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Chinamaxxing: la Cina è diventata l’estetica in cui tutti vogliono vivere

Dal tè al posto del caffè ai Labubu, passando per skincare, feng shui e medicina tradizionale: il fenomeno del Chinamaxxing racconta come la cultura cinese stia diventando uno degli immaginari più desiderati dalla Gen Z.

Acqua calda al posto del caffè. Labubu come portachiavi. Mahjong il venerdì sera. Jianbing a colazione. Routine skincare ispirate alla medicina tradizionale cinese. Sempre più giovani occidentali raccontano sui social di essere entrati nel loro “periodo cinese”. Su TikTok il fenomeno ha già un nome: Chinamaxxing.

La risposta a questa influenza cinese si chiama Chinamaxxing – il trend che ha attraversato TikTok e Instagram negli ultimi mesi, spingendo giovani americani e non solo a dichiarare di essere entrati nel loro “periodo molto cinese”.

In superficie sembra poco: qualcuno beve acqua calda invece del cold brew, qualcuno segue una skincare routine ispirata alla medicina tradizionale cinese.

La Cina come immaginario quotidiano

Non è la prima volta che un immaginario culturale non occidentale viene assorbito dall'Occidente attraverso la forma del meme e del lifestyle content. La differenza, questa volta, è il contesto in cui accade: mentre le relazioni tra Stati Uniti e Cina restano formalmente tese, una generazione cresciuta su TikTok – piattaforma a sua volta cinese – sviluppa con la cultura di quel paese una familiarità che bypassa completamente il discorso geopolitico.

Non la Cina come rivale sistemico, non la Cina come minaccia tecnologica: la Cina come fonte di rituali quotidiani, di oggetti, di un'estetica della cura e della lentezza che ha evidentemente qualcosa da dire a chi è cresciuto nell'accelerazione permanente dell'Occidente digitale.

In questo cortocircuito c'è qualcosa di strutturalmente interessante. Il Chinamaxxing non nasce come gesto politico (forse per qualcuno) – nasce come gesto estetico, e proprio per questo finisce per essere più efficace di molte prese di posizione. Chi adotta una routine di bellezza a base di erbe o inizia a bere tè invece di caffè non sta necessariamente dichiarando la sua posizione politica: sta scegliendo un immaginario, una forma di stare nel mondo. Ed è esattamente in quella scelta apparentemente superficiale che si misura qualcosa che gli analisti di soft power – la capacità di un paese di influenzare attraverso l'attrazione piuttosto che la coercizione – faticano ancora a quantificare.

Non a caso il trend ha trovato la sua amplificazione principale proprio su TikTok, che per la sua stessa architettura costruisce familiarità con ciò che mostra – e mostra moltissimo della vita quotidiana cinese, dei suoi ritmi, dei suoi oggetti, delle sue estetiche domestiche.

Tra fascinazione e appropriazione

Il risultato è una generazione che conosce la Cina non attraverso i titoli dei giornali ma attraverso i video di cucina, i tutorial di skincare, i tour degli appartamenti di Chengdu, i creator cinesi, a volte expat. Una conoscenza frammentata, superficiale per certi versi, ma anche insolitamente diretta.

L'altra faccia del fenomeno è meno comoda da guardare. Parte della diaspora cinese ha reagito con fastidio crescente, e non è difficile capire perché: vedere tradizioni, pratiche, saperi condensati in un'estetica adottabile da chiunque, senza storia né contesto, produce una forma di erosione simbolica che chi appartiene a quella cultura riconosce immediatamente.

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Il Chinamaxxing è in fondo un caso esemplare di come funzionino le estetiche nell'era dei social: si staccano dal corpo che le ha prodotte, circolano liberamente, vengono adottate, rielaborate, svuotate e riempite di nuovo senso. È un processo che è sempre esistito – le culture si sono sempre contaminate, ibridate, copiate – ma che oggi avviene a una velocità e con una capillarità che rendono quasi impossibile tracciare confini netti tra apprezzamento e appropriazione, tra curiosità e consumo.

Quello che rimane, sotto il trend, è qualcosa di più interessante del trend stesso: una generazione che cerca altrove – geograficamente, esteticamente, culturalmente – ciò che il proprio contesto non riesce più a offrirle.

Immagine di apertura: Foto da Adobe Stock

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