Che una delle location più attese di questa Milano Design Week sarebbe stata difficile da vedere, lo sapevamo già da quando i curatori Joseph Grima e Valentina Ciuffi hanno dato l’annuncio a febbraio. Forse, però, non ci aspettavamo che l’ingresso all’iconica villa razionalista di Franco Albini, progettata negli anni ’30 e rimasta inaccessibile al pubblico per moltissimo tempo, fosse sold out dal primo giorno del Fuorisalone.
Villa Pestarini è già sold out. Ecco le foto scattate da Domus per chi non riuscirà a vederla
La villa progettata da Franco Albini, uno dei luoghi scelti da Alcova per la Milano Design Week 2026, è stata aperta per la prima volta al pubblico, ma non tutti riusciranno a vederla.
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
Foto Guido Rizzuti
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- Francesca Critelli
- 20 aprile 2026
Si tratta di una delle due venue di Alcova – l’altra è l’ex Ospedale militare di Baggio – e con certezza possiamo affermare che il costo di 25 euro a biglietto non ha scoraggiato il pubblico.
Di questa villa, Domus ha già parlato molto. La prima volta, nel dicembre del ’39, quando la rivista era ancora diretta da Gio Ponti, che a corredo di un portfolio fotografico della casa scriveva: “i lettori con l’esame di queste fotografie è come seguissero un corso di arredamento modernissimo”. Oggi, a distanza di più di ottant’anni, si può dire che la curatela dell’allestimento dia proprio l’impressione di riprendere questo concetto.
Appena entrati, la parete di vetrocemento che funge da diaframma luminoso e l’adiacente scala di marmo sospesa rubano irrimediabilmente tutta l’attenzione. Addentrandosi nella zona giorno, la mostra allestita da Patricia Urqiola per Cassina propone riedizioni di pezzi iconici come la libreria Veliero e la sedia Luisa, disegnate dallo stesso Franco Albini e prodotte in esclusiva da Cassina.
Altri progetti tornano a popolare la casa, come quello della maison parigina Issé che debutta con la sua prima collaborazione con l’architetta e designer Sophie Dries, allestendo una delle stanze del primo piano con un enorme tenda agganciata al soffitto che esplora il potenziale espressivo e spaziale della fibra vegetale grezza. Perfino il garage, con l’installazione di AtMa che indaga i possibili utilizzi dei materiali in eccedenza durante i sistemi di produzione, entra nel progetto di allestimento con sedute apparentemente grezze che mettono in mostra i giunti.
Ma come abbiamo già menzionato nella nostra guida per il primo giorno alla Milano Design Week, la vera sorpresa è stato il progetto di Boccamonte, che rielabora l’eredità di Luisa Castiglioni attraverso ricerca, archivio e nuove produzioni. L’allestimento in un’unica sala ricoperta da pannelli in policarbonato, al piano -1, ripropone i cavalletti del 1963 disegnati dall’allieva di Franco Albini e mai messi sul mercato, riproposti oggi in legno di iroko, e il magnifico tavolo su misura per il bow-window di una delle case progettate dalla stessa Castiglioni.
Accanto a questi, elementi luminosi come Veneziana, che modula la luce tramite superfici stratificate, e Ango Lare, uno specchio angolare con luce riflessa che amplia la percezione dello spazio, sono a pieno titolo l’eredità dell’architetta raccolta dai fondatori di Boccamonte.
In fine, sposandosi all’esterno, l’allestimento con la mini edicola e le sedie sdraio di tela a righe stuzzicano la sosta, e la villa si mostra come un luogo in cui sostare. Ma gli ingressi sono contingentati, e anche chi è riuscito o riuscirà ad entrare, dovrà fare i conti con i limiti di tempo.
Via Mogadiscio, 2/4, Milano
Via Mogadiscio, 2/4, Milano
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Via Mogadiscio, 2/4, Milano
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Via Mogadiscio, 2/4, Milano
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