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Siamo saliti sulla Torre Velasca a bere il tè: com’è davvero la tea house più ambita della Design Week

La sala da tè temporanea di Cromo, aperta per i primi due giorni del Fuorisalone, potrebbe essere l’ultima occasione per vedere Milano dalla cima della torre dei Bbpr. Ecco le foto scattate da Domus per chi non riuscirà a esserci. 

Un edificio polifunzionale a poche centinaia di metri dal Duomo. Non anonimo, ma strano, sicuramente strano. I Bbpr – lo studio fondato nel 1931 da Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers – firmano la Torre Velasca nel 1958, nel cuore della ricostruzione milanese del dopoguerra, come “regalo alla città”.

Domani, però, potrebbe essere l’ultimo giorno in cui Milano ha accesso alla sua cima.

Tutto grazie al Fuorisalone e alla teahouse temporanea di Cromo, brand di tè che si muove tra designer, benessere e cultura contemporanea, che apre eccezionalmente il 25esimo piano della torre. Fino a domani, dalle 9 alle 13, su registrazione e seguendo una fila che sembra già essere lunghissima, è possibile salire fino alla terrazza e vedere la città da uno dei suoi punti più iconici e meno accessibili.

Foto Guido Rizzuti

L’intervento è semplice quanto straniante: all’interno di una piccola tenda ispirata alle architetture cerimoniali vietnamite, progettata da Bogdan Martoiu con materiali riflettenti e ultra-contemporanei, si segue un percorso di degustazione del brand di tè. Fuori, seduti su degli sgabelli, si può bere un mini-matcha di Oatly con vista sulla città.

L’idea dietro al progetto curato da Phil America e Jenny D. Pham, di Objects Are By, è quella di trasformare la sommità della torre in uno spazio condiviso. Il punto però è che, probabilmente, non lo sarà mai più.

Foto Guido Rizzuti

A dirlo, in fondo, sono gli stessi organizzatori: questo è l’“ultimo momento culturale” prima che quegli spazi vengano sottratti all’uso pubblico. Non è una formula da comunicato. È una descrizione abbastanza precisa di quello che sta succedendo alla torre dei Bbpr, che dalla fine dell’anno ospiterà Madison House, un private members club destinato a occupare i livelli alti della Velasca e a ridefinirne modalità e condizioni di accesso. 

Foto Guido Rizzuti

A dirla tutta, la parte più iconica della Torre Velasca – il modulo aggettante superiore, quello che per molti somiglia alla testa di un fungo – è sempre stata la meno accessibile. Fin dall’origine, i piani superiori sono stati progettati come residenze private, mentre uffici e attività commerciali occupavano i livelli inferiori. Insomma, la Torre Velasca era un edificio ibrido, certo, ma non è mai stata davvero pubblica nella sua totalità. 

E se le informazioni sul futuro della Velasca restano ancora frammentarie, quello che sappiamo è che domani la distanza tra torre e città si annullerà, almeno per il tempo di un tè.

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