Quando si pensa all’Eni di Enrico Mattei vengono in mente Metanopoli, le stazioni di servizio Agip e le grandi infrastrutture che hanno accompagnato il boom economico italiano. Meno noto è però uno dei suoi progetti più visionari: un villaggio immerso nelle Dolomiti dove operai, impiegati e dirigenti trascorrevano le vacanze insieme, senza distinzione di ruolo.
Oggi, a più di sessant’anni dalla sua costruzione, una parte di quell’utopia è tornata accessibile. A Borca di Cadore, a pochi chilometri da Cortina d’Ampezzo, è infatti possibile soggiornare all’Hotel Boite, realizzato tra il 1961 e il 1963 da Edoardo Gellner come fulcro del Villaggio vacanze Eni.
Il Villaggio Eni di Borca di Cadore
Alla fine degli anni Cinquanta Mattei affidò a Gellner il compito di progettare non un semplice complesso turistico, ma una vera città delle vacanze capace di ospitare fino a seimila persone. Il piano comprendeva 280 villette immerse nel bosco, una colonia estiva di oltre 30 mila metri quadrati, un campeggio per ragazzi, il Residence Corte e la chiesa di Nostra Signora del Cadore, realizzata insieme a Carlo Scarpa.
Per l’architetto, che pochi anni prima aveva firmato il Piano paesaggistico di Cortina d’Ampezzo e il Motel Agip costruito in occasione delle Olimpiadi invernali del 1956, si trattava di immaginare una città nella città: un modello di welfare aziendale in cui architettura, paesaggio e vita comunitaria si intrecciavano senza gerarchie.
Le villette, costruite in pietra, legno e cemento, venivano assegnate in base alla dimensione del nucleo familiare e non alla posizione ricoperta in azienda. Gli edifici si distribuivano tra gli alberi seguendo la morfologia del terreno, in un dialogo continuo con il paesaggio dolomitico.
Un villaggio immerso nelle Dolomiti dove operai, impiegati e dirigenti trascorrevano le vacanze insieme, senza distinzione di ruolo.
Alla colonia per bambini Gellner riservò invece il colore. Rosso, azzurro e giallo scandivano architetture e arredi, in un linguaggio che l’architetto avrebbe poi ricondotto all’influenza di Richard Neutra. Anche la vicina chiesa di Nostra Signora del Cadore, progettata con Carlo Scarpa, traduceva questa ricerca in chiave liturgica, disponendo l’altare verso l’assemblea e anticipando un modello che si sarebbe diffuso con il Concilio Vaticano II.
Dormire in un capolavoro del modernismo italiano
L’Hotel Boite, chiamato come il torrente che attraversa la valle del Cadore che da Cortina arriva a Pieve, rappresentava il cuore dell’ospitalità del villaggio. Non era soltanto una struttura ricettiva, ma il luogo in cui la visione di Gellner prendeva forma attraverso un dialogo continuo tra architettura, design e paesaggio. L’edificio fu progettato privilegiando la vita collettiva: gli ampi spazi comuni destinati alla socializzazione si contrappongono a camere essenziali, luminose e funzionali, secondo un equilibrio che riflette la concezione comunitaria dell’intero Villaggio Eni.
Oggi torna ad accogliere gli ospiti conservando gran parte della sua identità originaria. Le 78 camere mantengono parte degli arredi disegnati da Gellner – tra cui i mobili modulari realizzati da Fantoni, i mobili in mogano, i parquet e alcuni dettagli originali degli anni Sessanta – e conservano l'impianto progettuale originario: esposte a sud, sono illuminate naturalmente dall'alto grazie ai terrazzi rialzati rispetto al pavimento interno.
Gli spazi comuni preservano il grande camino, il bancone del bar, le panche in legno e le ampie vetrate affacciate sulla valle. Nella hall rimane uno degli elementi strutturali più significativi del progetto: la grande trave lignea progettata da Gellner, una soluzione che anticipava il principio del legno lamellare, mentre il soffitto conserva le tavole recuperate dai casseri utilizzati per il getto del calcestruzzo.
L’intervento ha privilegiato il restauro rispetto alla trasformazione, evitando di reinterpretare l’albergo come un boutique hotel contemporaneo. Il risultato è uno dei rari casi in cui è ancora possibile soggiornare in un’opera del modernismo italiano sperimentandone gli spazi quasi come erano stati concepiti oltre sessant’anni fa.
Le utopie industriali tornano abitabili
Dopo la morte di Enrico Mattei, nel 1962, il Villaggio Eni non venne mai completato. Continuò però a funzionare come centro vacanze aziendale fino al 1992, quando Eni ne decretò la dismissione. Negli anni successivi gran parte degli edifici fu venduta a privati e ad altre società, mentre la colonia estiva, la più grande struttura del complesso, rimase in gran parte inutilizzata.
Oggi Borca di Cadore sembra vivere una seconda stagione. La riapertura dell’Hotel Boite si inserisce in un più ampio processo di valorizzazione del Villaggio Eni, che comprende anche il Residence Corte, la spa, il parco avventura e la residenza per artisti Progettoborca, attiva all’interno degli spazi dismessi della colonia.
Un rilancio che arriva in un momento di rinnovato interesse per le grandi utopie industriali italiane: dopo Ivrea, la città ideale immaginata da Adriano Olivetti, e Crespi d’Adda, il villaggio operaio ottocentesco al centro di un nuovo progetto di riqualificazione, anche il capolavoro di Gellner torna a essere letto non solo come testimonianza del boom economico, ma come un patrimonio da abitare e reinterpretare.
Immagine di apertura: Il Villaggio Eni a Borca di Cadore. Foto Ilaria Ripamonti da Flickr
