Acrilica, Atollo e oltre: gli 80 anni di Oluce raccontano come è cambiata la luce

All’Adi Design Museum di Milano una mostra ripercorre otto decenni di innovazione, dai maestri del Novecento alla rivoluzione del led. Un viaggio tra icone che hanno ridefinito il modo di progettare e abitare la luce.

“Una lampada da tavolo costituita da un convettore in materiale acrilico per lampadina fluorescente lineare e da una scatola a base laccata bianca. Ha vinto la medaglia d’oro alla XIII Triennale di Milano; costa L. 54.000.” È il 1965 e Domus presenta nella rubrica “Per chi deve scegliere lampade di serie” la Acrilica di Joe Colombo, destinata a entrare nella storia del design italiano e in quella di Oluce, l’azienda che ancora oggi ne vanta la produzione.

È una storia, quella di Oluce, che inizia venti anni prima, nel 1945, quando l’Italia sta ancora raccogliendo i propri pezzi e il progetto di una lampada è già, in qualche modo, un gesto di fiducia nel futuro. Un futuro che sarà effettivamente grandioso e segnato dal passaggio dei progettisti più capaci e di apparecchi per illuminare che cambieranno le regole del gioco. Un futuro iniziato ottanta anni fa e oggi celebrato in una mostra all’Adi Design Museum di Milano.

Joe e Gianni Colombo, lampada Acrilica. Domus 424, marzo 1965

Curata da Francesco Rota, la mostra ripercorre tutte le tappe fondamentali dell’azienda, con pezzi d’archivio, prestiti da collezionisti, disegni, articoli e fotografie. Si parte dalla fondazione da parte di Giuseppe Ostuni (che presta la prima lettera del suo cognome al nome del brand) e dalle sue lampade, per arrivare alla direzione artistica di Tito Agnoli, che segna i primi grandi successi e una risonanza internazionale. Di Agnoli è ancora in produzione il Modello 387, una lampada minimale che scorre su uno stelo fissato a una base in travertino e che permette di “spostare la luce” secondo le esigenze.

Dalla fine degli anni ’50, i due decenni successivi sono quelli dei grandi maestri. Lo stesso Joe Colombo, inizialmente al lavoro con il fratello Gianni, progetta anche la lampada Spider, che gli vale un Compasso d’Oro e che qualche anno dopo vola a New York per Italy: The New Domestic Landscape, la più importante mostra sul design italiano, curata da Emilio Ambasz. Marco Zanuso inventa un altro modo di interagire con la luce: il suo Modello 275 (1963) è un grande diffusore bianco circolare che ruota poggiando su un perno.

Oluce, 80 anni di luce a Milano, ADI Design Museum

Negli anni ’70 la proprietà passa alla famiglia Verderi e la direzione artistica a Vico Magistretti, che continua a portare Oluce nelle case, negli hotel, sulle riviste, nei film, alle fiere — soprattutto con una sagoma essenziale ed elementare: quella della sua Atollo. È forse il più riuscito dei suoi “progetti al telefono”, quelli che basta descrivere a parole per figurarseli. Vince il Compasso d’Oro nel 1979 e ancora oggi è una delle lampade più vendute.

La mostra ripercorre tutte le tappe fondamentali dell’azienda, con pezzi d’archivio, prestiti da collezionisti, disegni, articoli e fotografie.
Domus 1001, aprile 2016

L’eredità di questi nomi resta e si rinnova con le generazioni successive fino a oggi. A cambiare, segnando una svolta decisiva nell’illuminazione, è negli anni 2000 il passaggio dalla lampadina a incandescenza al led, dalla forma del bulbo a qualunque altra.

Attraversando le lampade in mostra, si legge chiaramente questo passaggio, che segna una metamorfosi dell’approccio progettuale alla tipologia: la sfida prima nasceva dalla lampadina stessa, dalla necessità di trasformare la stessa sorgente in molte luci diverse, di sostituirla senza scottarsi, di muoverla e regolarla. Nelle prime lampade è evidente il rapporto tra la forma della lampadina e quella della lampada: la prima genera la seconda, la seconda “segue” la prima.

Oluce, 80 anni di luce a Milano, ADI Design Museum

A partire dall'era del led, la produzione di Oluce riflette una ricerca più eterogenea e un’interpretazione più personale dell’apparecchio per illuminare, a seconda del designer coinvolto, da Humberto e Fernando Campana a Nendo, Nicola Gallizia, Victor Vasilev e lo stesso Francesco Rota.

L’eredità di questi nomi resta e si rinnova con le generazioni successive fino a oggi.
Domus 440, luglio 1966

La mostra all’Adi Design Museum è un bilancio — di tecnologie, materiali, visioni progettuali che in ottant’anni hanno ridefinito cosa può essere una lampada. Dal bulbo che dettava la forma alla libertà offerta dal led, Oluce ha saputo cambiare senza smettere di riconoscersi. E i prossimi capitoli sono già in cantiere, guidati dai temi chiave del design contemporaneo. Una storia lunga ottant’anni che non ha ancora finito di sorprenderci.