Archivio Digitale Domus PRO in offerta

La chiesa demolita che sopravvive a pezzi in tutta Milano: oggi puoi visitare la sua cripta

Sotto piazza Missori sopravvive la cripta di San Giovanni in Conca, una delle basiliche più antiche di Milano, mentre il resto della struttura è oggi disperso tra il Castello Sforzesco, Brera, via Francesco Sforza e Busto Arsizio.

Passa quasi inosservata nei continui attraversamenti di turisti, pendolari e milanesi che ogni giorno tagliano piazza Missori. Siamo all’incrocio tra corso di Porta Romana e via Mazzini, nella piccola aiuola che divide la carreggiata dai binari del tram. Sopra, l’abbiamo vista tutti almeno una volta: un rudere in mattoni, ciò che resta di un’abside medievale. 

Resti dell'Abside della Chiesa di San Giovanni in Conca. Foto da Il Canto Oscuro, Alessio Brugnoli via WordPress

I milanesi di una volta lo chiamavano “el dent cariaa”, il dente cariato, per la sua forma monca e irregolare. Sotto, invece, c’è l’ingresso a un’altra Milano, quella di Mediolanum, e a una delle attrazioni meno conosciute della città.

Si tratta della cripta di San Giovanni in Conca, l’unica parte rimasta dell’omonima basilica demolita tra il 1948 e il 1952, quando occupava ancora il centro di piazza Missori. Oggi è visitabile soltanto quattro giorni al mese grazie ai volontari del Touring Club Italiano, ma la cosa più interessante è che questa chiesa non è davvero scomparsa. I suoi pezzi sono sparsi in tutta Milano – dal Castello Sforzesco alla Pinacoteca di Brera – e per ritrovarli è necessaria una vera e propria caccia al tesoro attraverso la città.

Il monumento funebre di Bernabò Visconti realizzato da Bonino da Campione tra il 1363 e il 1385, originariamente collocato nella Chiesa di San Giovanni in Conca e ora visitabile al Museo di Arte Antica, Castello Sforzesco, Milano. Foto via Wikimedia Commons

La Milano romana è tutta qui: sottoterra

È larga otto metri, lastricata con basoli e dotata di uno dei primi impianti fognari di Milano. La attraversano marciapiedi, porticati ed eleganti edifici con mosaici, pozzi e cisterne. È il Decumano Massimo, la grande arteria della Milano romana che collegava la città alla direzione di Roma e al Foro, nell’attuale piazza San Sepolcro. Oggi il suo tracciato coincide in parte con l’asse formato da corso di Porta Romana, piazza Missori e via Santa Maria alla Porta e alcuni resti sono ancora visibili nel mezzanino della stazione della metropolitana di Missori.

San Giovanni in Conca non è una chiesa scomparsa. È una chiesa dispersa, sacrificata alla modernità e al traffico del Dopoguerra. E proprio per questo è forse una delle più milanesi di tutte.

È qui che nel V secolo viene edificata una basilica paleocristiana dedicata a San Giovanni Evangelista, detta “in Conca” probabilmente per l’avvallamento del terreno circostante. Intorno, il quartiere residenziale romano è ormai scomparso e l’area ha assunto una funzione cimiteriale. La città si sta ricostruendo dopo le devastazioni della tarda antichità e la chiesa nasce letteralmente come una necropoli sulle rovine di Mediolanum.

Cripta di San Giovanni in Conca, Milano, Italia. Courtesy Civico Museo Archeologico, Milano

Passano razzie, guerre e conquiste, eppure San Giovanni in Conca resiste fino all’XI secolo, quando viene quasi interamente ricostruita in stile romanico insieme alla grande cripta che ancora oggi possiamo visitare. 

Già allora, però, la chiesa è un collage di materiali e tempi diversi: le diciotto colonne che sorreggono le volte hanno basi, fusti e capitelli differenti e tra queste compare persino un capitello corinzio romano riutilizzato capovolto come base. Il destino di San Giovanni in Conca, in fondo, sembra essere già scritto: essere smontata, riutilizzata e ricomposta attraverso i secoli.

La chiesa che piaceva ai Visconti

Il vero momento d’oro di San Giovanni in Conca arriva quando Milano smette di essere una città comunale e inizia a immaginarsi come una capitale. È il tempo dei Visconti, la famiglia che tra Tre e Quattrocento riempie la città di castelli, mura, palazzi e simboli del proprio potere.

Quella che piace ai Visconti, però, non è più la piccola basilica paleocristiana sorta sulle rovine di Mediolanum. Dopo la ricostruzione romanica dell’XI secolo e i restauri seguiti alle distruzioni di Federico Barbarossa, San Giovanni in Conca è ormai una grande chiesa medievale a tre navate, con un transetto, un tiburio centrale, una nuova facciata in marmo e laterizio e un alto campanile. La facciata è sorprendente: una nicchia ospita il busto di San Giovanni Evangelista, rappresentato immerso nel calderone di olio bollente nel quale, secondo la tradizione, l’imperatore Domiziano avrebbe cercato invano di martirizzarlo.

