Siamo andati alla mostra di David Lynch a Berlino e sembra casa sua

Alla Pace Gallery, opere e oggetti trasformano lo spazio espositivo in un interno domestico: il vero luogo dove prendeva forma il suo mondo.

David Lynch, untitled (Berlin), 1999

© The David Lynch Estate, courtesy Pace Gallery

David Lynch, untitled (Berlin) , 1999

© The David LynchEstate, courtesy PaceGallery

David Lynch, Billy (and His Friends) Did Find Sally in the Tree, 2018

© The David LynchEstate, courtesy PaceGallery

David Lynch, Tree At Night, 2019

© The David LynchEstate, courtesy PaceGallery

David Lynch, Matchstick Lamp C, 2019

© The David LynchEstate, courtesy PaceGallery

Vista della mostra, David Lynch, 29 gennaio–29 marzo 2026, Pace Gallery, Berlino

Foto Roman März

David Lynch è seduto al buio, su una poltrona, e fuma. Sta aspettando che la quinoa e i broccoli finiscano di bollire. In quei minuti racconta che, una notte senza luna, il treno su cui viaggiava attraverso la Jugoslavia rallentò fino a fermarsi in mezzo al nulla. Nella polvere che soffiava vide un piccolo chiosco di legno illuminato da lampade, falene che “si capovolgevano e volavano come rane”, e bottiglie piene di liquidi di tutti i colori — viola, verde, giallo, rosso. Non sembrava una scena simbolica, ma un’apparizione improvvisa, come se quel posto fosse rimasto sospeso fuori dal tempo.

David Lynch, Oh Oh Oh I Got Good News for You, 2009-2010 © The David Lynch Estate, courtesy Pace Gallery

Arrivando oggi davanti alla sede berlinese di Pace Gallery, ospitata in un’ex stazione di servizio degli anni Cinquanta fatta di cemento e pali d’acciaio rosso, quella stessa sensazione ritorna. Anche qui si ha l’impressione di trovarsi in un luogo rimasto ai margini del flusso ordinario delle cose, un punto di sosta più che una destinazione. Il grande vetro rosso che filtra la luce nella prima sala trasforma lo spazio in qualcosa di raccolto, quasi domestico. Tra le chiacchiere educate dello Zeit Caffè da cui si accede alla galleria, il nome di Lynch, scritto con la sua classica firma in stampatello, sembra quasi uno scherzo. Come se fosse tornato di nascosto a firmare il muro.

David Lynch, It was Linda who..., 2021 © The David Lynch Estate, courtesy Pace Gallery

La mostra, articolata in due sale, presenta dipinti, sculture, acquerelli e cortometraggi, e precede una grande retrospettiva prevista per il 2026 a Los Angeles. Dopo i primi minuti di disorientamento emotivo, si viene avvolti da una dimensione misteriosa ma sorprendentemente intima. Nel trailer di una sua celebre esposizione alla Fondation Cartier, “The Air Is on Fire” (2007), Lynch diceva che il suono dava “la sensazione di tornare indietro nel tempo o di essere al caldo, al sicuro, dentro un luogo”. Trasformare lo spazio espositivo in un interno abitabile, in un luogo che sembra già vissuto, è sempre stato parte del suo modo di pensare le immagini.

È importante tenere le proprie cose, perché possono innescare idee per il futuro.

David Lynch

È forse questa la chiave per leggere la mostra berlinese: per Lynch non esiste una separazione netta tra arte e vita domestica. Gli oggetti che lo circondano, quelli conservati nel suo studio e nella sua casa, non sono semplici materiali di scena ma depositi di immaginazione. “È importante tenere le proprie cose, perché possono innescare idee per il futuro”, diceva a un gruppo di studenti. Gli oggetti non illustrano le sue storie: le rendono possibili.

