Decathlon festeggia 50 anni con il gorpcore… ok, ma cos’è il gorpcore?

Un’operazione d’archivio anticipa il cinquantesimo anniversario del brand e lo inserisce in uno dei linguaggi estetici più forti degli ultimi anni: l’outdoor tecnico diventato stile urbano.

Vertigo 76 by Decathlon

Courtesy Decathlon

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Nel momento in cui l’abbigliamento tecnico smette di essere un linguaggio specialistico e diventa un codice condiviso, anche i grandi marchi generalisti dell’outdoor sono chiamati a ridefinire il proprio posizionamento. Con Vertigo 76, Decathlon interviene in questo spazio ibrido attraverso un’operazione d’archivio che guarda al proprio passato come strumento progettuale capace di dialogare con l’uso contemporaneo. L’azienda francese intercetta così uno dei territori più battuti, e allo stesso tempo più ambigui, della moda contemporanea: il gorpcore, ovvero la trasformazione dell’abbigliamento tecnico da montagna in stile urbano quotidiano.

La collezione, presentata a fine gennaio in edizione limitata, prende come riferimento il 1976 (anno fondativo per il marchio) e si inserisce nel percorso che porterà al cinquantesimo anniversario di Decathlon nel 2026. Oltre ad essere una celebrazione, Vertigo 76 funziona come un test: verificare quanto i codici del guardaroba da montagna possano reggere lo slittamento verso un contesto urbano ormai abituato a indossare la tecnica come forma.

Capi pensati per la montagna, dunque, ma ormai perfettamente integrati nella vita urbana.

Vertigo 76 scende dalle vette e prende forma attraverso 15 pezzi unisex che rielaborano l’abbigliamento tecnico da montagna per un utilizzo quotidiano, urbano, stratificabile. Giacche a vento e pile, pantaloni cargo, maglieria tecnica, calze, calzature e accessori come il marsupio modulare, pensato per trasformarsi in zaino, costruiscono un guardaroba che mantiene una funzione dichiarata ma si sposta consapevolmente di scenario. I capi sono concepiti per l’outdoor, ma è evidente come la città sia diventata il loro principale banco di prova.


Il lavoro sui materiali e sulle finiture è accompagnato da una precisa scelta cromatica: viola, marroni profondi, bordeaux e lilla, bilanciati da tocchi di crema e terra di Siena. Una palette che prende le distanze dal minimalismo tecnico più estremo e recupera un’idea di colore legata tanto alla visibilità in natura quanto alla riconoscibilità estetica nello spazio urbano. Anche i riferimenti d’archivio vengono filtrati con cautela: il motivo tartan, presente nella giacca a vento, è rielaborato graficamente, mentre il badge triangolare (simbolo di Decathlon negli anni Novanta) ritorna in una versione aggiornata, accompagnato dallo storico slogan AFLF (À Fond La Forme).

Come spiega la designer tessile Kynza Ahmed, il punto di partenza è stato un lavoro selettivo con l’obiettivo di individuare i capi più rappresentativi del DNA del marchio e reinterpretarli. Vertigo 76 si muove così in un equilibrio fatto di nostalgia controllata, tra memoria e presente, cercando una coerenza formale più che un effetto revival.

L’operazione si inserisce in un contesto più ampio. Il gorpcore, termine coniato nel 2017 dalla rivista The Cut a partire dall’acronimo Gorp (“Good Ol’ Raisins and Peanuts”, lo snack energetico degli escursionisti), descrive la migrazione dell’abbigliamento tecnico verso l’uso quotidiano. Gore-Tex, layering e scarpe da trekking diventano elementi di uno stile che fonde performance e comfort, senso di appartenenza e protezione, spesso più per dichiarazione estetica che per reale necessità ambientale.

In questo scenario alcuni marchi outdoor sono diventati veri e propri oggetti di culto. Arc’teryx, con i suoi accessori iconici come il Bird Head Toque, ha visto prodotti pensati per lo sci esaurirsi rapidamente e riemergere sotto forma di simboli culturali, al punto da generare una proliferazione di contenuti ironici e tutorial fai-da-te sui social su come ricreare l’iconico fossile stilizzato sul berretto. The North Face, presenza ormai strutturale nel mercato, ha recentemente presentato la Summit Series Advanced Mountain Kit Black Edition, un’operazione che non modifica la tecnica né semplifica la funzione, ma agisce esclusivamente sul colore: tutto nero. 

Anche in questo Miuccia Prada era intervenuta con largo anticipo già alla fine degli anni Novanta, andando a giustapporre tacchetti con “bubble sole” e reti traspiranti agli scarponcini marroni e fluo presentati nella collezione AW1999 di Miu Miu, insieme a marsupi che facevano intravedere la normalizzazione dell’estetica tecnica.

La città è diventata il loro principale banco di prova.

In questo quadro Vertigo 76 si distingue per il posizionamento: più che un’ibridazione fashion risulta come un’operazione accessibile piena di simbolismo. I prezzi oscillano tra i 15 e gli 80 euro ed è distribuita online e in negozio in sei paesi europei (Francia, Spagna, Italia, Belgio, Germania e Regno Unito). 

Vertigo 76 by Decathlon

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Decathlon non cerca di “nobilitare” il gorpcore, ma di rivendicarne una genealogia interna, riportando l’attenzione su una cultura dell’attrezzatura che precede la sua estetizzazione. Recuperare forme, segni e soluzioni tecniche del passato permette a Decathlon di interrogare la funzione originaria dei capi e di misurarne la trasformazione d’uso, accettando il cambiamento di contesto come parte del progetto.

Capi pensati per la montagna, dunque, ma ormai perfettamente integrati nella vita urbana. Non è escluso quindi che, come accaduto alle Salomon, anche questi oggetti finiscano per abitare stabilmente il pavé cittadino, allontanandosi sempre più dai luoghi per cui erano stati originariamente progettati. 

Tutte le immagini: Courtesy Decathlon

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