11 marzo 2011: un terremoto di magnitudo 9.0, tra i più forti mai registrati nella storia, colpisce il nord-est del Giappone, al largo della regione del Tohoku. Pochi minuti dopo, onde di tsunami alte fino a 40 metri si abbattono sulla costa, cancellando intere città e causando quasi 20mila vittime tra morti e dispersi. La catastrofe provoca anche il collasso della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, dando origine al più grave incidente atomico dai tempi di Chernobyl e costringendo oltre 150mila persone a lasciare le proprie case.
Quindici anni dopo, in un’area tra la centrale di Fukushima Daiichi e quella di Fukushima Daini, il Giappone si prepara a inaugurare nel 2027 uno dei memoriali più importanti dedicati a questa tragedia. Si chiama Sea of Time – Tohoku Museum ed è un museo insolito. Incastonato nel terreno come un tumulo di pietra affacciato sul Pacifico, ospiterà un'unica installazione composta da tremila contatori Led che scorrono ciascuno con un ritmo diverso, trasformando il tempo in una misura della memoria. Dall’esterno appare come un grande disco di pietra appena sollevato dal terreno e solo avvicinandosi si scopre che quella superficie nasconde un ingresso sepolto, scavato nella terra.
Un memoriale vivente di cerchi e pietre
Sea of Time – Tohoku è contemporaneamente un'opera d'arte e il museo costruito per ospitarla. L’opera è firmata dall'artista giapponese Tatsuo Miyajima, che da oltre un decennio lavora sulla memoria del disastro del 2011, dapprima come volontario nelle aree colpite e poi attraverso un lungo progetto partecipativo con i sopravvissuti. Il museo è stato progettato da Tsuyoshi Tane, fondatore dello studio Atta– Atelier Tsuyoshi Tane Architects, e autore di musei come l'Estonian National Museum di Tartu e il riallestimento dell'Al Thani Collection all'Hôtel de la Marine di Parigi.
L'opera di Miyajima è tutta digitale, composta da tremila contatori Led, ciascuno simbolo di una vita umana. Disposti sul pavimento di una grande sala circolare immersa nell'oscurità, ogni contatore ha una velocità diversa, come se ogni vita avesse avuto un percorso differente. Il ritmo delle luci è stato stabilito dai sopravvissuti al disastro, coinvolti nei workshop dell’artista.
Hanno vissuto con il mare, riso con il mare, pianto con il mare e perseverato accanto ad esso per tutta la vita. Per loro non è una semplice caratteristica geografica o un simbolo di tragedia: è sinonimo della vita stessa.
Tatsuo Miyajima
I numeri galleggiano davanti all’orizzonte del Pacifico, ma se l’opera misura il tempo, il suo museo prova a misurare la memoria. Sebbene ospiti un'unica installazione, l'edificio è stato il risultato di un lungo processo di ricerca che l’architetto Tane definisce “archeologia del futuro”. “Ogni luogo custodisce strati di memoria: tracce della vita umana, paesaggi trasformati, storie dimenticate e persino emozioni invisibili accumulate nel tempo”, spiega a Domus. “Piuttosto che imporre una forma al sito, nei nostri edifici cerchiamo di scavare in questi strati e tradurli in architettura”.
L'idea, insomma, è che un edificio possa essere costruito soltanto comprendendo ciò che esiste già in quel luogo, come fa un archeologo. Prima ancora di disegnare Sea of Time – Tohoku Museum, lo studio ha quindi scavato nella memoria del comune costiero di Futaba: quella geologica, quella culturale e quella dei detriti lasciati dal terremoto del 2011.
È proprio da questa ricerca sul campo che sono nati i due elementi che definiscono il progetto architettonico: la pietra e il cerchio. Durante i sopralluoghi lungo la costa del Tohoku, Tane rimane colpito dagli enormi massi trascinati dallo tsunami e depositati nell'entroterra. “Quelle pietre erano diventate testimoni fisiche della distruzione e del tempo”, racconta. Da qui l'idea di costruire il museo come un tumulo di rocce che sembra emergere naturalmente dal terreno, quasi fosse sempre appartenuto a quel paesaggio.
Anche la forma circolare risponde alla stessa logica. “Il lavoro di Tatsuo Miyajima è fondamentalmente lineare e rettangolare”, spiega Tane. “Se l'architettura avesse seguito la stessa geometria, sarebbe inevitabilmente diventata una semplice cornice dell'opera”. Il cerchio invece è una “forma senza direzione, senza gerarchia, senza fronte né retro”, capace di lasciare “all'opera e all'orizzonte il ruolo di protagonisti”.
