Milano sta perdendo le sue piscine pubbliche proprio quando servono di più

Nell’estate del caldo record, gran parte di quella che per decenni è stata una delle infrastrutture pubbliche più importanti della città è inaccessibile. Tra cantieri, riqualificazioni e chiusure, le piscine pubbliche tornano al centro del dibattito come rifugi climatici e servizi essenziali.

Risale solo a pochi giorni fa l’ondata di caldo record che ha messo in crisi l’Europa. A Parigi si è tornati a parlare di come proteggere i monumenti storici dalle temperature estreme, in Spagna si sono registrati picchi oltre i 45 gradi e anche Milano, durante lo scorso fine settimana, ha sfiorato i quaranta.

La ex-Caimi (1937-1939), oggi Bagni Misteriosi Foto Andrea Cherchi

La ex-Caimi (1937-1939), oggi Bagni Misteriosi Foto Andrea Cherchi

La ex-Caimi (1937-1939), oggi Bagni Misteriosi Foto Andrea Cherchi

La ex-Caimi (1937-1939), oggi Bagni Misteriosi Foto Andrea Cherchi

La ex-Caimi (1937-1939), oggi Bagni Misteriosi Foto Andrea Cherchi

La ex-Caimi (1937-1939), oggi Bagni Misteriosi Foto Andrea Cherchi

La ex-Caimi (1937-1939), oggi Bagni Misteriosi Foto Andrea Cherchi

La ex-Caimi (1937-1939), oggi Bagni Misteriosi Foto Andrea Cherchi


Nel capoluogo lombardo, però, il caldo ha riportato al centro un’altra questione: la sensazione che, proprio nell’estate in cui la città avrebbe più bisogno di luoghi dove trovare refrigerio, una parte importante della sua rete di piscine pubbliche sia diventata inaccessibile.

Sui social si sono moltiplicati post e commenti che raccontano una Milano senza piscine e, quindi, senza rifugi climatici. Ma è davvero così?

La città che voleva essere una città d’acqua

Il capoluogo lombardo infatti è un vero unicum tra le città europee. Non si affaccia sul mare, non ha un grande fiume urbano e non dispone di ampie aree balneabili naturali, ma, proprio per questo, nel tempo, ha attribuito un incredibile valore culturale e sociale alle sue piscine pubbliche.

Le piscine non sono soltanto impianti sportivi, ma infrastrutture climatiche, spazi di prossimità e servizi pubblici essenziali.

Dalla Piscina Romano e i Bagni Misteriosi di Secchi alle Solari e l’Argelati di Arrighetti, le piscine pubbliche milanesi, specialmente quelle all’aperto, hanno storicamente avuto un ruolo che andava ben oltre quello sportivo: sono state infrastrutture di quartiere, spazi di socialità e, nelle estati più torride, veri e propri rifugi climatici.

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti

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Foto Guido Rizzuti

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Foto Guido Rizzuti

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Foto Guido Rizzuti

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti

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Foto Guido Rizzuti

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Foto Guido Rizzuti

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti

6:AM - Piscina Romano

Foto Guido Rizzuti


Eppure, proprio nel momento in cui il cambiamento climatico le rende più necessarie, gran parte dei principali impianti all’aperto della città è indisponibile. Tra piscine chiuse, cantieri e riqualificazioni, l’offerta estiva di Milano si è ridotta sensibilmente, alimentando la percezione di una città rimasta senza acqua nel momento del bisogno.

Distribuzione e accessibilità

Oggi, infatti, tra i grandi impianti all'aperto, restano disponibili il Centro Balneare Romano, a Città Studi, la piscina Solari, la Sant'Abbondio in piazza Abbiategrasso e i Bagni Misteriosi in Porta Romana. Le prime tre sono gestite da Milanosport, la società del Comune che amministra gran parte degli impianti sportivi cittadini e che continua a garantire ingressi a prezzi popolari. Mentre i Bagni Misteriosi, gestiti dal Teatro Franco Parenti, hanno un costo d'ingresso che nei weekend può arrivare a 25 euro. 

Il tema, infatti, non è soltanto quanti impianti siano rimasti aperti, ma anche dove si trovano e quanto costano. Con il Lido e la Scarioni chiusi dal 2019 e l’Argelati dal 2022, intere aree della città sono rimaste senza una grande piscina pubblica di riferimento. Per molti milanesi, fare un bagno quest’estate significa attraversare la città, spostarsi nell’hinterland o mettere in conto una spesa che non sempre appare accessibile.

Il Lido di Milano e la Piscina Scarioni: la stagione delle partnership pubblico-private

In parte, questa storia comincia nel 2020 con un caso simbolo: quello del Lido di Milano, il grande complesso sportivo di piazzale Lotto inaugurato nel 1931 e considerato una delle più importanti architetture del tempo libero della città.

