Nell’Unité d’Habitation di Le Corbusier è in vendita un appartamento nel suo stato originale

Nell’Unité c’è un duplex ancora vicino allo stato originario: cucina di Charlotte Perriand, colori tipici e doppie altezze aperte sul paesaggio. Potrebbero servire dei lavori, ma l'occasione di abitare il Moderno è rara.

L’abbiamo capito in questi anni: a dispetto dell’opinione comune, non è poi difficilissimo “andare ad abitare in un Le Corbusier”. In particolare, una certa frequenza di rotazione degli inquilini sembra caratterizzare il periodo recente dell’Unité d’Habitation di Marsiglia, quella Cité Radieuse capolavoro del Le Corbusierbrutalista”: due duplex andavano sul mercato nel 2025, e poi a inizio 2026 altri due, riuniti in un loft dalle estetiche grezze e minimali.

Un altro appartamento si unisce a questo flusso, una vendita curata dall’agenzia parigina Architecture de Collection, ma questa volta c’è una particolarità: ci sono dei lavori da fare. Ma lì dove il mercato mainstream potrebbe vedere necessità di ripristino, è facile riconoscere che c’è ancora una condizione di originalità in questa abitazione, almeno nei principi e nel paesaggio visuale che sono capaci di generare. Si potrebbe riconoscere quel valore di manifesto allo stato puro che percorre l’Unité, tra pietre miliari del progetto moderno firmate da Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand.

Le Corbusier architect, Type E duplex, Cité Radieuse, Marsiglia, 1952 © Photos Mathilde Lebreuil, FLC - ADAGP 2026

Siamo in un duplex di tipo “E”. Tutta l’Unité è organizzata per blocchi sovrapposti di tre piani, con un corridoio nel centro, abbracciato sopra, sotto e ai lati da coppie di duplex con sezione a L che si combinano in un incastro. Nei duplex “E” si entra dall’alto, subito a lato della porta c’è una cucina, e si attraversa una compatta piattaforma living che arriva ad affacciarsi come una galleria sopra lo spazio a doppia altezza in facciata, esteso quasi senza soluzione di continuità nel paesaggio marsigliese da una luminosa loggia. Nel livello inferiore, due piccole stanze anche loro con accesso alla loggia sul lato opposto, e i bagni, con una cabina doccia detta “bateau”.

Non la solita Unité d’Habitation reinterpretata: qui si entra ancora nel paesaggio mentale e domestico del progetto moderno.

È già la cucina a raccontare senza intermediazioni l’istanza radicalmente sperimentale di queste abitazioni: è un concept di arredo che Charlotte Perriand sviluppa in diretta continuità con la zona pranzo-soggiorno; qualcosa di comune oggi, ma dirompente allora, perché non prende solo in considerazione necessità funzionali, ergonomiche, come aveva fatto la cucina di Francoforte sul finire degli anni ’20. Le cucine dell’Unité vogliono mantenere il contatto tra chi è a tavola e chi prepara i pasti, senza relegarlo in uno spazio chiuso, di servizio, e rendendolo parte della convivialità. Ricordiamoci che, all’epoca, si tratta ancora principalmente di donne, e Perriand non essendo una legislatrice o un’educatrice ma una designer lavora nel suo campo d’azione, cioè lo spazio architettonico, per dare forma a un’istanza politica: d’altronde lei ha sempre lottato in primis per le innovazioni sociali, come ha raccontato recentemente a Domus la figlia Pernette.

Le Corbusier architect, Type E duplex, Cité Radieuse, Marsiglia, 1952 © Photos Mathilde Lebreuil, FLC - ADAGP 2026

Poi, i mobili. Gli arredi fissi del duplex raccontano di quel concetto che aveva riempito gli spazi a firma Jeanneret-Perriand fin dall’inizio, i cosiddetti “casiers standard”. Sono parte dei volumi e dei vuoti di un interno che funziona esattamente come le architetture, come quel famoso “gioco libero dei volumi nella luce” tanto celebrato e denigrato nei decenni. Più in concreto, e in primo luogo, in questa casa il mobile sostiene e contiene, e basta. È, come l’aveva definito Renato De Fusco, “un arto”, un’estensione funzionale del corpo umano.

L’occasione stavolta è quindi quella di poter andare a vivere dentro il vero cuore di un esperimento, nel momento in cui passa dalla teoria alla pratica: quasi unico in tutto il panorama delle architetture famose da abitare, ma quasi unico persino in quello della stessa Cité Radieuse. In breve, non la solita rivisitata Unité d’Habitation.

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