Una delle architetture utopiche più belle del Brasile apre per la prima volta al pubblico dopo più di 40 anni

Per la prima volta dalla sua costruzione sarà possibile visitare Casa Bola, la casa sferica progettata negli anni Settanta da Eduardo Longo a San Paolo, riaperta al pubblico con una mostra che mette in dialogo arte contemporanea, design e architettura. 

Nel 1974 Eduardo Longo ha poco più di trent’anni e si è appena laureato alla Universidade Presbiteriana Mackenzie di San Paolo. Intorno a lui il mondo dell’architettura e la città sono in fermento: i maestri del modernismo paulista come Oscar Niemeyer e Lina Bo Bardi stanno lasciando spazio a una nuova generazione di architetti profondamente influenzati dalla cultura pop, dalla fantascienza e dalle utopie tecnologiche degli anni Sessanta. 

E mentre in Europa e in Giappone si fanno esperimenti radicali su nuovi sistemi abitativi, dalle ricerche degli Archizoom a Firenze fino alle capsule modulari della Nakagin Capsule Tower a Tokyo, Longo immagina una nuova umanità che abita sfere prefabbricate invece che case tradizionali, che si appoggia a pareti curve invece che ad angoli e che vive sospesa sulla città. 

Eduardo Longo, Casa Bola, 1974–1979, Itaim Bibi, São Paulo. Foto Ruy Teixeira

La scelta della forma non è soltanto estetica: per l’architetto la sfera è il volume più efficiente dal punto di vista strutturale, quello che permette di racchiudere il massimo spazio con la minima quantità di materiale. Nella sua visione queste unità avrebbero potuto diventare moduli abitativi leggeri e replicabili.  

Per l’architetto la sfera è il volume più efficiente: quello che racchiude il massimo spazio con la minima quantità di materiale.

Quello che rimane oggi di questa avventura nell’utopia è un prototipo costruito nel quartiere Itaim Bibi di San Paolo. Casa Bola, realizzata tra il 1974 e il 1979, è una sfera di circa otto metri di diametro costruita con ferrocemento modellato su una struttura di tubi d’acciaio. Il guscio continuo integra pareti, arredi, luci e persino gli elementi sanitari, trasformando l’interno in una sorta di organismo architettonico unico. Nonostante la forma radicale, la casa è stata realmente abitata: Longo vi ha vissuto per decenni con la sua famiglia, trasformando quello che era nato come prototipo sperimentale in una vera abitazione quotidiana.

Vista della mostra Aberto5, a cura di Filipe Assis, Claudia Moreira Salles, Kiki Mazzucchelli, 7 marzo – 31 maggio 2026, Casa Bola, Itaim Bibi, São Paulo. Foto Ruy Teixeira

Ed è proprio questo prototipo che Aberto, una piattaforma itinerante che mette in dialogo arte contemporanea e design con la storia della casa, ha aperto al pubblico dopo più di quarant’anni con una mostra collettiva in cui gli artisti occupano davvero ogni angolo della casa immaginata da Eduardo Longo. 

Le opere si distribuiscono infatti in tutti gli spazi dell’edificio: all’interno della sfera, organizzata su tre livelli collegati da una scala centrale ma anche negli spazi progettati da Longo sotto la struttura sospesa. Qui trovano posto installazioni, sculture e materiali d’archivio interamente dedicati al progetto dell’architetto.  

La mostra Aberto5, curata da Filipe Assis insieme a Claudia Moreira Salles e Kiki Mazzucchelli, riunisce più di sessanta opere di circa cinquanta artisti brasiliani e internazionali, con la maggior parte dei lavori commissionati appositamente per l’occasione e pensati per dialogare direttamente con le geometrie e l’immaginario futurista della casa di Longo. 

Vista della mostra Aberto5, a cura di Filipe Assis, Claudia Moreira Salles, Kiki Mazzucchelli, 7 marzo – 31 maggio 2026, Casa Bola, Itaim Bibi, São Paulo. Foto Ruy Teixeira

Il format di Aberto, arrivato ormai alla sua quinta edizione, è semplice: prendere case iconiche dell’architettura modernista e aprirle temporaneamente al pubblico trasformandole in piattaforme espositive. In passato è successo con una residenza progettata da Oscar Niemeyer a San Paolo, con una casa di João Batista Vilanova Artigas e, nel 2025, con la Maison La Roche progettata da Le Corbusier e Pierre Jeanneret a Parigi.

Per molti anni, prima della sua riscoperta, Casa Bola è rimasta una curiosità conosciuta soprattutto dagli studenti di architettura della città. Intorno al 2010 la casa torna a circolare nelle riviste e sui social insieme al rinnovato interesse per il modernismo brasiliano. 

Quella di Aberto però è la prima vera apertura pubblica di Casa Bola dopo decenni di vita privata: un’occasione rara per entrare in una delle architetture più visionarie della città e, allo stesso tempo, per immaginare – almeno per un momento – come sarebbe potuto apparire il futuro dell’abitare secondo Eduardo Longo.

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