRDV, Balance Architettura
- 18,140 sqm
- cultural
- ongoing
Più che una semplice operazione di ristrutturazione, il nuovo progetto si propone di riattivare l'impronta radicale originaria dell'istituzione, consegnando al futuro un museo capace di interpretare le esigenze della fruizione contemporanea e di aprirsi a nuove forme di esperienza culturale e di relazione con la città. Come afferma Winy Maas, socio fondatore di Mvrdv: "Per molti aspetti, il nostro progetto riprende le idee e l'ottimismo che furono al centro della creazione di questo edificio 70 anni fa. Il nostro obiettivo è ripulire e riaprire il più possibile questo edificio, ora chiuso. Si crea così un dialogo tra passato e futuro. Spero che se Carlo Bassi e Goffredo Boschetti potessero vedere la nostra proposta oggi, rimarrebbero colpiti da come le nuove tecnologie, i materiali e gli ideali possano portare le loro idee ancora oltre quanto fosse possibile negli anni '50”.
La strategia è, come spesso nel lavoro di Mvrdv, di una chiarezza esemplare. Un nuovo percorso diagonale vetrato attraversa il parco e passa sotto il volume principale del museo, creando una connessione diretta tra Gam, Politecnico e Ogr e ridefinendo il museo come infrastruttura urbana permeabile e quotidiana. All’interno, la rimozione selettiva delle partizioni incongrue, la riapertura dei lucernari e il recupero degli arredi originari permettono la ricomposizione della logica spaziale originaria, su cui si innesta un sistema espositivo completamente flessibile fatto di elementi sospesi, pareti mobili e dispositivi tessili capaci di riconfigurare continuamente lo spazio.
Ma la trasformazione più radicale interesserà il piano terra e i livelli interrati, dove il museo adotterà il modello dell'open storage. Sulle orme delle più recenti sperimentazioni internazionali, dal Depot Boijmans Van Beuningen di Rotterdam – anch'esso progettato da Mvrdv – al V&A East Storehouse di Londra di Diller Scofidio&Renfro, il progetto prefigura la trasformazione di magazzini, depositi e spazi tecnici in ambienti visitabili che renderanno accessibile al pubblico una parte consistente della collezione e delle attività normalmente invisibili del museo, espandendo "dietro le quinte" l’esperienza di visita. I lavori dovrebbero iniziare nel 2027.
Courtesy of Mvrdv
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