Per decenni è stata la spiaggia urbana di Milano. Dietro il Naviglio Grande, dove oggi i cancelli restano chiusi, intere generazioni hanno imparato a nuotare, preso il sole e trascorso l’estate senza lasciare la città.
Tra il 1958 e il 1962 Arrigo Arrighetti, dirigente dell’Ufficio Studi e Progetti Edilizi del Comune di Milano, ne ridisegna completamente gli spazi, trasformando la prima piscina pubblica all’aperto della città in un manifesto del modernismo civico. Dopo quattro anni di chiusura, la Piscina Argelati è oggi al centro di un grande progetto di recupero pubblico che punta a restituirle un ruolo nuovo, senza rinunciare alla sua storica vocazione di piscina pubblica.
Le origini: la prima piscina pubblica all’aperto di Milano
Tutto inizia nel 1915, a ridosso della prima guerra mondiale, quando Milano comincia a dotarsi dei suoi primi centri balneari. L’architetto Luigi Lorenzo Secchi realizza la Guido Romano in via Ponzio, la Roberto Cozzi in viale Tunisia e le piscine della Casa del Sole, in zona via Padova. La Piscina Argelati, però, occupa un posto particolare nella storia della città: è la prima piscina pubblica all'aperto di Milano e, a differenza delle grandi piscine che nasceranno negli anni successivi, precede di quasi un decennio l'avvento del regime fascista.
Viene costruita nel 1915 accanto alla roggia Boniforti, una derivazione del Naviglio Grande ancora oggi visibile nel tratto iniziale di via Argelati, dalla quale attinge inizialmente l'acqua. In un'epoca in cui Milano non ha ancora conosciuto le grandi trasformazioni urbanistiche del Novecento, il nuovo centro balneare inaugura un modo completamente inedito di vivere il tempo libero in città: in pochi anni diventa la "spiaggia urbana" dei milanesi, un rifugio per trascorrere l’estate senza lasciare la città.
Nel 1929 l'impianto smette di utilizzare l'acqua del Naviglio e viene alimentato dalla falda acquifera, e la sua attività prosegue fino alla Seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti che colpiscono Milano interrompono anche la vita dell'Argelati.
La ricostruzione di Arrigo Arrighetti
L'impianto che i milanesi ricordano, più di quello dei primi del Novecento, è però quello progettato da Arrigo Arrighetti. Tra il 1958 e il 1962, durante il periodo in cui l'architetto della Biblioteca Sormani, del quartiere Sant'Ambrogio e della chiesa di San Giovanni Bono dirige l'Ufficio Tecnico del Comune di Milano, la piscina viene completamente ridisegnata secondo i principi del modernismo italiano.
Arrighetti immagina un centro balneare composto da una vasca olimpionica per i professionisti, una per i principianti e una per i bambini, immerse in grandi prati destinati al solarium e affiancate da padiglioni bassi e lineari. Ma, mentre il cemento armato, le ampie superfici vetrate e l’orizzontalità degli edifici riflettono a pieno il linguaggio dell'architettura moderna milanese del boom economico, c’è un dettaglio architettonico anomalo, che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione programmatica l'idea alla base del progetto.
Quella che Arrighetti vuole affermare è un'idea diversa di piscina: non agonistica, ma quotidiana; non celebrativa, ma accessibile.
La novità di queste vasche, infatti, è quella di avere tutti gli spigoli arrotondati: una scelta che il Coni, allora gestore dell'impianto, osteggia fortemente perché poco adatta a un uso agonistico ma che l’architetto difende con convinzione.
La linea curva diventa così la matrice di tutti gli elementi del progetto: si ripete nell’ingresso, nel bar, nei servizi igienici, nelle docce e negli spogliatoi; il solarium, previsto sulla copertura, è collegato da una scala a chiocciola anche l’elemento che caratterizza l’esterno è un grande disco dell’ingresso, posto sopra al muro di cinta realizzato in mattoni a spina di pesce. Quella che Arrighetti vuole affermare è un'idea diversa di piscina, lontana dalla monumentalità degli impianti sportivi dell'epoca: non agonistica, ma quotidiana; non celebrativa, ma accessibile.