L’Oceano non è il nemico
A Fukushima il mare è ovunque. È ciò che ha distrutto intere città nel marzo 2011, ma è anche ciò che ne ha sempre garantito il sostentamento. Sea of Time non cerca mai di risolvere questa contraddizione. Al contrario, la assume come punto di partenza del progetto.
“Sorprendentemente, tra tutte le persone con cui ho parlato – anche tra coloro che avevano perso la casa, il lavoro o i propri familiari nello tsunami – nessuno ha mai parlato male del mare”, racconta Miyajima. “Hanno vissuto con il mare, riso con il mare, pianto con il mare e perseverato accanto ad esso per tutta la vita. Per loro il mare non è una semplice caratteristica geografica o un simbolo di tragedia: è sinonimo della vita stessa”.
È la stessa consapevolezza che guida anche il progetto architettonico. Tsuyoshi Tane sceglie di renderlo permeabile al paesaggio: una lunga apertura orizzontale attraversa la sala ipogea e lascia che il Pacifico entri nello spazio espositivo. L'orizzonte diventa così parte dell'opera, mentre il museo cambia continuamente insieme alla luce, al vento, alle stagioni e al moto dell’Oceano.
Il mare, allora, è anche ciò che impedisce al museo di trasformarsi in un'immagine fissa del passato. “Volevamo creare un luogo in cui la memoria potesse continuare a muoversi in avanti” spiega Tane. Ogni visita è diversa dalla precedente, perché diverso è il paesaggio che entra nell'edificio. Mentre i Led continuano a contare il tempo delle vite umane, l'oceano introduce un'altra misura: quella della natura, inseparabile dalla storia di questa tragedia.
L’architettura non può guarire ma può aiutare a ricordare
Al di là della pietra e della geometria, è in fondo il tempo il vero materiale con cui è costruito Sea of Time – Tohoku Museum. Non soltanto quello scandito dai LED dell'opera, ma quello che modifica il rapporto di una società con la propria storia.
L'11 marzo 2011 Tatsuo Miyajima si trova nel suo studio di Tokyo. Tsuyoshi Tane è invece a Parigi, dove vive e lavora ormai da alcuni anni. Quando il terremoto e lo tsunami colpiscono il nord-est del Giappone, entrambi assistono da prospettive diverse alla devastazione del proprio Paese. Uno la vive dall'interno, l'altro a migliaia di chilometri di distanza.
“Ciò che mi allarmò di più fu la rapida erosione della memoria”, racconta Miyajima a Domus ripensando agli anni successivi allo tsunami. Dopo il terremoto, il Giappone sembrava aver imboccato una stagione di profonde trasformazioni: il più grande movimento antinucleare della sua storia recente, una revisione delle politiche energetiche, un acceso dibattito su come ricostruire città e comunità dopo la catastrofe. Quello slancio, però, durò poco. “Nel giro di appena tre anni quella memoria collettiva iniziò a svanire”.
L’architettura può creare un luogo in cui le persone si riuniscono, in cui i ricordi vengono tramandati e in cui le generazioni future possono continuare la storia.
Tsuyoshi Tane
“Il cataclisma del terremoto, dello tsunami e del disastro nucleare del Tohoku mi ha fatto precipitare nella più profonda disperazione della mia vita, costringendomi a confrontarmi con l'assoluta impotenza dell'arte”, racconta Miyajima. “Ho imparato, nel modo più doloroso, che gli esseri umani sono in definitiva impotenti di fronte alla forza travolgente della natura.”
Anche Tane attraversa un lungo periodo di smarrimento. Tornato in Giappone due mesi dopo il disastro, visita Ishinomaki e altre città devastate senza riuscire a capire quale contributo possa offrire come architetto. “Per molto tempo ho avuto la sensazione di non essere riuscito a fare nulla”, racconta. Quando Miyajima gli propone di progettare Sea of Time – Tohoku, riconosce finalmente il progetto che stava cercando da anni: non un edificio con la presunzione di spiegare un tale disastro, ma un luogo in cui la memoria possa continuare a vivere nel tempo.
“L'architettura non può guarire ogni ferita. Non può cancellare le cicatrici né cambiare ciò che è accaduto. Ma può creare un luogo in cui le persone si riuniscono, in cui i ricordi vengono tramandati e in cui le generazioni future possono continuare la storia.”
Video | Yuki Iwanami, Masanobu Nishino
Animation, Images | Atelier Tsuyoshi Tane Architects
Immagine di apertura: Atelier Tsuyoshi Tane Architects, Sea of Time - Tohoku Museum, 2027, Tomioka, Giappone. ©Atelier Tsuyoshi Tane Architects
