Milano Design Week

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La coppia più improbabile della Design Week è quella che funziona meglio: Alessi x Cp Company

I due marchi trasformano un incontro apparentemente bizzarro in un dialogo coerente tra industria, materia e processo. Più che una collaborazione, una convergenza metodologica che rimette al centro il fare.

Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

Foto Alberto Dibiase 

Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

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Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

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Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

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Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

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Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

Foto Alberto Dibiase 

Come ogni edizione della Design Week, i matrimoni bizzarri non mancano, ma ce n’è uno che quest’anno spicca per fantasia.
Quello tra Alessi e C.P. Company con “Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery”, presso lo showroom di C.P. Company, sembra inizialmente uno di questi, salvo poi rivelarsi per quello che è: un incontro coerente tra due traiettorie parallele dell’industria italiana, oggi sintesi di successioni generazionali. La loro affinità elettiva li porta ad appartenere a una categoria di promiscuità riuscite che il design pratica da tempo, quando decide di forzare i propri perimetri senza perdere coerenza.

Foto Alberto Dibiase
Non una semplice ambientazione, ma uno spazio in cui il design si misura con la realtà dei processi: rivettature, assemblaggi, prove, aggiustamenti.

La sinergia con C.P. Company si muove su un terreno meno dichiaratamente ibrido e più strutturale. Qui la prossimità emerge a partire dai processi.

Foto Alberto Dibiase

Da un lato la lunga traiettoria di Alessi, fabbrica che ha costruito la propria identità sul confine tra produzione seriale, ricerca e intervento autoriale nelle arti applicate; dall’altro C.P. Company, progetto nato dall’intuizione di Massimo Osti, che fin dagli anni Settanta ha trattato il capo come un oggetto tecnico, sottoponendo le sue giacche a trasformazioni, tinture, stress materici. Una pratica che ha inciso profondamente nel casualwear e nello sportswear, attraversando contesti diversi — dai paninari italiani ai casuals inglesi — senza mai fissarsi in un’immagine unica.

La strana coppia condivide infatti una posizione sfuggente anche rispetto al concetto di lifestyle. I loro prodotti non prescrivono un uso, né definiscono un’identità chiusa. Restano disponibili, adattabili, attraversabili. È una forma di versatilità che deriva direttamente dalla natura progettuale degli oggetti: pensati per durare, trasformarsi, essere riattivati.

Foto Alberto Dibiase

In entrambi i casi, il punto di partenza che ha portato a quest’alchimia creativa è lo stesso: una convergenza metodologica che pone al centro la materia e il modo in cui viene lavorata.

Non è un caso che entrambi i marchi abbiano costruito nel tempo una relazione operativa con i propri archivi. A Omegna, Alessi accumula prototipi, varianti, tentativi che continuano a funzionare come materiale attivo; a Bologna, C.P. Company ha costruito un archivio, grazie agli eredi Lorenzo e Agata, che registra ogni deviazione sul tessuto, ogni esperimento di tintura, ogni passaggio intermedio. In entrambi i casi, la memoria è disponibile per la riattivazione del progetto.

Foto Alberto Dibiase

La collezione presentata durante la Design Week nasce esattamente da questa convergenza. Alessi rilegge alcuni dei suoi oggetti più riconoscibili — dalla caffettiera espresso 9090 di Richard Sapper (in un’edizione limitata di 999 pezzi numerati), al vassoio Arran di Enzo Mari, fino alle tazze di Jean Nouvel — attraverso una finitura PVD nera che interviene sulla superficie con la stessa logica con cui C.P. Company lavora sui tessuti. Il metallo viene sabbiato, trattato, reso più profondo e reattivo alla luce. Con l’uso, evolve, si segna, costruisce una propria patina.

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Parallelamente, la overshirt in nylon B, esposta al centro di una pressa da cui sembra fuoriuscire, segue il principio opposto e complementare: il capo finito viene tinto per ottenere una cromia instabile, stratificata, destinata a modificarsi nel tempo. Due delle tonalità (Malachite Green e Deep Lavender) rimandano direttamente alle uniformi di Officina Alessi introdotte negli anni Ottanta sotto la direzione di Ettore Sottsass, riattivando un immaginario industriale che appartiene a entrambi. Il colore, in questo caso, funziona come passaggio più che come finitura.

Il punto di partenza che ha portato a quest’alchimia creativa è lo stesso: una convergenza metodologica che pone al centro la materia e il modo in cui viene lavorata.

Oltre l’accostamento dei due loghi, le analogie sono molteplici e tra queste lo scenario della fabbrica attraversa l’intero progetto come un riferimento concreto, tanto che lo stesso evento potrebbe essere letto come una vera e propria celebrazione dell’industria. Non una semplice ambientazione, ma uno spazio in cui il design si misura con la realtà dei processi: rivettature, assemblaggi, prove, aggiustamenti. Ogni oggetto e ogni capo trattengono tracce di queste fasi di continua ricerca, come se il prodotto finito fosse solo una delle possibili configurazioni di un processo più lungo.

Foto Alberto Dibiase

Il caffè, presenza quasi inevitabile — anche e soprattutto per risvegliare gli animi in queste giornate frenetiche — tiene insieme tutto con una naturalezza tipicamente italiana. Un gesto minimo, quotidiano, che appartiene tanto al banco di lavoro quanto allo studio di progettazione. La moka diventa così una sintesi perfetta: un oggetto che contiene al suo interno una sequenza di operazioni e che, allo stesso tempo, continua a vivere attraverso l’uso.

Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery Foto Alberto Dibiase 

C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery Foto Alberto Dibiase 

C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery Foto Alberto Dibiase 

C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery Foto Alberto Dibiase 

C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery Foto Alberto Dibiase 

C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00

Alessi e C.P. Company - Blend: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery Foto Alberto Dibiase 

C.P. Company Showroom, Via Galvano Fiamma 18
21-25 aprile, h. 11:00 - 18:00