Il 21 e 22 marzo tornano le Giornate Fai di Primavera, l’iniziativa che ogni anno permette di visitare centinaia di luoghi normalmente chiusi al pubblico in tutta Italia. Per un fine settimana palazzi storici, infrastrutture, architetture moderne e siti industriali diventano accessibili grazie al lavoro del Fai – Fondo Ambiente Italiano e alla collaborazione di istituzioni pubbliche e realtà private.
Giornate Fai di Primavera 2026: dieci architetture da visitare il 21 e 22 marzo
Il 21 e 22 marzo tornano le Giornate Fai di Primavera: centinaia di luoghi normalmente inaccessibili aprono al pubblico in tutta Italia. Tra questi, Domus ha selezionato dieci architetture moderne e contemporanee particolarmente interessanti per gli appassionati di architettura.
Ingresso riservato agli iscritti FAI
Ingresso riservato agli iscritti FAI, su prenotazione
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- La redazione di Domus
- 09 marzo 2026
Nel 2026 l’evento arriva alla 34esima edizione: saranno aperti 780 luoghi in oltre 400 città, molti dei quali raramente visitabili. Tra questi figurano edifici firmati da architetti come Gio Ponti, Daniel Libeskind e Carlo Scarpa, insieme a strutture moderniste e infrastrutture che raccontano la trasformazione del paesaggio italiano tra Novecento e contemporaneità.
L’iniziativa rappresenta la manifestazione più visibile dell’attività del Fai, insieme all’apertura durante tutto l’anno di 75 beni di proprietà del fondo. Tra i più visitati, la Villa Necchi Campiglio di Piero Portaluppi a Milano, che quest’anno ha ospitato anche Casa Corea per le Olimpiadi di Milano-Cortina, e il Memoriale Brion a San Vito d’Altivole, dove è appena iniziato il cantiere per il nuovo Padiglione Brion, progettato dallo studio di Michele De Lucchi. Generalmente, le visite durante le Giornate Fai si svolgono attraverso un contributo libero, ma per alcuni luoghi è richiesta la prenotazione o la tessera della fondazione.
Nelle città maggiori alcune aperture straordinarie sono rese possibili grazie alla collaborazione con enti pubblici e aziende private. La Rai, ad esempio, tornerà ad aprire gli studi di Corso Sempione a Milano, progettati da Gio Ponti, mentre a Torino e Roma saranno visitabili sedi storiche dell’emittente alle quali hanno lavorato rispettivamente Carlo Mollino e Paolo Portoghesi. Tra i percorsi speciali dell’edizione 2026 c’è anche un itinerario dedicato agli 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi, con aperture distribuite in otto regioni italiane, tra cui naturalmente l’Umbria.
Accanto a palazzi storici e complessi religiosi, il programma include visite a centri di ricerca scientifica, fabbriche, teatri e architetture industriali. In questa ricchissima lista di luoghi, Domus ha selezionato dieci indirizzi particolarmente interessanti per gli appassionati di architettura, dal razionalismo degli anni Trenta ai grattacieli contemporanei.
Quando si svolgono le Giornate Fai di Primavera 2026?
Le Giornate Fai di Primavera 2026 si svolgono sabato 21 e domenica 22 marzo, con aperture straordinarie in centinaia di città italiane.
Quanti luoghi si possono visitare durante le Giornate Fai?
Nel 2026 saranno aperti circa 780 luoghi in oltre 400 città italiane, molti dei quali normalmente non accessibili al pubblico.
Serve prenotare per visitare i luoghi del Fai?
Molti siti sono visitabili con un contributo libero, ma per alcune aperture è richiesta la prenotazione online o l’iscrizione al Fai.
Dove si trova il programma completo delle Giornate Fai?
L’elenco completo dei luoghi visitabili e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale del Fondo Ambiente Italiano (Fai).
Costruito tra il 1938 e il 1939 su progetto dell’architetto Francesco Leoni e dell’ingegnere Carlo Liguori, l’edificio funzionava come colonia marina, ospitando durante l’estate bambini e bambine provenienti da tutta Italia. La particolare pianta a forma di aereo era stata pensata per omaggiare l’“Impresa di Fiume” di Gabriele d’Annunzio. Questa architettura razionalista, convertita in ospedale durante la Seconda guerra mondiale e poi nuovamente in colonia a partire dagli anni Sessanta, è oggi al centro di un importante progetto di recupero che la trasformerà nella sede dei laboratori dell’Università di Chieti-Pescara.
Ingresso riservato agli iscritti FAI
Questa idrovora in cemento armato è una traccia modernista nel paesaggio della Piana di Terralba, in Sardegna, bonificata negli anni Trenta. Da zona paludosa, il territorio divenne campagna coltivabile e questo edificio, progettato dall’ingegnere Flavio Scano, ne è uno dei simboli. I gesti misurati delle cornici segnano i volumi curvi e rettilinei asimmetrici del complesso, nei quali si riconoscono elementi del razionalismo e suggestioni futuriste. La visita guidata organizzata dal Fai rappresenta un evento straordinario perché l’edificio, normalmente inaccessibile, è ancora oggi in funzione.
