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Un angelo e un diavolo nelle orecchie: gli auricolari indipendenti che sfidano il minimalismo del tech

Autofinanziato dal designer Elias James McCalip e venduto a 45 dollari, Duality trasforma due comuni auricolari cablati in piccole sculture, restituendo identità a una tecnologia progettata per scomparire.

Un cherubino bianco in un orecchio. Un diavolo con le corna e la coda nell’altro. Duality prende alla lettera una delle immagini più sedimentate nella cultura popolare: le due voci che discutono sulle nostre spalle vengono spostate nel punto esatto da cui possono entrare nella testa.

“Tutti hanno già un piccolo angelo e un diavolo che litigano sulle loro spalle”, racconta a Domus il designer Elias James McCalip. “Perché allora non metterli proprio nel punto da cui arriva la voce?”.

Auricolari Duality, Novaprojectum, 2026. Foto Niklas Laine. Courtesy Elias James McCalip

I due auricolari cablati non arrivano dal reparto ricerca e sviluppo di Apple, Samsung o di un altro gigante tecnologico. Sono un progetto indipendente e autofinanziato, nato dall’interesse di McCalip per i vecchi libri di arte e architettura e per le figure che popolano da secoli chiese e musei. Cherubini e gargoyle diventano così il punto di partenza per restituire un corpo riconoscibile a uno degli oggetti più anonimi della tecnologia quotidiana: le cuffiette con il cavo che ultimamente sono tornate tanto di moda.

McCalip non ha esplorato decine di alternative. Ha trascorso invece molto tempo a interrogare l’idea, chiedendosi “se reggesse, se fosse intelligente o soltanto carina”. Il rischio era trasformare un’immagine archetipica in un semplice gadget. “Il vero lavoro era fare in modo che l’esecuzione rispettasse un’iconografia già così riconoscibile, senza farla sembrare una trovata appoggiata nell’orecchio”.


Negli ultimi anni gli auricolari wireless sono stati uno dei più popolari dispositivi tecnologici. La loro forma è essenziale e spesso questo li rende addirittura irriconoscibili da brand a brand. Sono bussolotti di colore bianco o nero, forme lisce e quasi intercambiabili. Gli AirPods, che hanno di fatto inaugurato questa categoria di prodotto, hanno imposto il codice più riconoscibile di questa trasformazione: dispositivi progettati per integrarsi nella routine fino quasi a scomparire. “Gli auricolari wireless si sono ottimizzati fino a diventare invisibili”, dice McCalip. E insieme alla presenza fisica, secondo il designer, hanno perso anche la capacità di esprimere una personalità.

Duality non è un episodio isolato. Pochi mesi fa Diesel ha trasformato un paio di auricolari cablati in una vistosa catena con charms, più vicina a un gioiello punk che a un prodotto audio tradizionale. Anche in quel caso il filo, invece di essere nascosto, diventava la parte più visibile dell’oggetto: una provocazione contro anni di tecnologia progettata per sparire.

Il vero lavoro era fare in modo che l’esecuzione rispettasse un’iconografia già così riconoscibile, senza farla sembrare una trovata appoggiata nell’orecchio

Elias James McCalip

Il problema, però, non è necessariamente il minimalismo. È la sua trasformazione nell’unica grammatica possibile dell’elettronica di consumo. Mauro Porcini, President e Chief Design Officer di un gigante assoluto del tech, Samsung, uno di quelli che hanno imposto il minimalismo come estetica globale, lo ha spiegato a Domus: “Se vuoi un oggetto minimalista è giusto che tu lo possa comprare”. La sua è piuttosto “una reazione alla mancanza di scelta”, in un mercato nel quale i prodotti finiscono per parlare tutti lo stesso linguaggio.

McCalip spinge la riflessione oltre, legandola a un cambiamento generazionale. “Credo che siamo alla fine del dominio del minimalismo, non nel mezzo. Una generazione più giovane è cresciuta interamente dentro quell’estetica e ora se ne è annoiata”. Duality non vuole quindi sostituire una regola con un’altra, ma aggiungere un’alternativa.

Auricolari Duality, Novaprojectum, 2026. Foto Niklas Laine. Courtesy Elias James McCalip

Per questo il designer ha scelto deliberatamente il filo. Una presenza che sembrava destinata a scomparire, ma che sta tornando come elemento visibile, quasi fosse una collana o una catena. “Le persone lo lasciano pendere e lo trattano quasi come un gioiello”, spiega. Se Diesel aveva trasformato gli auricolari in un accessorio dichiaratamente eccessivo, Duality usa la forma per costruire anche un piccolo racconto.

Dal primo schizzo, quasi uno scarabocchio, McCalip ha lavorato con Senne Studios alla modellazione e alla stampa 3D. La versione definitiva è stata poi ingegnerizzata con un partner produttivo di Shenzhen. La difficoltà maggiore è stata conservare ali, corna e coda senza trasformarle in elementi fastidiosi una volta inseriti nell’orecchio.

“È stato un continuo tiro alla fune tra dettaglio e comodità. Più rendevo le forme scultoree ed espressive, più creavo bordi e sporgenze esattamente nel punto in cui non vuoi che qualcosa prema contro l’orecchio”. Ogni versione richiedeva di sottrarre parte della scultura per proteggere la portabilità, tentando poi di recuperare il carattere perduto.

Auricolari Duality, Novaprojectum, 2026. Foto Niklas Laine. Courtesy Elias James McCalip

Duality non introduce una nuova tecnologia audio. Utilizza componenti esistenti – driver da 14 millimetri, connettore Usb-c e cavo lungo 1,2 metri – racchiusi in un corpo nuovo. “Il più grande mito dei designer indipendenti è che lanciare un prodotto hardware significhi inventare l’hardware. Non è così, e spesso è proprio questo tentativo a uccidere i progetti prima che arrivino sul mercato”.

Finanziati direttamente da McCalip e venduti online a 45 dollari, senza retailer né lista d’attesa, gli auricolari mostrano una possibile strada alternativa a quella dei grandi gruppi tecnologici: partire da componenti già disponibili e intervenire sulla pelle, sul significato e sull’identità dell’oggetto.

“Un prodotto può funzionare perfettamente, essere accessibile e scomparire nella routine, rifiutandosi però di scomparire visivamente”, conclude McCalip. Chissà se questo, al designer, l’ha suggerito la voce di un angelo, o è stato un diavolo.

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