Il 10 gennaio 2026 è stata posata la prima pietra del Bishoftu International Airport, il nuovo aeroporto voluto da Ethiopian Airlines Group e progettato da Zaha Hadid Architects a Bishofu, a circa 40 km a sud della capitale Addis Abeba. Il mastodontico complesso si appresta a diventare il più grande aeroporto del continente africano e un nodo strategico nel crocevia tra Africa, Asia e Medio Oriente: come osserva Cristiano Ceccato di Sabata, Direttore del settore Aviazione di Zaha Hadid Architects, "l’aeroporto internazionale di Bishoftu è un progetto visionario per l'Etiopia e l'Africa nel suo complesso. Gli aeroporti uniscono le persone e colmano le distanze nazionali. ZHA è onorata di partecipare al suo sviluppo, collegando ogni regione del continente come porta d'accesso globale per l'Africa". L’opera, che si prevede avrà una prima apertura nel 2030, sarà costruita per steps successivi: la prima fase prevede la realizzazione di due piste indipendenti e un terminal di 660.000 mq che servirà 60 milioni di passeggeri all'anno, per poi arrivare nelle fasi successive a 110 milioni di passeggeri all'anno con quattro piste. L’aeroporto sarà collegato al centro di Addis Abeba e all'attuale aeroporto di Bole tramite un collegamento ferroviario ad alta velocità, fungendo da pietra miliare di una nuova rete di trasporto regionale.
Zaha Hadid Architects ha disegnato il più grande aeroporto d’Africa
In Etiopia, è partito il cantiere del più grande progetto di infrastruttura aeroportuale nella storia del continente: lo ha progettato Zha tra virtuosismo ingegneristico e sensibilità per le persone e l’ambiente.
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- Chiara Testoni
- 15 gennaio 2026
- Bishoftu, Addis Ababa, Ethiopia
- Zaha Hadid Architects
- infrastructure
- ongoing
Secondo l’approccio consolidato dello studio londinese, l’opera è un manifesto di virtuosismo ingegneristico e tecnologico per offrire servizi ad altissima efficienza ma senza rinunciare ad una particolare attenzione alle persone e all’ambiente. L’impianto planivolumetrico è sorprendentemente semplice in considerazione della complessità dell’intervento. Ispirandosi alla Rift Valley che attraversa il Paese nei pressi di Bishoftu, un'unica spina dorsale centrale collega le strutture del terminal e le piste di volo, riducendo le distanze di trasferimento e garantendo ai passeggeri percorsi chiari e diretti. Per accogliere le esigenze dei passeggeri in transito verso altre direzioni senza lasciare l’aeroporto, il progetto contempla una pluralità di programmi funzionali, tra cui servizi ricettivi e di intrattenimento (un hotel con 350 camere e un'ampia varietà di ristoranti), giardini e spazi verdi.
Situato nel clima temperato subtropicale degli altopiani della regione di Oromia, la struttura adotta strategie di progettazione passiva e tecnologie avanzate per ridurre l’impronta ecologica, candidandosi ad ottenere la certificazione LEED Gold: dai materiali prodotti o riciclati in loco e tecniche di fabbricazione e assemblaggio modulari per garantire flessibilità ed efficienza economica, all’uso di fonti energetiche rinnovabili; dallo studio dei flussi di ventilazione incrociata e dei sistemi di ombreggiamento per favorire un naturale benessere micro-climatico, alla raccolta e riutilizzo delle acque piovane, alla piantumazione di essenze per favorire la biodiversità.
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