Nel luglio 2016, quando gli ultimi lembi di tessuto giallo dalia dei pontili galleggianti vennero smantellati e rimossi dalle acque del Lago d’Iseo, The Floating Piers sembrò dissolversi come un miraggio, senza lasciare tracce visibili della propria presenza. Sedici giorni di apertura, oltre un milione di visitatori e un’infrastruttura temporanea capace di ridefinire il paesaggio e il suo immaginario sembravano destinati a sopravvivere soltanto nella memoria di chi l’aveva attraversata.
A dieci anni di distanza, però, il lascito dell’opera di Christo e Jeanne-Claude appare molto più concreto. Quella che era stata concepita come un’installazione effimera si è rivelata l’innesco di una trasformazione duratura del territorio: il lago d’Iseo ha acquisito una nuova visibilità internazionale, i flussi turistici sono cresciuti stabilmente e il rapporto tra paesaggio, cultura e progettualità locale è cambiato.
L’opera di Christo e Jeanne-Claude nasceva da un’idea coltivata per decenni e mai potuta realizzare altrove. Solo il lago d’Iseo, incastonato tra montagne e borghi, offriva le condizioni necessarie per trasformare il gesto impossibile del camminare sull’acqua in un’esperienza sensoriale collettiva. Una magia destinata a durare appena sedici giorni, ma capace di produrre conseguenze ben più longeve proprio grazie alla sua natura temporanea.
Dal 2016 il lago ha registrato un incremento stabile dei flussi turistici: circa 400 mila visitatori in più ogni anno rispetto al periodo precedente, con una crescita complessiva superiore al 50%. Numeri che raccontano non solo il successo mediatico dell’installazione, ma anche l’ingresso del Sebino in una nuova geografia culturale e turistica di respiro internazionale. Il merito della “passerella arancione”, ha affermato Riccardo Venchiarutti, sindaco e presidente dell'associazione Visit Lake Iseo, è stato quello di far conoscere un lago che rischiava di restare all'ombra del Garda e del lago di Como.
Il paesaggio del lago, temporaneamente infrastrutturato per accogliere circa 1,2 milioni di visitatori in poco più di due settimane, è passato dall’essere una destinazione marginale a conquistare una nuova centralità. Questa trasformazione si riflette oggi in una maggiore riconoscibilità internazionale, in una narrazione territoriale più articolata e in un’attrattività che va oltre i poli turistici tradizionali. A Monte Isola, dove nel 2016 si affrontarono code, servizi messi sotto pressione e disagi ferroviari, quei giorni vengono oggi ricordati come una svolta positiva, capace di attrarre per la prima volta un pubblico internazionale senza sfociare nel turismo di massa.
Eppure, ridurre l’eredità dei Floating Piers a una mera questione di numeri sarebbe riduttivo. Per molti visitatori, quella passerella galleggiante è stata un primo contatto diretto con l’arte contemporanea: un’esperienza accessibile, gratuita e immersiva che ha modificato il rapporto tra pubblico, opera e paesaggio locale.
Come ha spiegato a Brescia Oggi Marcella Ferrari, storica collaboratrice di Germano Celant e all’epoca amministratrice delegata della società che seguì la realizzazione del progetto, il vero lascito dell’opera consiste in una riconfigurazione percettiva del territorio. Nessuno poteva immaginare che quel pontile galleggiante sarebbe diventato la chiave attraverso cui un’intera area avrebbe imparato a raccontarsi, aprendo nuove possibilità di fruizione dello spazio e alimentando una visione più ambiziosa del proprio futuro.
È sempre difficile stabilirein anticipo quale impatto un’opera possa avere sui luoghi e sulle comunità che la accolgono. A dieci anni di distanza, le testimonianze restituiscono la misura di un’esperienza irripetibile che ha modificato non solo l’immagine del lago d’Iseo, ma anche il modo in cui viene percepito. Ma come accade spesso con le opere più radicali, ciò che resta non è un oggetto, ma una trasformazione: una condizione che continua a sedimentarsi nel territorio e nelle persone, ben oltre il tempo limitato della sua esistenza.
Immagine di apertura: The Floating Piers di Christo e Jeanne-Claude, Lago d'Iseo, Italia, 2016. Foto di Fangel via Wikimedia Commons