Se Villa Necchi Campiglio è uno dei beni Fai più celebri di Milano, meno conosciuta è la villa che Piero Portaluppi progettò per sua sorella nella brughiera lombarda. Realizzata tra il 1932 e il 1934, la tenuta si estende su 17 ettari di terreno nei quali vivono cervi e daini. Pensata come un casino di caccia, combina linee eleganti e sobrie a spazi raffinati, aperti da grandi vetrate che garantiscono una continuità con l’esterno. Di Portaluppi noterete alcuni arredi originali e i materiali scelti con massima cura.
Casa L’Orto è una casa d’artista costruita nel Settecento dagli antenati di Carol LeWitt, moglie dell’artista americano Sol LeWitt. Negli anni Settanta l’artista ha restaurato l’edificio trasformandolo in uno spazio aperto agli artisti e progettando un orto biologico che integra la casa nel paesaggio mediterraneo. All’interno ha realizzato due grandi murali completati il giorno della sua morte l’8 aprile 2007 mentre lui era a New York. La casa mantiene una struttura articolata su più livelli, con terrazzi e cortili che dialogano con la luce e il mare, mentre materiali tradizionali sono reinterpretati con un linguaggio contemporaneo. Casa L’Orto unisce così memoria storica, paesaggio e creatività ed oggi è un luogo chiave per residenze artistiche e progetti culturali.
Tra i tre grattacieli che ridisegnano lo skyline di CityLife, la Torre Libeskind – nota anche come Il Curvo – è il progetto con cui Daniel Libeskind ha reinterpretato il tema della torre direzionale contemporanea. Completato nel 2020 e oggi sede di PwC Italia, l’edificio si distingue per la sua forma leggermente incurvata, ispirata alla Pietà Rondanini di Michelangelo, e segue il tracciato ellittico della piazza sottostante. Durante le Giornate FAI sarà possibile accedere in via straordinaria ad alcuni spazi normalmente non visitabili.
Ingresso riservato agli iscritti FAI, su prenotazione
Progettata da Gio Ponti con Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini, la sede Rai di Corso Sempione nasce alla fine degli anni Trenta come palazzo per la radio dell’Eiar e viene completata nel dopoguerra. Da qui, nel 1954, partì la prima trasmissione ufficiale della televisione italiana. Il complesso, organizzato attorno a studi di registrazione, uffici e spazi tecnici, riflette il linguaggio razionale e funzionale dell’architettura di Ponti. Domus ha raccontato di recente il capolavoro di cui tutti ricordano il caratteristico corrimano continuo in uno speciale approfondimento. Ingresso su prenotazione
Affacciato sul lungomare di Bari, il Teatro Margherita fu costruito tra il 1912 e il 1914 su progetto dell’ingegnere Francesco De Giglio. L’edificio nacque come risposta ingegnosa al divieto di costruire nuovi teatri sul territorio barese: per aggirare il vincolo, fu realizzato direttamente sul mare. La struttura poggia infatti su pilastri in cemento armato infissi nel fondale, configurandosi come l’unico teatro palafitticolo al mondo.
Inaugurato nel 1959 come Stadio San Paolo, l’impianto sportivo del quartiere Fuorigrotta fu progettato dagli architetti Carlo Cocchia e Luigi Corradi in occasione dei Giochi del Mediterraneo. Ampliato negli anni Ottanta per i Mondiali di calcio del 1990, nel 2020 è stato ufficialmente intitolato a Diego Armando Maradona. Durante l’apertura sarà possibile osservare anche i grandi murali dell’artista Jorit, che raccontano la figura del campione e l’identità popolare del quartiere.
Questo monastero rappresenta un esempio significativo di architettura religiosa barocca siciliana. Fondato nel XVII secolo, il complesso si sviluppa attorno a un chiostro centrale con cortili, logge e ambienti conventuali che conservano affreschi e stucchi originali. Le visite consentiranno di esplorare celle, refettorio e biblioteca, offrendo uno sguardo sulla vita quotidiana del monastero e sul rapporto tra architettura e paesaggio.
Nel cuore del distretto produttivo vicentino, la Fondazione Bisazza è uno spazio espositivo dedicato al dialogo tra arte contemporanea e design. L’edificio, progettato dall’architetto Carlo Dal Bianco, trasforma antichi spazi industriali in ambienti per mostre e installazioni. La collezione permanente include opere di Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Richard Meier e John Pawson. In continuo ampliamento, dal 2015 la fondazione ha inaugurato un’area dedicata alla fotografia d’architettura, arricchendo ulteriormente il suo programma espositivo.
Un’opera meno conosciuta di Carlo Scarpa si trova negli spazi della Fondazione Mach, nel cuore del Trentino: qui l’architetto veneziano ha realizzato il rifacimento del centro enologico dell’istituto agrario tra il 1964 e il 1966. Il campus si estende su un paesaggio di 17 ettari e sorge su un ex convento agostiniano fondato a partire dal XII secolo. Durante le visite sarà possibile esplorare gli spazi didattici e le attrezzature all’avanguardia della scuola, la grande cantina storica e i dipinti dell’artista altoatesino Hans Rabenschneider, conservati negli ambienti dell’ex monastero.