Mario Cucinella firma il carro di Santa Rosalia: così un architetto interpreta il rito più sentito di Palermo

Tra geometrie arabo-normanne, 150 specie vegetali, 300 farfalle luminose e la statua della Santa, l’antico rito di Palermo diventa un’architettura contemporanea in movimento.

Per quattro secoli il carro di Santa Rosalia ha attraversato Palermo come una macchina rituale: una struttura effimera e monumentale, costruita per muoversi dentro la città e trasformare la devozione in uno spettacolo collettivo. Quest’anno, per la prima volta, a progettarlo è stato un architetto nato proprio a Palermo: Mario Cucinella.
Ha immaginato un’architettura in movimento che sale per oltre dieci metri, accoglie un giardino di 150 piante, mette in volo 300 farfalle luminose e porta in cima la statua della Santuzza.

Mario Cucinella Architects, Carro di Santa Rosalia, 2026, Palermo, Italia. Foto Davide Gazzotti, courtesy Mca – Mario Cucinella Architects

Progettare un bio-carro

L’identità di Palermo si legge nell’evoluzione e nella metamorfosi: in un divenire costante, forgiato dalle stratificazioni di popoli e culture che, sovrapponendosi nei secoli, hanno ibridato l’architettura, il paesaggio, la cucina e la lingua. Cambiare è la natura di questa città. E anche il Palazzo Branciforte, già riqualificato da Gae Aulenti, si prepara a una nuova trasformazione: presto, da una sua estensione nascerà un Museo Giardino dedicato a Santa Rosalia, progettato proprio da Mario Cucinella Architects

Palermo ha imparato che la sua sopravvivenza dipende anche dalla capacità di trasformare il dolore.

Il Carro traduce la vocazione del cambiamento in un corpo architettonico che attraversa Palermo. È una struttura metallica rivestita da pannelli in legno, organizzata su livelli sfalsati e montata sulla tradizionale macchina su ruote, ancora oggi trainata a mano. Lo schema ascensionale evoca il Monte Pellegrino, il luogo dell’eremitaggio dove la vergine Rosalia scelse di vivere rinunciando alle ricchezze familiari.

Mario Cucinella Architects, Carro di Santa Rosalia, 2026, Palermo, Italia. Foto Davide Gazzotti, courtesy Mca – Mario Cucinella Architects

All’interno di questo volume si insedia un bosco rigoglioso. Grazie alla collaborazione con il team dell’Orto Botanico, la struttura accoglie 150 esemplari distribuiti in circa 40 fioriere: un catalogo vivente della flora mediterranea e del paesaggio agrario siciliano. Alloro, leccio, lentisco, mirto, rosmarino, agrumi, olivi, palme e cipressi definiscono una composizione cromatica e volumetrica sfaccettata.

Le pareti lignee che racchiudono il giardino rielaborano il repertorio visivo arabo-normanno attraverso decorazioni e bassorilievi ispirati alla tradizione geometrica islamica, una cifra che Palermo esprime nelle sue facciate e nei suoi pavimenti storici. 

Mario Cucinella Architects, Carro di Santa Rosalia, 2026, Palermo, Italia. Foto Davide Gazzotti, courtesy Mca – Mario Cucinella Architects

Ai piedi della statua della Santa, 300 farfalle colorate e illuminate singolarmente abitano la struttura, vibrando di una luce propria. “Volano” sopra un’impalcatura che svetta per oltre dieci metri, trasformando la parte alta del Carro in un sistema leggero e mobile.

Ma il Carro si inserisce anche in una ricerca più ampia che attraversa il lavoro di Cucinella: quella di ricostruire un rapporto tra architettura e natura. Una relazione di complicità, in cui l’architettura torna a collaborare con i processi naturali, il clima, il paesaggio e i materiali.

Mario Cucinella Architects, Carro di Santa Rosalia, 2026, Palermo, Italia. Foto Davide Gazzotti, courtesy Mca – Mario Cucinella Architects

Sulla sommità della struttura svetta la statua della Santa, opera d’arte dell’artista Filippo Sapienza: un volume bianco, terso, una figura esposta che tra le mani reca un crocifisso costruito con il legno delle barche dei migranti e un ramo d’ulivo. 

Il mito di Santa Rosalia

Sono passati quattrocento anni da quando la peste che ha colpito Palermo ha lasciato il posto alla vita. Da allora, quel passaggio si celebra con una processione che è l’appuntamento più sentito e atteso per i palermitani. Il mito di Santa Rosalia nasce proprio da questa trasformazione: dalla peste alla guarigione, segnata dal momento in cui le reliquie della Santuzza furono portate per la prima volta in processione. 

Da lì, Palermo ha imparato che la sua sopravvivenza dipende anche dalla capacità di trasformare il dolore. “Dal dramma nasce il rito, dal rito la comunità” è il titolo dell’ultima edizione della festa.

Il Carro attraversa il Cassaro, l’antico asse che taglia Palermo, lungo un percorso lineare interrotto da stazioni rituali: parte dal Palazzo dei Normanni, si ferma davanti alla Cattedrale e poi al più riconoscibile degli incroci palermitani, i Quattro Canti. Il viaggio si conclude a Porta Felice, l’antica porta monumentale che segna il limite estremo del centro storico e accompagna la Santa verso il mare.

Mario Cucinella Architects, Carro di Santa Rosalia, 2026, Palermo, Italia. Foto Davide Gazzotti, courtesy Mca – Mario Cucinella Architects

Per una notte, tra il 13 e il 14 luglio, questa architettura effimera attraversa Palermo insieme alla città. La struttura, il giardino, le farfalle e la statua diventano così parte di un rito che continua a trasformarsi, quattro secoli dopo la peste e la prima processione della Santuzza.

E mentre il Carro avanza lungo il Cassaro, Palermo torna a riconoscersi nel suo rito più antico: “Viva Palermo e Santa Rosalia!”.

Immagine di apertura: Mario Cucinella Architects, Carro di Santa Rosalia, 2026, Palermo, Italia. Foto Davide Gazzotti, courtesy Mca – Mario Cucinella Architects