Non a caso l’Argelati rimane uno dei rari casi in cui un'infrastruttura pubblica è riuscita a essere, allo stesso tempo, un'opera di architettura apprezzatissima e un servizio essenziale profondamente radicato nella memoria collettiva della città. Generazioni di bambini imparano qui a nuotare, mentre famiglie, ragazzi e anziani trasformano il grande prato che circonda le vasche nella spiaggia urbana della città. Ben prima che Milano iniziasse a interrogarsi sulla scarsità di aree verdi e luoghi di refrigerio, l’Argelati crea uno spazio gratuito e accessibile. Poi qualcosa cambia.
Immaginiamo insieme il futuro della piscina Argelati
Problemi strutturali e impiantistici portano alla chiusura dell'Argelati nel 2022. Tre anni dopo il Comune di Milano stanzia un investimento pubblico di 28 milioni di euro per il suo recupero conservativo, un intervento ancora in corso.
In un momento in cui il dibattito sulla progressiva scomparsa delle piscine davvero pubbliche a Milano è più acceso che mai, l'Argelati rappresenta ancora un caso a parte, dove, fin dall'inizio, il Comune ha scelto di finanziare l'intervento esclusivamente con risorse pubbliche e di progettarne il futuro insieme ai cittadini. Il percorso partecipativo "Immaginiamo insieme il futuro della Piscina Argelati", conclusosi ad aprile, ha coinvolto per due mesi associazioni, stakeholder, esperti e residenti nel definire le linee guida della riqualificazione.
Il recupero perciò sarà finanziato interamente con fondi pubblici attraverso un concorso internazionale di progettazione, le cui linee guida saranno dettate proprio dal Documento di indirizzo alla progettazione (DIP), che raccoglie anche gli esiti del percorso partecipativo. L'obiettivo è individuare il progetto vincitore nei primi mesi del 2027, avviare i lavori nella seconda metà dell'anno e affidare successivamente la gestione dell'impianto a Milanosport.
L'idea, a oggi, è quella di realizzare un centro sportivo capace di vivere tutto l'anno grazie a una copertura mobile delle vasche e di mantenere la piscina pubblica, inclusiva e accessibile anche dal punto di vista economico. "Un luogo che affianchi alla storica vocazione ludica e sportiva del centro balneare anche una profonda funzione sociale, in cui dedicare spazi e attività a giovani e anziani, con aperture anche in orari serali", si legge sul sito del Comune di Milano, che immagina anche attività educative e di benessere negli spazi complementari alle vasche e una riqualificazione delle aree esterne con nuovi spazi verdi e ombreggiati.
La nuova Argelati potrebbe diventare uno dei primi esempi in città di recupero di un'infrastruttura pubblica del Novecento capace di coniugare conservazione architettonica, adattamento climatico e partecipazione civica.
"La Piscina Argelati non è solo un impianto sportivo, ma un pezzo di città e di memoria collettiva", hanno dichiarato gli assessori Martina Riva (Sport), Gaia Romani (Partecipazione), Emmanuel Conte (Bilancio) e Marco Mazzei (Spazio pubblico). "Per questo abbiamo scelto di partire dall'ascolto, coinvolgendo centinaia di cittadini, associazioni e realtà del territorio. Oggi abbiamo una direzione chiara: una piscina pubblica, accessibile, inclusiva e capace di vivere tutto l'anno. Il prossimo passo sarà tradurre questa visione in un progetto di qualità, all'altezza della storia dell'Argelati e delle aspettative di Milano."
Se il progetto andrà in porto, la nuova Argelati non tornerà semplicemente a essere la piscina dove intere generazioni di milanesi hanno imparato a nuotare. Potrebbe diventare uno dei primi esempi in città di recupero di un'infrastruttura pubblica del Novecento capace di coniugare conservazione architettonica, adattamento climatico e partecipazione civica. In una Milano che ogni estate vede restringersi il numero delle piscine pubbliche, la rinascita dell'Argelati potrebbe dimostrare una possibilità diversa: quella di investire ancora nello spazio pubblico come bene comune.
Immagine di apertura: Arrigo Arrighetti, Centro Balneare Argelati, Milano. Dal libro Swimming Pools in Milan (Artphilein, 2023). Foto Stefan Giftthaler
