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I migliori progetti degli Eu Mies Awards ci dicono come dovremmo fare architettura oggi

I sette progetti ancora in gara per ricevere il premio raccontano un’architettura che non si fonda su espedienti scenografici o nomi rilevanti, ma sul rapporto con l’esistente e la comunità.

Non è un caso che, dei sette progetti selezionati come finalisti degli Eu Mies Awards 2026, quasi tutti siano interventi di riqualificazione o ampliamenti di edifici esistenti. Quel “quasi” basterebbe per intuire che non si tratta di criteri preimpostati o di una linea guida calata dall’alto dal premio catalano, quanto piuttosto di una tendenza – difficilmente contestabile – a riconoscere il valore dei progetti che lavorano sull’esistente.

Inevitabilmente, trattandosi di una delle istituzioni più rilevanti del panorama architettonico europeo, il premio è legato ai temi dell’innovazione e della sostenibilità. Ma nella scelta dei progetti che dovrebbero fare da “reference” per gli architetti del presente e del futuro, particolare peso è dato dall’impatto culturale e civile dell’architettura. È proprio questo rapporto con la comunità e il senso di prossimità – alle persone, ai luoghi, alla loro dimensione materiale e immateriale – a rendere interessante non solo la premiazione finale, che quest’anno si terrà il 16 aprile a Oulu, capitale europea della cultura, ma l’intero processo di selezione: dai 40 progetti della shortlist fino ai sette finalisti.

Atelier Luma and Bc architects & studies with Assemble, Lot 8, Luma Arles - Renovation of Le Magasin Électrique © Schnepp Renou

Quest’anno, tra i cinque finalisti della categoria Architettura e i due della categoria Emergenti, dedicata agli studi esordienti, spiccano tre progetti francesi: un dato che dice molto sulla direzione che il paese sembra voler intraprendere – anche solo guardando Parigi, che quest’anno ci ha regalato la nuova sede della Fondation Cartier pour l’Art Contemporain in un palazzo haussmaniano ristrutturato e l’annuncio della riqualificazione della Tour Montparnasse, la torre più detestata dai francesi.

Tra i possibili vincitori c’è il Magasin Électrique di Arles, trasformato da deposito ferroviario del XIX secolo a laboratorio di ricerca. Luma Arles va oltre la semplice riconversione funzionale e diventa un vero laboratorio di sperimentazione sui materiali e sulle risorse locali, facendo del cantiere stesso un manifesto di un approccio bioregionale e collaborativo.

onze04, Josephine Baker - Marie-Jose Perec Sports and Cultural Centre © Juan Cardona

Un tentativo simile di riuso guida anche l’intervento di Terrassa, in Spagna, dove la riabilitazione del complesso Vapor Cortès – Prodis 1923 trasforma ex capannoni industriali in un centro inclusivo per attività sociali e lavorative. Qui l’architettura introduce nuovi sistemi costruttivi in legno, luce naturale e soluzioni passive, mantenendo però la memoria del luogo e restituendo alla città un passaggio pubblico che diventa una vera e propria strada interna.

Questa tensione alla riattivazione del contesto emerge anche in Belgio, con il progetto per il Palais des Expositions di Charleroi che interpreta un edificio degli anni Cinquanta come un organismo aperto: l’ex centro congressi si libera delle barriere interne, si connette a un sistema di parchi e si trasforma da volume chiuso in infrastruttura pubblica permeabile. 

AgwA and architecten jan de vylder inge vinck, Palais des Expositions in Charleroi © Filip Dujardin

E poi c’è il progetto comunitario per eccellenza, un centro sportivo e culturale in Bretagna, dove una copertura tessile leggera crea una hall luminosa aperta all’esterno, ma integrando impianti già esistenti e rafforzando così l’identità urbana e sociale del sito. Restando sul tema della copertura, tra i finalisti figura anche il mercato di Gruž a Dubrovnik: qui una “semplice” pensilina modulare ripensa uno spazio di socialità quotidiana, offrendo protezione climatica e, allo stesso tempo, una nuova riconoscibilità al luogo.

Questi progetti, assieme al centro culturale Le Foirail e gli spazi temporanei per il Slovenian National Theatre Drama della sezione Emergenti, raccontano un’idea di architettura meno ossessionata dall’icona e più attenta alla responsabilità, per rispettare quel valore civico che all’architettura è richiesto da sempre. 

Arp / Peračić-Veljačić, Gruž Market in Dubrovnik © Dragan Novaković-Pixel

Se i premi servono a indicare una direzione per la progettazione contemporanea, quella che emerge dai finalisti degli Eu Mies Awards 2026 è una tendenza chiara: stare dentro ciò che già esiste, fisicamente e socialmente, e trasformarlo senza “alzare la voce”. Un’architettura che trova nel riuso, nella cura e nella dimensione pubblica un campo di sperimentazione, e il modo più intelligente di progettare il futuro. 

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