Dopo qualche rapida anticipazione, hanno aperto al pubblico le nuove David Geffen Galleries progettate da Peter Zumthor presso il Los Angeles County Museum of Art, il più grande museo d’arte degli Stati Uniti occidentali, con una collezione di oltre 155.000 opere che attraversano seimila anni di espressione artistica in tutto il pianeta.
Fedele al minimalismo materico di Zumthor, il nuovo volume destinato alla collezione permanente si solleva a nove metri dal suolo come un corpo sinuoso di vetro e cemento. Qui la luce naturale agisce come vera materia primaria: nelle gallerie perimetrali, affacciate direttamente sulle terrazze, il confine tra interno ed esterno si assottiglia grazie a vetrate a tutta altezza. Lo spazio viene così modellato dai cambiamenti atmosferici e dal variare delle ore, che modificano costantemente l’interazione tra l’ambiente e le opere esposte.
Sebbene l’involucro sinuoso appaia distante dal vocabolario rigoroso dell’architetto svizzero, il layout interno ne recupera l’identità più profonda. Il contrasto è netto: la libertà della curva esterna trova un contrappunto nella severità dei ventisette padiglioni rettangolari in cemento che scandiscono il percorso. Questi volumi rigidi trasformano la fluidità della pianta in una sequenza di pause, definendo un itinerario antigerarchico che invita a una circolazione libera, non sempre immediatamente leggibile.
Oltre alle gallerie sopraelevate, il progetto comprende sette padiglioni destinati a programmi educativi e pubblici, un teatro, negozi e ristoranti, interconnessi da spazi pubblici che funzionano come estensione del museo, accogliendo opere e installazioni all’aperto.
Per l’installazione inaugurale, quarantacinque curatori hanno adottato una prospettiva geografica ampia – dagli oceani Pacifico, Indiano, Atlantico, al Mediterraneo – per costruire connessioni tra culture anche molto distanti nel tempo e nello spazio, restituendo l’immagine di un museo che ambisce a una dimensione globale.