David Lynch, Red Zig-Zag, 2022 © The David Lynch Estate, courtesy Pace Gallery

Osservare oggi a Berlino le sue lampade scultoree — strutture in legno, plexiglass colorati, superfici grezze da cui filtra la luce — significa guardare oggetti che sembrano nati più da un gesto quotidiano che da un progetto formale. Anche i dipinti, gli acquerelli e le piccole sculture conservano questa qualità materiale, quasi provvisoria, come se provenissero da uno spazio privato prima ancora che da uno studio d’artista. Molte delle opere esposte sono state realizzate nello studio che Lynch aveva ricavato sotto la sua casa sulle colline di Hollywood. Lo stesso luogo da cui, per anni, registrava il suo bollettino meteorologico quotidiano, trasformando un gesto ordinario in un rituale condiviso. Arte, oggetti, voce, luce: tutto nasceva nello stesso ecosistema domestico.


Non sembra una coincidenza che la più grande mostra personale a lui dedicata in vita, con oltre 500 opere al Bonnefantenmuseum, si intitolasse “Someone Is in My House”. Negli ultimi mesi, oltre all’asta in cui i familiari hanno messo in vendita oggetti e props iconici dei suoi film, anche la sua casa di Hollywood è stata immessa sul mercato. Le fotografie degli interni hanno mostrato stanze dense di oggetti costruiti, modificati, accumulati nel tempo. Tra questi compaiono due dettagli: una serie di dentiere conservate in un cassetto e una piccola testa in porcellana. Gli stessi elementi riappaiono in un grande dipinto del 2018, dove una figura corre verso un albero mentre dai suoi occhi si dipartono fili di ferro su cui sono infilate piccole teste. Non è un simbolo da decifrare: è un oggetto che ha cambiato contesto, passando dalla casa all’immagine.

Vista della mostra, David Lynch, 29 gennaio–29 marzo 2026, Pace Gallery, Berlino. Foto Roman März

Lo stesso vale per le figure che emergono luminose dalla corteccia degli alberi, o per gli acquerelli in cui frasi scritte in stampatello — “È stata Linda la prima a parlarmi di Paul…”, “Quando è successo?” — non spiegano la scena, ma la abitano, come appunti lasciati su un tavolo. Verso la fine della seconda sala, su piccole carte in inchiostro e acquerello, tra neri e toni terrosi, ricompare un rosso cremisi che sa di delitto, di qualcosa che è davvero accaduto. Quel rosso attraversa tutta la sua opera: il fuoco evocato in Fire Walk with Me e quello che riemerge in Fire Is Coming, l’animazione realizzata per Flying Lotus.

David Lynch, untitled (Factory, Berlin), 1999 © The David Lynch Estate, courtesy Pace Gallery

Questa volta, però, il fuoco è arrivato davvero sulle colline di Hollywood, portandocelo via. Quello che rimane sono gli oggetti: lampade, teste, dentiere, superfici dipinte. Tracce materiali di un immaginario che non è mai stato separato dalla vita quotidiana. Guardare la mostra berlinese significa allora entrare non tanto nel mondo simbolico di Lynch, quanto nel suo spazio domestico — un luogo in cui le cose, prima di diventare arte, sono state semplicemente parte della sua vita.

  • David Lynch
  • Pace Gallery, Berlino
  • 29 gennaio – 29 marzo 2026
David Lynch, untitled (Berlin), 1999 © The David Lynch Estate, courtesy Pace Gallery

David Lynch, untitled (Berlin) , 1999 © The David LynchEstate, courtesy PaceGallery

David Lynch, Billy (and His Friends) Did Find Sally in the Tree, 2018 © The David LynchEstate, courtesy PaceGallery

David Lynch, Tree At Night, 2019 © The David LynchEstate, courtesy PaceGallery

David Lynch, Matchstick Lamp C, 2019 © The David LynchEstate, courtesy PaceGallery

Vista della mostra, David Lynch, 29 gennaio–29 marzo 2026, Pace Gallery, Berlino Foto Roman März