Negli ultimi giorni il Lido è tornato al centro del dibattito perché sono stati resi noti in maniera più dettagliata i render e il programma del progetto che ne accompagnerà la riapertura, prevista per l’inizio del 2027. L’intervento, affidato alla società spagnola Gofit in partenariato con il Comune di Milano, prevede una profonda trasformazione del complesso, con nuove piscine, palestre, aree fitness e servizi per il benessere.


Più che il progetto architettonico in sé, a far discutere è il modello gestionale: il passaggio da una piscina comunale tradizionale a un’infrastruttura sportiva affidata per decenni a un operatore privato. E il Lido di Lotto non è l’unico caso simile.

La stessa Gofit è infatti al centro di una seconda riqualificazione: quella della Piscina Scarioni, in zona Niguarda, chiusa anch’essa dal 2019. Se per il Lido, però, le proteste dei cittadini erano rimaste perlopiù online, la Scarioni è diventata il fulcro di una vera e propria mobilitazione territoriale: a fine maggio circa duecento persone hanno organizzato un flash mob davanti alla struttura per chiedere il mantenimento di tariffe popolari e della vocazione pubblica dell’impianto. Attorno alla piscina sono nati comitati di quartiere e una raccolta firme che ha raccolto migliaia di adesioni.

L’Argelati: il contraltare alla privatizzazione

Se il Lido e la Scarioni raccontano la stagione delle partnership pubblico-private, la storia della Piscina Argelati sembra seguire una traiettoria opposta. La notizia è di pochi giorni fa: il Comune di Milano ha annunciato un investimento di circa 28 milioni di euro per la rinascita del cosiddetto “lido dei Navigli”, chiuso dal 2022. 


A differenza degli altri due casi, l’Argelati non verrà privatizzata. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di mantenere la gestione in capo a Milanosport e trasformare l’impianto in una struttura pubblica aperta dodici mesi all’anno.

L' appello promosso dall'associazione "Sai che puoi?" per chiedere al Comune di Milano di ripensare il rapporto della città con l'acqua e il refrigerio estivo. Via www.saichepuoi.it

Le projet, ancora in fase di definizione, prevede nuove aree verdi e ombreggiate, una migliore accessibilità, nuovi servizi e una maggiore integrazione con il quartiere dei Navigli. È anche uno dei primi casi a Milano in cui una piscina viene ripensata esplicitamente come infrastruttura di adattamento climatico, un luogo in cui trovare refrigerio durante le estati sempre più estreme.

La Cambini Fossati e gli altri cantieri: una lunga attesa

Non tutte le storie di riqualificazione, però, sono a lieto fine. C’è anche il caso della Piscina Cambini Fossati, riaperta nel 2023 dopo quasi trent’anni di chiusura e un intervento di ricostruzione da oltre quattro milioni di euro, ma tornata inagibile appena due anni dopo a causa di problemi strutturali alla copertura.

E poi c’è il Centro Sportivo Saini, uno dei più grandi complessi sportivi della città nel Parco Forlanini, a due passi da Linate e oggi facilmente accessibile con la metropolitana M4: da anni attende una profonda riqualificazione e il suo futuro continua a essere oggetto di discussione.

Proprio nell’estate in cui la città avrebbe più bisogno di luoghi dove trovare refrigerio, una parte importante della sua rete di piscine pubbliche sia diventata inaccessibile.

Vicende diverse che hanno però contribuito a una stessa percezione: quella di una città che aspetta le proprie piscine da troppo tempo e in cui le riaperture promesse faticano ancora a tradursi in nuovi luoghi effettivamente accessibili.

È la fine o soltanto una lunga attesa?

Insomma, le piscine di Milano sono davvero scomparse o l’attesa per averne di nuove sta semplicemente diventando troppo lunga Raccontare Milano come una città che ha perso completamente le proprie piscine pubbliche sarebbe, almeno per ora, un’esagerazione. Più corretto sarebbe dire che la città si trova nel mezzo di una lunga e complicata transizione.


Il problema è che questa transizione coincide con l’estate più calda della sua storia recente e con una nuova consapevolezza: le piscine non sono soltanto impianti sportivi, ma infrastrutture climatiche, spazi di prossimità e servizi pubblici essenziali. Perché, in un’epoca di ondate di calore sempre più frequenti e intense, anche il fresco sta diventando una questione di accesso. O, come lo definiscono sempre più spesso gli studiosi del clima, di “cooling privilege”: il privilegio di potersi permettere luoghi per sfuggire al caldo.

Immagine di apertura: La piscina Guido Romano a Milano. Foto omnia_mutantur da Flickr