La nuova Triennale si ispira all’architettura di Giovanni Muzio e punta forte su Michele De Lucchi

Il nuovo presidente Vincenzo Trione presenta la visione che guiderà Triennale Milano: un'infrastruttura culturale, una scuola e Michele De Lucchi come direttore creativo.

A poco più di un mese dalla sua nomina alla presidenza di Triennale Milano, Vincenzo Trione ha presentato le linee strategiche che guideranno l'istituzione nel quadriennio 2026-2030. Più che un programma di mostre o una serie di nuove nomine, il critico e storico dell'arte ha delineato una visione culturale che prende avvio dall'edificio stesso progettato da Giovanni Muzio. Secondo Trione, infatti, il Palazzo dell'Arte tiene insieme due qualità solo apparentemente inconciliabili — “razionalità e varietà” — che diventano il manifesto della nuova Triennale, affiancata dall'ingresso di Michele De Lucchi come direttore creativo e responsabile del Museo del Design Italiano.

Michele de Lucchi, 2024. Foto via Wikimedia

“Mi piace partire dall'architettura”, ha spiegato Trione. “È un'architettura che mette insieme due voci diverse, due tensioni culturali diverse”. Da un lato “la dimensione razionalista”, dall'altro “una sorta di labirinto magico”. “Noi proveremo a fare esattamente questo.”

Questa immagine attraversa l'intero progetto del nuovo presidente, che immagina Triennale come una “infrastruttura culturale”: un'istituzione capace di mettere in relazione architettura, design, arte, fotografia, moda, cinema, teatro e musica, ma anche università, imprese e ricerca. “In fondo Triennale è un complesso dispositivo che tiene dentro di sé mondi differenti, culture diverse, pratiche differenti”, ha detto. “È un unicum nel panorama internazionale.”

Il design è uno strumento per costruire ponti tra passato e futuro, tra concreto e virtuale, tra umano e digitale, aiutando ad affrontare le grandi contraddizioni del presente senza rinunciare a una prospettiva costruttiva.

Michele De Lucchi

La seconda parola chiave del nuovo corso sarà invece “domanda”. Ogni anno Triennale individuerà un interrogativo considerato decisivo per comprendere il presente e costruirà attorno a quel tema mostre, public program, attività di ricerca e pubblicazioni. “Siamo in un tempo nel quale forse conta più porre domande che offrire risposte”, ha osservato Trione. “Chi si misura oggi con l'intelligenza artificiale sa che uno degli elementi decisivi sta più nella capacità di porre domande che nell'avere delle risposte.”



Fra le novità più rilevanti figura la creazione di una scuola di alta formazione dedicata alla curatela, agli allestimenti e alla comunicazione culturale, affiancata da un nuovo Phd program sviluppato con università italiane e internazionali e da un programma di fellowship rivolto a studiosi, curatori, artisti, architetti e designer. Il Centro studi, rilanciato come luogo di ricerca interdisciplinare, avrà inoltre il compito di individuare i temi annuali della programmazione e quelli della prossima Esposizione internazionale del 2028.

La nuova governance introduce anche la figura del direttore creativo, affidata a Michele De Lucchi, che guiderà inoltre il Museo del Design Italiano. Nel suo intervento l'architetto ha ripercorso l'evoluzione del significato stesso del design, ricordando quando, da studente, contestava la Triennale del 1973. Oggi, ha osservato, il design non coincide più soltanto con la produzione industriale, ma attraversa ogni ambito della società, dall'architettura alle interfacce digitali fino alle relazioni sociali.

È un'architettura che mette insieme due voci diverse, due tensioni culturali diverse. Da un lato la dimensione razionalista, dall'altro una sorta di labirinto magico. Noi proveremo a fare esattamente questo.

Vincenzo Trione

“Il design è la manifestazione più umana dell'essere umano”, ha affermato De Lucchi. E proprio per questo può diventare uno strumento per costruire ponti “tra passato e futuro, tra concreto e virtuale, tra umano e digitale”, aiutando ad affrontare le grandi contraddizioni del presente senza rinunciare a una prospettiva costruttiva.

Nel comunicato che accompagna la presentazione delle nuove linee strategiche, De Lucchi definisce il proprio obiettivo come quello di trasformare Triennale in “un laboratorio di vitalità”, capace di costruire una “sostenibilità dell'immaginario comune”.

Palazzo dell'Arte Bernocchi, veduta del palazzo da Parco Sempione, progettata da Giovanni Muzio e Gualtiero Galmanini tra il 1931 - 1933. Foto via Wikimedia

Oltre al nuovo ruolo affidato a De Lucchi, il comitato scientifico sarà composto da Manuela Lucà-Dazio per l'architettura e Andrea Viliani per l'arte contemporanea, affiancati da consulenti per cinema, musica, moda, archivio, teatro, public program e Design week.

Più che un semplice cambio di governance, quello delineato da Trione è un cambio di metodo. L'obiettivo dichiarato è trasformare Triennale in un'istituzione che continui a produrre mostre ma che diventi sempre più un luogo di ricerca, formazione e pensiero critico. Un'istituzione che, come il Palazzo dell'Arte di Giovanni Muzio da cui prende ispirazione, provi a tenere insieme razionalità e varietà.

Immagine di apertura: Vincenczo Trione, nuovo presidente della Triennale di Milano. Foto via Triennale