L’eleganza dell’edificio conquista Bernabò Visconti al punto che nel XIV secolo decide di inglobarlo nella propria residenza, la celebre Ca’ di Can, chiamata così per i feroci cani allevati dal signore di Milano. La chiesa si trova praticamente accanto al palazzo signorile e diventa il luogo perfetto per mettere in scena il potere della dinastia. Le pareti vengono riccamente affrescate, l’abside accoglie il monumento equestre di Bernabò realizzato da Bonino da Campione e la cripta diventa il luogo di sepoltura della moglie Beatrice Regina della Scala.

Cripta di San Giovanni in Conca, Milano, Italia. Courtesy Civico Museo Archeologico, Milano

San Giovanni in Conca diventa così la cappella gentilizia dei Visconti e, successivamente, degli Sforza, accompagnando per quasi centoconquant’anni le vicende delle famiglie che governano Milano. Da osservatorio meteorologico a rudere a bordo strada: la lunga fine di San Giovanni in Conca La fine di San Giovanni in Conca non arriva all’improvviso: dura quasi due secoli durante i quali Milano la smonta poco alla volta ed è forse per questo che oggi la si trova ovunque.

Nel 1531 Francesco II Sforza la dona ai Carmelitani della Congregazione di Mantova, che ci costruiscono un monastero e, nel Seicento, l’architetto Francesco Castelli le dà un nuovo volto barocco. La sconsacrazione arriva alla fine del Settecento, quando gli austriaci sopprimono il convento dei Carmelitani. All’inizio dell’Ottocento, chiusa al culto, abbandonata e privata della sua funzione religiosa, San Giovanni in Conca diventa prima un magazzino di ferramenta e un deposito per carri e poi, incredibilmente, un osservatorio meteorologico, quando nel 1810 il conte Pietro Moscati trasforma il campanile in una torre da cui studiare il cielo.

Tempio Valdese di Milano, Italia. Courtesy Wikimedia commons

Quando però, nella seconda metà dell’Ottocento, Milano decide di diventare una capitale moderna, con nuovi assi viari e grandi aperture nel centro storico, San Giovanni in Conca si trova nel posto sbagliato. Nel 1877 il Comune decide di aprire la nuova via Carlo Alberto, l’attuale via Mazzini, proprio dove sorge la basilica. Dopo anni di discussioni si sceglie un compromesso: una parte dell’edificio viene demolita, il presbiterio e l’abside ricostruiti e la facciata medievale smontata e ricollocata sulla nuova chiesa mutilata, in posizione obliqua rispetto alla piazza. Anche il campanile protagonista dell’osservatorio meteorologico di Moscati viene abbattuto pochi anni dopo, nel 1885.

Da quel momento San Giovanni in Conca non è più una basilica ma, come la vediamo ora, un frammento. E il colpo finale arriva dopo la Seconda guerra mondiale quando “esigenze imprescindibili di viabilità” portano alla sua completa demolizione tra il 1948 e il 1952. Rimangono soltanto la cripta e un pezzo dell’abside, quel rudere in mattoni che ancora oggi emerge tra il traffico di piazza Missori e da cui è partito il nostro racconto.

I pezzi della basilica sparsi per Milano

Oggi, per vedere San Giovanni in Conca, non basta scendere nella sua cripta ma bisogna attraversare letteralmente tutta la città e anche la sua provincia. La sua facciata, già smontata e ricollocata alla fine dell’Ottocento, viene nuovamente trasferita dopo la demolizione del dopoguerra davanti al tempio valdese di via Francesco Sforza. Il monumento equestre di Bernabò Visconti e il sarcofago di Beatrice Regina della Scala sono conservati al Castello Sforzesco, dove raccontano ancora il periodo in cui la basilica era diventata la cappella privata della famiglia più potente di Milano.

Cripta romanica della Chiesa di San Giovanni in Conca, Milano. Foto via Wikimedia Commons

Per vedere invece com’era San Giovanni in Conca prima delle demolizioni bisogna andare alla Pinacoteca di Brera, dove Giovanni Paolo Lomazzo la dipinge ancora integra, mentre al Museo Archeologico si trova il mosaico con la pantera proveniente dal quartiere romano su cui la basilica venne edificata. Persino il Duomo di Busto Arsizio custodisce un altare proveniente da questa basilica millenaria. Anche la città sotterranea conserva i suoi frammenti: nel mezzanino della stazione Missori si possono ancora vedere parti del basolato e della fognatura del Decumano Massimo, la strada romana sopra la quale la storia di questa chiesa ha avuto inizio.

La cripta di San Giovanni in Conca, oggi

Oggi la cripta di San Giovanni in Conca è un museo quasi senza opere. Le statue, gli altari e persino la facciata se ne sono andati altrove. Sono rimaste le colonne, i mattoni e il vuoto lasciato da una delle più antiche basiliche di Milano. Ad attraversarla sono soprattutto le personas. Poche, e soltanto quattro giorni al mese, quando i volontari del Touring Club Italiano provano a dare voce a delle rovine spoglie, che per molti non vorrebbero dire nulla.

In effetti, San Giovanni in Conca non è una chiesa scomparsa. È una chiesa dispersa, sacrificata alla modernità e al traffico del Dopoguerra. E proprio per questo è forse una delle più milanesi di tutte. Per ricostruirla non basta andare sottoterra: bisogna attraversare la città, guardarsi intorno e immaginarla com’era prima.

Immagine di apertura: Chiesa di San Giovanni in Conca agli inizi del Novecento, Piazza Missori, Milano. Foto via Wikimedia Commons

Ultime News

Altri articoli di Domus

China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram